
di Fabrizio Paladini
Una parola è poca e due son troppe per Armin Zöggeler. Lui, scommettete qualsiasi cifra, non lo vedrete mai sulla copertina di un rotocalco, a un reality in tv, in una fotografia rubata abbracciato a qualche velina, non saprete mai come fa l’amore o per chi vota.
Lo vedrete invece solo sul podio di qualche grande competizione di slittino con una medaglia al collo come pochi giorni fa, il 30 gennaio, quando ha vinto la sua nona Coppa del mondo, mentre si commuove ascoltando l’inno di Mameli e osservando la sua bandiera che sale più in alto di tutte.
Zöggeler è nato a Merano 35 anni fa e vive a Foiana, in provincia di Bolzano. Ha appena ribadito di essere il più forte del mondo nel suo sport, lo slittino singolo: due medaglie d’oro, una d’argento e una di bronzo in quattro Olimpiadi, cinque titoli mondiali, due europei e ora nove Coppe del mondo. Potrebbe tirarsela, ma non è il tipo. È l’atleta su cui l’Italia punta di più alle prossime olimpiadi di Vancouver e il 14 febbraio potrebbe regalare l’ennesima gioia.
Perché lo slittino?
Casa mia è in montagna e c’è sempre tanta neve. Da piccolo era l’unico mezzo per andare a scuola. È stato il primo divertimento. Poi è diventato una professione bella e faticosa.
Le piace faticare?
C’è tanto lavoro: quattro, cinque ore tutti i giorni, in palestra, in pista, in bici in montagna. La sera torni a casa e senti il muscolo affaticato e questo è bello.
La concentrazione?
È importante avere buoni nervi e una certa calma. Alla partenza devi esplodere e quello è molto difficile. Devi essere sciolto, molto morbido sulla slitta, devi sentire ogni piccola imperfezione del circuito e non stare lì come una tavola.
Lei parla con la slitta?
È la mia migliore amica, stiamo sempre insieme. Io so cosa voglio da lei e lei sa quello che mi può dare.
Che effetto le fa la velocità?
Il limite è 153 km l’ora. stabilito sulla pista di Vancouver. La velocità mi piace ma se fai errori difficilmente ti vengono perdonati.
Ha mai paura?
Paura è una parola sbagliata. Se hai paura cambia sport. Io dico rispetto. Se hai rispetto stai anche attento.
Con tutto quello che ha vinto, si considera il più bravo?
Può essere che lo sia, ma non mi ci sento. Mi fa piacere che lo dicano gli altri.
Una volta un giornalista le chiese: «Si sente un eroe?». Lei si fece tradurre la parola eroe e non capiva…
Mi fa piacere che la gente mi conosca, ma eroe non esiste. Sono uno normalissimo, a Foiana mi conoscono da piccolo. Per loro sono Armin. Se entro in un bar non mi chiedono della medaglia o della gara, parliamo dei problemi del paese, delle bestie, degli amici.
Futuro sportivo?
Vado a Vancouver per vincere. Salgo sul podio da quattro Olimpiadi e vorrei la quinta medaglia.
Finito di gareggiare cosa vorrebbe fare?
Mi piacerebbe mettere la mia esperienza al servizio dei bambini che iniziano ad andare sullo slittino.
- Uno sportivo che vince
- Zöggeler e lo slittino
- Sullo slittino
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- Uno sportivo che vince
- Su un mito italiano, la Ferrari
- In divisa
Come è stata la sua infanzia?
Animali, campagna, vita da contadino. Un bel tempo, silenzio, pace, profumi. Ho lavorato tanto, nei boschi, ho raccolto la legna, accudito gli animali.
Cosa le hanno insegnato i suoi genitori?
A essere serio, onesto, pulito e con i piedi per terra.
Monica, sua moglie, quando l’ha conosciuta?
Dieci anni fa. È stata la prima storia importante. Dopo due anni è nata Nina e dopo altri due Thomas. Ci siamo sposati dopo, io ero sempre fuori.
Alto Adige: si sente sudtirolese?
Siamo nati qui e ci piace questo posto, però sono e mi sento italiano.
E i separatisti?
Ce lo chiedono sempre e non mi piace entrare in polemica. Le dico però che quando vedo il tricolore e la bandiera che sventola sono contento e mi sento ripagato dei sacrifici che ho fatto.
Piaceri: cibo?
Molto. Mangio prodotti tirolesi e pasta.
Alcol?
Quando fai sport devi limitarlo molto. Però un bel bicchiere a pasto mi piace. Meglio un po’ di birra.
Droghe?
Non so proprio cosa siano, non ho mai fumato nemmeno una sigaretta.
Sesso?
È un piacere della vita.
Esiste il sesso senza amore?
Non ho mai fatto sesso con una donna che non amavo.
Lo slittinista è un po’ matto?
È una passione forte. Si guadagna poco e si rischia molto e allora bisogna veramente amare questo sport.
Dicono che ha una passione per le Ferrari, vero?
Mi piacerebbe molto guidarne una di Formula 1. Luca di Montezemolo mi ha invitato sia a Maranello che a Imola, ho corso tutto il pomeriggio con la 430.
Ballare?
No, sono un pezzo di legno. A 15 anni sono pure andato in discoteca qualche volta ma non era cosa per me.
Mai fatto una follia?
Non mi viene in mente. Forse qualche cosa con i motorini quando ero a scuola, ma niente di preoccupante.
Quando ha vinto la medaglia d’oro a Torino 2006, ha voluto rendere omaggio alla tomba di Gianni Agnelli, perché?
L’Avvocato ha fatto avere a Torino le olimpiadi e in punto di morte ha espresso un desiderio: «Mi piacerebbe che il primo italiano che vincesse una medaglia mi venisse a trovare nella tomba di famiglia». L’ho fatto volentieri.
A lei non piace la popolarità?
Mi fa piacere, ma non mi va di dire più di due parole. Quando sto a casa voglio stare da solo. Leggo i giornali, seguo i telegiornali, mi informo.
Cosa le interessa?
La situazione economica, la crisi, come è potuto succedere, le banche, i fondi.
Lei ha perso soldi?
Avevo investito qualcosa e mi è andata molto male.
La tv come strumento di popolarità la convince?
Il nostro è uno sport poco conosciuto. Se la tv parla di noi, esistiamo, se no non esistiamo. Quindi è importante che si segua lo slittino, cosa piuttosto rara.
Ma un reality lo farebbe?
Nooo, proprio non mi interessa. In Austria mi hanno chiesto di ballare, di andare su un’isola ma non sono fatto per queste cose.
I superguadagni dei calciatori?
Secondo me non è reale. Si allenano poco e guadagnano troppo.
Lei guadagna bene?
Sono un carabiniere e la paga è quella. Poi con i risultati sono arrivati gli sponsor. Non mi manca nulla ma non sarò mai ricco e quando finirò con lo slittino dovrò lavorare ancora. E comunque sono sotto i 100 mila euro lordi l’anno.
Da bambino era povero?
Molto povero.
Cosa desiderava?
Un motorino, un videogioco. Però era impensabile. I miei genitori lavoravano tanto e non potevano comprare queste cose.
C’è doping nello slittino?
È uno sport molto pulito perché in pista devi solo correre con la slitta e la slitta non la puoi dopare.
- Martedì 9 Febbraio 2010









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