
di Raffaele Panizza
Alla fine ha trionfato il Ciaspola Pride. La notizia arriva da Sankt Moritz, barometro delle tendenze d’alta quota insieme a Campiglio, Cortina e alla savoiarda Courchevel. Il popolo dei disobbedienti delle nevi ha spodestato dalle vette slalomisti e snowboarder. Incredibile.
«Il cambiamento era in atto da tempo e quest’anno si è consolidato» fanno sapere dall’azienda di promozione turistica della località svizzera. «Soltanto il 40 per cento degli ospiti viene in montagna per sciare. Il resto si dedica ad altre attività». E basta fare un giro fra i siti delle stazioni più famose per capire che l’aria è cambiata: fioccano le offerte per slittinisti, ciaspolisti e passeggiatori.
Gli stessi segnali arrivano dall’Alto Adige e dal Trentino. «Ormai gli skipass settimanali sono rari» spiega Uta Radakovich di Alto Adige Marketing «si preferisce sottoscrivere quelli a scalare, che permettono di sciare tre giorni a scelta e dedicarsi ad altro nel resto della vacanza». Una rivoluzione che rilancia località un tempo dimenticate che ora si vantano di non avere sciatori in mezzo ai piedi.
Come la Valle Isarco, terra di Reinhold Messner, che sui dépliant sottolinea con orgoglio di possedere «soltanto due piste da sci» puntando su abbinate eterodosse di «escursioni con racchette, bevute di vin brûlé, feste in baita e discese notturne con gli slittini da fieno».
Complice la congiuntura economica (un’escursione guidata, compresa di noleggio di ciaspole e bastoncini, costa circa 15 euro), e l’interesse per tutto ciò che è «slow», i sentieri di montagna sono invasi da una gigantesca ciaspola parade. «Ormai» nota Sauro Scagliarini, PR per numerose località del Trentino e della Valle d’Aosta, «non c’è albergo che possa esimersi dall’organizzare escursioni o che non tenga svariate paia di ciaspole da prestare agli ospiti».
Anche Matteo Marzotto, appassionato di sport ad alto impegno cardiovascolare, nelle sua casa di Cortina ha una scorta destinata agli amici. «Per gli ospiti che non se la sentono di dedicarsi allo sci di fondo le “ciaspe” sono la soluzione ideale» racconta il giovane manager, che condivide la passione con l’amico Paolo Barilla. «La mia escursione preferita è quella al Posporcora, sopra le Tofane, a 1.800 metri. Impiego un’ora a salire e 40 minuti a scendere. In neve fresca è un bel massacro».
Ciaspole professionali le sue. Con ramponi e grip lungo tutto il perimetro (il modello di punta, le Msr lightning ascent predilette dalle guide alpine, costa 300 euro). Ma, salvo eccezioni, il popolo ciaspolaro è un’umanità allergica a sfacchinate e levatacce. E subito gli hotel si sono adeguati, prolungando l’ora della colazione fino a mezzogiorno (come il Felmhüllerhof di Campo Tures e il Biohotel Hermitage di Madonna di Campiglio).
- Le foto dei ciaspolatori su Flickr
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- Le foto dei ciaspolatori su Flickr
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- Le foto dei ciaspolatori su Flickr
- Le foto dei ciaspolatori su Flickr
Si cercano il silenzio, il contatto con la natura e la soddisfazione di non aver sprecato kilowatt per gli impianti di risalita. Persino la tonicità cardiaca appare una questione di secondo piano, vista la propensione dei ciaspolisti a recuperare le calorie bruciate con pantagrueliche cene in baita. Non è un caso che le escursioni «racchette e forchette», e le ancor più emblematiche «ciaspolente», stiano andando alla grande, dalle Alpi Marittime alle Dolomiti orientali.
Ultima grande mania: le passeggiate in notturna. Ha cominciato la Val di Non, che le organizza tutti i sabati sera. Poi è arrivato il Friuli con le ciaspolate al chiaro di luna nei borghi della Carnia, abbinate a pernottamenti nelle case messe a disposizione dagli abitanti dei villaggi. A Santa Caterina Valfurva, ogni giovedì notte l’escursione è guidata da Marco Confortola. «Di notte vedi un mondo nascosto» spiega l’alpinista sopravvissuto due anni fa a una terribile avventura sul K2: «Le impronte delle volpi che escono per cacciare, il riflesso della luna sul manto nevoso. Spesso faccio fermare gli escursionisti in mezzo al bosco e chiedo loro di spegnere le torce per godersi l’assoluta mancanza di rumori».
È la «silence therapy», l’ultimo amo che la sapiente gente di montagna ha gettato allo stressato popolo cittadino. Ed è proprio di notte che nasce l’unione fra le racchette da neve e l’altro grande ritorno dell’inverno 2010: lo slittino di legno.
Ecco il programma cult, offerto da tutti gli hotel più organizzati: salita in «ciaspa» fino ai punti di ristoro, grande abbuffata, giro di grappe e poi discesa in notturna con gli slittini.
Grande appassionata della formula baita più slitta, e ciaspolista da 7 anni, è Daniela Santanchè: «Per me è un appuntamento immancabile, almeno una volta l’anno. Salgo con mio figlio alla Baita Fraina e dopo cena, con la lucina a led in testa, riscendiamo a valle con lo slittino. Tra code allo skilift e il terrore degli snowboarder, io ormai non scio più».
E a parte Santanchè, che magari non ha certi problemi, allo slittino ha dato una spinta la congiuntura economica: 5 euro il noleggio e 13 euro lo skipass giornaliero speciale per salire in cima e godersi le piste.
Le località che hanno fiutato il trend fanno a gara per pubblicizzare i propri toboga: i 9 chilometri della pista di Stubai, in Austria, con la discesa illuminata anche di notte; i 10 di Tzoumaz, vicino a Verbier. E poi Fiesch, sempre in Svizzera, coi suoi 13 km di discesa in mezzo al bosco. E ancora i 9,6 chilometri della pista più lunga d’Italia, al Monte Cavallo, con il tracciato innevato artificialmente anche in primavera.
E infine ci sono gli indirizzi che girano clandestinamente tra gli slittinisti più accaniti. Come Braies, tra il rifugio Prato Piazza e Ponticello, una discesa di 7 chilometri. C’è chi scende col bob munito di volante. Chi cerca di unire gli slittini per creare una specie di trenino. L’unica cosa certa è che fermarsi in mezzo alla pista è un suicidio. La disciplina è giovane. E nessuno si è ancora preso la briga di organizzare corsi per insegnare ai neofiti come si fa a frenare.
- Lunedì 15 Febbraio 2010









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