
In Italia, come in gran parte del resto d’Europa, per esercitare non è richiesta la specializzazione. E se gli iscritti alla Sicpre sono 1.000, fra i 4 mila che esercitano, avverte la società, ci sono anche molti «cowboy» senza scrupoli, così come vengono chiamati negli Usa i medici che alimentano il far west del settore estetico. «Stiamo per far partire la nostra contropubblicità. Al grido di “Non strafatevi”»: l’appello della Sicpre, attraverso il suo presidente Andrea Grisotti.
Un po’ tardivo: se ancora non si è arrivati ai «botox bar», i chioschetti sulla spiaggia di Los Angeles dove le bagnanti si fanno spianare le rughe, anche in Italia i professionisti seri stanno perdendo il controllo. C’è, sì, il disegno di legge che vieta la chirurgia estetica alle minorenni. Ma tra le maggiorenni l’esercito antirughe diventa sempre più agguerrito. «Per molte è una droga» sintetizza D’Andrea.
Oltre a uno studio dell’associazione inglese Harley medical group, che definisce la dipendenza «sindrome da botulino», lo conferma il collega Stefano Esposito: «Andrebbe somministrato due volte l’anno, ma tante si ripresentano dopo due mesi invocando un “richiamino”».
Vengono rispedite a casa, così come le affette da disformofobia, che vedono imperfezioni anche dove non esistono. Più che al chirurgo dovrebbero rivolgersi allo psicologo: «La dipendenza dalla chirurgia estetica è tipica di chi non ha un’autostima fondata sull’interiorità» spiega Leonardo Milani, direttore dell’Istituto di psicologia del benessere. «Si punta così sull’esteriorità, che da una parte dà riconoscimento e dall’altra un illusorio senso di appartenenza a un gruppo sociale».
Le ragioni di tanta ossessione risiederebbero anche, secondo Giulio Basoccu, docente di chirurgia plastica alla Sapienza, nella fragilità delle relazioni: «In tante si presentano in studio dopo una separazione, per rimettersi in gioco. Frase tipica: ho pensato per tanti anni a mio marito, adesso devo dedicarmi a me stessa».
C’è anche la quarantenne che punta a labbra ipercarnose spiegando che «l’amante di mio marito le ha così». Insieme a tante (Esposito le chiama «le mie Cher», dall’attrice pluririfatta) che una volta provato il bisturi chiedono compulsivamente altri interventi. «Ma la chirurgia estetica non funziona per addizione» puntualizza Basoccu. Spesso però sono proprio gli specialisti a solleticare le pazienti: La Clinique, che si definisce «la maggiore organizzazione di specialisti in chirurgia estetica» (direttore scientifico il chirurgo Nicolò Scuderi), sul suo sito mette in crisi le potenziali pazienti così: «Sei già bella, probabilmente non sei scontenta del tuo aspetto. Ma tutti vogliono migliorare qualcosa, quel seno così poco sviluppato rispetto alle tue amiche…». C’è anche, con la scritta «regalati un sogno», la calcolatrice per l’importo delle rate per pagarsi l’intervento.
A sentire i chirurghi, le colpe del delirio estetico sarebbero soprattutto dei media che pubblicizzano concorsi come Miss chirurgia estetica (l’ultima è Patrizia Bruschi, naso, contorno occhi, zigomi, labbra e seno rifatti) e dedicano al tema trasmissioni come Extreme makeover o Celebrity bisturi, dove andare sotto i ferri sembra una passeggiata.
Adesso però anche la tv corregge la rotta: il 27 aprile su Discovery Real Time parte Diario di un chirurgo, otto puntate dedicate a Roy De Vita, chirurgo estetico nonché primario all’Istituto dei tumori Regina Elena: «Parleremo di mastoplastiche e liposculture, ma non da un punto di vista spettacolare: spiegherò casistiche e rischi».
De Vita, convinto che oggi ci si stenda con troppa facilità sul lettino («Siamo diventati pizzicagnoli ai quali si chiede: “Mi tagli due etti di prosciutto”»), è uno che dopo il primo colloquio rimanda a casa il 60 per cento di pazienti. Ultima della serie una 70enne che si è presentata con la foto di una modella di colore chiedendo lo stesso seno. «Mi chiamo De Vita, non De Nazareth» le ha detto accompagnandola alla porta.
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- Martedì 16 Febbraio 2010









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Commenti
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Il 16 Febbraio 2010 alle 20:28 elena viola ha scritto:
E basta cn questi articoli della sicpre e basoccu! Non esiste la specializzazione in chirurgia estetica e la Sicpre è una società privata che richiede ai membri una quota associativa.
Moltissimi bravi chirurghi (specializzati in America) non hanno nessuna intenzione di pagare quella quota per far parte della sicpre, come, ad esempio, quello a cui mi sono rivolta io che è veramente molto bravo.
Donne non facciamoci imbambolare.
Il 21 Febbraio 2010 alle 19:46 Kataweb.it - Blog - diariotip » Blog Archive » News 16 febbraio 2010. ha scritto:
[...] culture medium enabling the derivation and maintenance of true mouse iPS cells. Rif.: CNN Money Chirurgia estetica: aiuto, arrivano le strarifatte. Rif.: Panorma Brain-controlled cursor doubles as a neural workout. Rif.: Medical News Today Fetal [...]
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