
di Stefania Berbenni
«Mio padre dice sempre: “Preferisco esserne fuori”» scrive Eleonora della I F, liceo di Torino.
Giovanni, stessa età e classe, diversa la città (Bologna), attacca l’intera categoria dei genitori: «Non riesco a sopportare la maggior parte di loro, partendo da quelli apprensivi (fulminateli, per favore) che raccomandano al “pargolo” ventenne di non prendere freddo, fino agli idioti che per far vedere che sono giovani fanno sorpassi da ergastolo; senza contare i cretini, che istruiscono i figli a fregare i soldi alla gente “perché così gli impariamo a vivere”».
Maria Cristina, IV E di un liceo di Bologna, racconta la sua giornata tipo: «Torno a casa e mi chiudo nella mia stanza. Accendo il mio computer, il cellulare, la tv e qualsiasi tecnologia mi possa allontanare da loro».
Loro sono i genitori, e questi sono tre dei molti temi scritti da figli in età fra i 14 e i 17 anni, a diverse latitudini d’Italia (dieci le regioni coinvolte). Comune il titolo di lavoro: “Genitori e figli. Istruzioni per l’uso”.
Il regista Giovanni Veronesi, che con i presidi ha concordato l’operazione, è partito dai componimenti per il suo Genitori & figli: agitare bene prima dell’uso, sugli schermi dal 26 febbraio.
Alcune frasi sono finite dritte dritte nella sceneggiatura, come quella di apertura del film, pronunciata dalla ragazzina figlia della coppia Littizzetto-Orlando: «Nella mia famiglia c’è una calma apparente testimoniata dai falsi sorrisi delle foto che mamma ha posto in bella vista nel salotto, come per dire: “Noi siamo una famiglia felice, se non ci credete guardate le foto”».
Il film, insomma, è destinato a fare parlare. E a rimettere sotto i riflettori il mestiere di genitori, ponendo la domanda spesso ripetuta: cosa è successo in questi ultimi anni nella famiglia italiana?
La cronaca recente è un florilegio di episodi all’apparenza incomprensibili: il ragazzino di Torino che accoltella il padre dopo una lite per la Playstation; il sedicenne corso che stermina la famiglia a colpi di fucile, preso da un raptus perché rimproverato: usciva troppo la sera a detta del padre; i genitori di una famiglia allargata del Trevigiano che supplicano la polizia di arrestare il figlio quindicenne, ingovernabile.
Solo casi isolati? Il recente rapporto Eurispes-Telefono azzurro (novembre 2009) parla di bambini e adolescenti condizionati dalle ansie di genitori iperprotettivi: se ci fosse bisogno di una prova tangibile, quella è il cellulare, il 53 per cento del campione lo possiede, regalo interessato che garantisce la presenza costante nel radar genitoriale. Mentre una ricerca, ancora inedita, dell’Osservatorio sulla famiglia opera una divisione: «Se i coniugi sono separati, i figli spesso si adultizzano, sono loro a dover dare sicurezza ai genitori e ciò è grave e sbagliato. Nelle famiglie unite, invece, il rapporto genitori-figli viene valutato nel 72 per cento dei casi “intenso e costruttivo”» spiega il curatore, Mauro Pecchenino.
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- Mercoledì 17 Febbraio 2010









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