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Ho perso la mia medaglia della Maratona di Roma 2006.
E la medaglia della prima maratona ha una sua (grande e ovvia) importanza.
Lasciamo perdere la stranezza delle dinamiche domestiche per cui insieme ad altre otto medaglie di differenti maratone, ne sparisce una sola, dopo che tutti gli oggetti di quella stanza son finiti in scatoloni che dovevano proteggerli, durante una settimana di lavori. A parte questa stranezza, dicevo, il fatto che sia sparita proprio la medaglia della prima maratona ha certo un impatto simbolico sull’identità di un “amatore”.
Identità accidentali e precarie
Identità sì: è soprattutto di identità (preferibilmente al plurale: a me piace pensare a una versione gentile e solidale di identità in questa età del narcisismo) che, se scavate un pochino, finiamo col parlare noi maratoneti accidentali.
Identità che si formano sì negli allenamenti - ritagliati fra lavoro, affetti, scelte di domeniche mattine dedicate ai 30 km e passa dei “lunghissimi”.
Ma identità che soprattutto ruotano attorno agli appuntamenti con le prove di democrazia di questo sport: le grandi e piccole maratone, alle quali partecipano gli amatori, ma anche i top runner - i migliori al mondo, virtualmente insieme.
Nel 2009 32.129 italiani (3.919 donne), secondo la classifica pubblicata da Correre, hanno completato una maratona ufficiale, in Italia o all’estero. Sport democratico, dunque.
Il 72% dei maratoneti italiani
Ma per noi maratoneti accidentali, si tratta sempre di esperienze al limite, e precarie, in bilico.
Diciamo che infiliamo nella categoria dei maratoneti accidentali:
**tutti quelli che corrono i 42,195 km in tempi superiori alle tre ore e mezza.
Vale a dire, sempre secondo i dati di Correre: più del 72% dei maratoneti italiani. Insomma siamo tanti.
(Murakami Haruki - ha definito se stesso, un maratoneta “mediocre”: lui ha corso anche ultra maratone e, se non ricordo male, ha come miglior tempo sulla maratona 3 ore e 30′; appunto: io mi definisco quindi men che mediocre con il mio 3 ore e 45′ [foto])
Dunque, perdere la medaglia conquistata al debutto in questi cimenti “eroici” ha un risvolto decisamente simbolico. Ricorda la precarietà e la reversibilità di queste esperienze, di questi traguardi tagliati, l’accidentalità della nostra condizione di umani “normali” che mettono alla prova i propri limiti, soggetti a estensioni ma anche a brutte regressioni o arresti.
Negli ultimi due anni non solo non ho migliorato ma non ho neppure eguagliato il mio piccolo personal record sulla maratona, forse devo venire a patti con l’idea che non lo eguaglierò mai più. Forse.
Ma ancora di più: mi ricorda quanto facile sarebbe scivolare fuori dall’universo accidentale dei maratoneti: basta un infortunio, un tendine che si infiamma e infiammato rimane; la cartilagine che non accetta più l’idea di tutto quello stress.
L’accidentalità del maratoneta, dunque. Ora che abbiamo tracciato i nostri confini, saremo più sciolti e brevi nei prossimi appunti.
Soprattutto ricordando che un maratoneta accidentale senza ironia è fra le persone più noiose che altri maratoneti accidentali possano incontrare.
Le fonti - provvisorie - per tracciare i confini (mobili) del maratoneta accidentale:
- Michael W. Austin ( a cura di), Running & Philosphy - a marathon for the mind - Blackwell
- Murakami Haruki, L’arte di correre, Einaudi.
- Richard Rorty, La filosofia dopo la filosofia, Laterza (originale: Contingency, Irony and Solidarity, Cambridge University Press)
- Venerdì 19 Febbraio 2010










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Il 5 Marzo 2010 alle 16:13 Panorama CULT 5 marzo 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Ho perso la medaglia della mia prima maratona [...]
Il 20 Marzo 2010 alle 19:17 Maratoneti over 40 a rischio? No: sono i nostri limiti a difenderci - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] Accidenti, ho pensato, forse siamo in una spirale autodistruttiva e non ce ne rendiamo conto? Forse ci stiamo prendendo troppo sul serio (”prendersi troppo sul serio“, come già ricordato, è fra le caratteristiche che rendono più noioso e difficile da sopportare un maratoneta accidentale). [...]
Il 2 Aprile 2010 alle 12:52 Una maratona da correre a piedi (quasi) nudi? - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] mi pare nello spirito del maratoneta accidentale farsi tentare da questo “ritorno alla natura” mediato solo da una leggera suola di [...]
Il 9 Aprile 2010 alle 19:50 La Maratona di Milano e la solitudine della corsa - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] la partenza in solitudine a questa maratona mi sembra sia un’occasione mancata. Insomma, il maratoneta accidentale fino a che punto è in grado e capace di vivere la corsa in [...]
Il 24 Aprile 2010 alle 15:39 La maratona non perdona. Specialmente presunzione e superficialità - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] Nonostante tutte le dichiarazioni di consapevolezza, il fatto che fosse la decima maratona e l’assoluta conoscenza del vuoto che, anche quando [...]
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