
di Lorenzo Arruga
«È mezzanotte, Dottor Schweitzer» annunciavano allo storico medico e organista, nell’ospedale che aveva fondato in Africa, come a dire che un’altra giornata da benefattore dell’umanità era trascorsa.
La virgola era una pausa lunghissima, e «Dottor Schweitzer» era pronunciato con voce più sommessa, per manifestare rispetto e affetto al vecchio solitario tutto Bach & Virtù, e anche per preparare l’imminente calata del sipario.
Era una pièce di Gilbert Cesbron sul mito del musicista che si mobilitava per gli altri, così più raro del tipo suo reciproco, quello tutto sregolatezza e vanità, potere e fascino, con cui si amava celebrare autori, strumentisti e direttori d’orchestra. Ora molto è cambiato, le immagini sociali hanno acquisito altre proporzioni, e molti direttori d’orchestra hanno cominciato a diventare figure responsabili. Senza arrivare a fondare ospedali per i poveri indigeni neri, si sono scoperti una vena di impegno inaspettato.
E non tanto nei concerti dati per beneficenza, che ci sono sempre stati e dove ahimè talvolta un bel gruzzolo dell’incasso va all’artista che si esibisce, quanto proprio nell’attività ufficiale, nell’attenzione e nel contributo alla buona causa umana.
La novità più clamorosa è quella delle orchestre giovanili. Ragazzi da poco laureati, selezionati in audizioni e concorsi, sono affidati proprio ai direttori eccellenti.
Per esempio, Claudio Abbado da anni fonda e dirige orchestre giovanili in ambito europeo, e oggi la Chamber Orchestra of Europe e la Gustav Mahler Jugendorchester sono punti di riferimento. Daniel Barenboim porta nel mondo la West-Eastern Divan Orchestra, di giovani arabi e israeliani uniti. Gustavo Dudamel, venezuelano non ancora trentenne, accreditatissimo, si è affermato con l’orchestra uscita dal programma educativo con cui il ministro José Antonio Abreu nel 1975 ha immerso nella musica 250 mila ragazzini in grande parte strappati all’inerzia pericolosa dei quartieri più poveri. Riccardo Muti dà pari impegno alla Filarmonica di Vienna e all’Orchestra Luigi Cherubini, ragazzi tutti italiani che compiono un ciclo di tre anni con lui e per cui fra l’altro è stato creato il Festival dell’opera napoletana a Salisburgo.
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- Venerdì 19 Febbraio 2010









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