
La pattinatrice azzurra Carolina Kostner, da Bolzano - Lapresse
Con una battuta troppo facile, si può dire che spetta a lei, Carolina la divina, il compito di rompere il ghiaccio. Quello che separa, per ora, l’Italia dall’oro, a Vancouver 2010.
Lo sapremo domattina alle 5.40, ora (italiana) di inizio della prova di pattinaggio di figura femminile. A meno di impreviste sorprese precedenti nello Slalom Gigante maschile (in corsa Mölgg e Blardone).
Che il bilancio di medaglie azzurre non sarebbe stato lo stesso di Torino 2006 era in fondo prevedibile, ma un’Italia a “zeru tituli” no, per favore: un oro renderebbe il medagliere azzurro sicuramente più nobile. Dopo le delusioni di Zoeggler, Fabris e del fondo, una sorpresa positiva ci vuole.
Sarà dura per la bionda ventitreenne di Bolzano: in Europa ha pochi rivali (e infatti agli europei di Tallin a gennaio ha vinto l’oro) ma a livello mondiale canadesi, statunitensi, giapponesi sono tutte avversarie temibili.
Ma Carolina ha dalla sua un’esperienza importante: a Torino arrivò da favorita, portabandiera azzurra nella cerimonia inaugurale, contesa dagli sponsor e dalle tv. E cadde. Solo nona, alla fine, in classifica.
- La pattinatrice azzurra Carolina Kostner, da Bolzano - Lapresse
- Carolina Kostner, con l’oro conquistato a Tallinn
- Carolina Kostner
- Carolina in versione “Winx”
- La Kostner col fidanzato Alex Schwazer
- Carolina ai campionati italiani
- Una caduta: ai mondiali di Los Angeles, nel 2008
- La grazia di Carolina Kostner sui pattini
Adesso, che non è più la favorita, dice di sentirsi “più matura e serena”. Sicuramente è cresciuta.
Le esperienze in televisione e nei palazzetti dello sport in versione “Winx”, il fidanzamento con il marciatore Alex Schwazer oro a Pechino 2008, alcune delusioni sportive, il cambio di allenatori: alla corte di Frank Carroll e poi della sua collaboratrice Christa Fassi, subentrata a fine 2009 e fondamentale nell’oro di Tallinn.
Insomma, il percorso c’è stato, attraverso cadute, prove di carattere e personalità. Carolina non è la bambina prodigio che si presentò a Torino 2006, ma un’atleta che fa della grazia un’arma e non una debolezza, in uno sport difficilissimo.
Auguri a lei, quindi, con la speranza di cancellare quello “zero” dalla casella degli ori italiani a Vancouver.
- Martedì 23 Febbraio 2010









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