
di Marco Giovannini
«Da oggi accetterò qualsiasi film che Julia Roberts rifiuta. Spargete la voce». Sandra Bullock scherza, ma non troppo. Sia Ricatto d’amore, per cui è stata candidata al Golden globe come attrice comica, sia The blind side (vittoria al Golden globe come attrice drammatica e possibile Oscar) erano prima stati offerti a Julia.
Erano 10 anni che nessun suo film negli Stati Uniti superava i 100 milioni di incasso; complessivamente, invece, Ricatto d’amore e The blind side sono arrivati a 415.
Ma, soprattutto, in quasi 20 anni di carriera non era mai stata candidata all’Oscar. Come mai? «Se lo sapessi l’avrei fatto prima» ride.
Tanto per confermare che è stato veramente l’«anno Bullock» c’è anche un terzo film, All about Steve, che lei ha pure prodotto. Scarsi incassi (33 milioni di dollari), critiche atroci e addirittura una nomination ai Razzies award, il premio per i peggiori film dell’anno.
Occhio al fine settimana del 6 e 7 marzo: potrebbe riuscirle una doppietta storica, Razzie e Oscar. Nessun attore c’è mai riuscito in contemporanea. «Se lo vinco, mi presento alla consegna» promette.
Ha le idee molto chiare l’ex «fidanzatina d’America», che ha confessato a Panorama sogni e segreti di «una diva involontaria», come si autodefinisce.
Perché involontaria?
L’unico poster che avevo sul muro della mia cameretta era Rudolph Nureyev. Non avevo il permesso di andare al cinema, né di vedere la tv. Mia madre, Helga, era una cantante d’opera tedesca e a casa si discuteva di musica, arte e letteratura. Anche i giornali erano selezionati, la bibbia era Newsweek.
E allora? È voluta diventare attrice per farle un dispetto?
È stato un errore fortunato. Ho cominciato col teatro e poi mi ha scoperto il cinema. Da bambina mi lamentavo della durezza di mia madre. Dio, pregavo, perché non la guarisci dalla sua mania di perfezione? Non potrei avere anch’io una mamma normale come tutti? Ma sotto sotto la adoravo. Quando è morta, nel 2000, sono dovuta andare dall’analista. Lei non l’avebbe approvato. Mi aveva allevato convincendomi che tutto dipendeva da me e dalla mia volontà. Invece per la prima volta ho sentito il bisogno di chiedere aiuto. Sia chiaro che la considero una conquista, non una debolezza.
Come spiega il suo anno straordinario?
Merito di due buoni film, non mio. Se proprio vuole, è la conseguenza di quando anni fa ho cercato di diventare un essere umano e non un personaggio.
Può spiegare meglio?
Il successo mi è arrivato all’improvviso con Speed (nel 1994, ndr). E mi hanno offerto una quantità di «rom-com», termine che odio: significa commedie romantiche. Volevo lavorare, non avevo nessun controllo, ed è così che mi vedevano. Per uscirne c’è voluta una crisi personale. Dopo Due settimane per innamorarsi ho deciso di regalarmi sei mesi di riflessione, che sono diventati due anni. È stato come rinascere. Anche perché di fidanzatine d’America se ne trovano ogni nuova stagione, ma attrici no. Ho provato l’emozione dei provini, che non facevo più, dei film corali non puntati su di me: Crash-Contatto fisico e Infamous - Una pessima reputazione mi hanno ridato la gioia di sperimentare.
Che cosa pensa di Hollywood?
Che è meglio starne lontani, per questo mi sono trasferita ad Austin, in Texas, 10 anni fa. Hollywood è un posto che ti fagocita, che ti impedisce di pensare ad altro che non sia il tuo lavoro. Ogni giorno che passa ti fa sentire più vecchia perché è arrivata una ragazza nuova in città.
In «Ricatto d’amore» fa coppia con Ryan Reynolds, il marito di Scarlett Johansson. Lui ha 12 anni meno di lei. È la rivincita delle «tardone»?
Mi spieghi lei perché al cinema è perfettamente normale che un uomo vada con una che potrebbe essere sua figlia, mentre il contrario viene stigmatizzato.
Non per insistere, ma per un’attrice il tempo che passa non è una minaccia?
Le donne sono più felici di quello che i giornali vogliono far credere. La domanda se è meglio avere una bella vita o fare bei film è così antiquata… Meryl Streep, Julianne Moore, Julia Roberts hanno sempre fatto bei film e hanno una bella vita, figli compresi. E non hanno mai avuto paura di accettare ruoli secondari, se il progetto lo meritava. Io non ho mai avuto un periodo tanto attivo e fortunato come questo.
C’è un film che le dispiace di non avere fatto?
Matrix, ma quando me l’hanno offerto non c’era ancora Keanu Reeves. E Million dollar baby, ma era prima che se ne occupasse Clint Eastwood.
Come mai ha preso così bene la candidatura di «All about Steve» ai Razzie?
Quel film per me è come un figlio sfortunato. Ho lottato anni per farlo. Il personaggio della creatrice di cruciverba che va in giro con stivali rossi, comprati in rete per 14,99 dollari, spaventava tutti a morte. Non è normale, dicevano. Ma se il personaggio invece fosse stato un uomo, magari interpretato da Will Ferrell, chiedevo, il giudizio sarebbe cambiato? Certo! Io non posso sentire queste cose. Ho chiamato la mia casa di produzione Fortis perché volevo un nome potente, non da femminuccia. Se dovessi sintetizzare la mia carriera sarebbe la ricerca delle pari opportunità.
- Mercoledì 24 Febbraio 2010









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Il 29 Aprile 2010 alle 12:51 Sandra Bullock farà la mamma single e torna a sorridere - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] averla vista commossa durante la cerimonia di premiazione degli Academy Awards per il suo primo Oscar e aver apprezzato il suo lato spiritoso quando è andata di persona a ritirare il Razzie Awards, si [...]
Il 5 Agosto 2010 alle 11:59 Sandra Bullock: un anno al top, ma che fatica! - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] si è fatta mancare nulla la bella Sandra che dal 2009 ad oggi ha collezionato un Razzie Award, un Premio Oscar e il titolo di attrice più pagata nella classifica di Forbes nel periodo giugno 2009-giugno 2010. [...]
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