

di Emanuele Farneti
Il gioco è questo. Prima sdoganare in città i piumini, capi da montagna per antonomasia, ingombranti e poco fashion: asciugarne le linee, spegnerne i colori troppo accesi. Poi farne addirittura un oggetto d’alta moda femminile, con la linea Gamme Rouge disegnata da Giambattista Valli, e maschile, con Gamme Bleu di Thom Browne.
Infine, proprio quando il vecchio duvet è ormai diventato oggetto di culto metropolitano, ribaltare la prospettiva e riportarlo alle origini: cioè in montagna, con una nuova linea adatta alle temperature più rigide.
Un ritorno a casa per Moncler, marchio nato con gli alpinisti anni 50, epoca di sfide epiche tra uomini e montagna: Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sul Karakorum, i francesi sul Makalu vestivano già il giovane marchio nato a Monastier de Clermont, sotto il monte Eguit.
La storia è dunque cominciata qui, alla periferia di Grenoble, città che per Stendhal è tutt’uno con le Alpi attorno: «All’estremità di ogni via, una montagna».
All’estremità ovest di Manhattan, sul pontile 59, domenica 14 febbraio Moncler ha presentato la linea Grenoble.
Capi tecnici, pensati per funzionare in alta quota oltre che in città, con il sapore da montagna di una volta: pantaloni alla zuava, ghette, gonne alla caviglia.
Allestimento suggestivo: 100 ragazzi immobili su una struttura di quattro piani, esposti al gelo dell’Hudson e provvidenzialmente coperti con i capi della nuova collezione, mentre al riparo del prospiciente Chelsea Golf Club oltre 1.000 invitati si riscaldavano con borracce di vin brûlé, punch e cioccolata calda.
Dopo Parigi per la Gamme Rouge e Milano per la Gamme Bleu, ecco il battesimo della fashion week americana, nel cuore di un mercato strategico per Moncler, che negli Stati Uniti è presente con 75 «doors» e un monomarca ad Aspen (prossima apertura, New York): «Mi piaceva l’idea di questo incrocio di acque, fiume e neve, per presentare Grenoble a una città che vive di sport» spiega Remo Ruffini, patron di Moncler.
Classe ’61, comasco, studi a Boston, Ruffini è uno che ha ben assimilato l’estetica kennediana del simple chic, meglio meno ma meglio, maniche arrotolate su camicie bianche, estati in barche a vela di legno e inverni immancabilmente carichi di neve da cui ripararsi con giacche di lana pesante ereditate dai nonni.
Ruffini è presidente del gruppo Industries, che oltre al marchio dei piumini controlla tra gli altri Marina Yachting e Henry Cotton’s. Guarda caso, tutti marchi con una storia alle spalle, arrivati prima e meglio di altri a capitalizzare il diffuso senso del consumatore per tradizioni e radici.
Ma con tutto il vintage che c’è in giro, signor Ruffini, c’era proprio bisogno di Grenoble? «La differenza è che noi facciamo vintage contemporaneo, non sul prodotto ma sulla storia: non recuperiamo vecchi prodotti, ne lanciamo di nuovissimi, però con una storia».
- Giovedì 25 Febbraio 2010









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