
Gli strumenti di Photoshop attaccati da un gruppo di artisti berlinesi sui poster pubblicitari esposti in metropolitana.
Quando nel 1987 in un seminterrato di Ann Arbor, nel Michigan, i fratelli Thomas e John Knoll crearono Photoshop, che allora si chiamava Display, non pensavano sicuramente che il loro software avrebbe cambiato il modo di creare e percepire le immagini.
Non lo pensavano neppure gli ingegneri della Apple, né le tante aziende della Silicon Valley che rifiutarono il prodotto. E forse tanto successo non se lo aspettava neppure Russell Brown, il direttore creativo della Adobe che nel 1990 ne acquistò la licenza e decise di distribuirlo.
Oggi a vent’anni di distanza Photoshop, con 10 milioni di utenti, è il programma di fotoritocco più venduto al mondo.
Quasi tutte le immagini che vediamo nei giornali, nella pubblicità, nei libri, nel web, al cinema sono passate attraverso questo software. A volte per schiarire un’ombra, rendere uno sguardo più luminoso, un colore più intenso. Altre volte per interventi radicali come far sparire una persona da una foto, aggiungerne un’altra o rendere più magro il corpo di una modella.
«Soprattutto nella pubblicità - dice Barbara Pinnetti, una professionista del fotoritocco - ormai le immagini sono quasi sempre composte da diverse foto assemblate tra loro. E presto, grazie ai programmi 3D, si potrà anche fare a meno della ripresa fotografica tradizionale. Quella che oggi chiamiamo postproduzione diventerà, sempre di più, la vera produzione delle immagini».
Anche i fotografi che lavorano per i giornali raccontano che attori, cantanti e veline varie non si lasciano più fotografare, se non hanno la certezza che le immagini saranno “aggiustate” al computer. Ormai i miracoli che si possono fare con Photoshop li conoscono tutti e tutti vogliono essere belli, espressivi, giovani.
«Photoshop mi irrita perché rende tutti uguali - dice Grazia Neri, fondatrice dell’omonima agenzia - così come mi irrita chi si sottopone a interventi di chirurgia plastica. Ma ben venga l’uso di Photoshop in modo innocuo, creativo. Se un fotografo toglie un brutto sasso da un prato verde non ho niente da dire. Non capisco dov’è l’inganno. Cosa cambia se uno il sasso lo toglie mentre sta fotografando o dopo?».
Gianni Berengo Gardin, il più conosciuto fotografo italiano, attacca invece con violenza il fotoritocco digitale. «Odio l’uso che molti, quasi tutti, fanno di Photoshop. Odio il “taroccamento” e la falsificazione della fotografia. Oggi non sai mai se quello che vedi in una foto è quello che ha visto il fotografo o se è tutto inventato. E questo è molto pericoloso. Soprattutto per l’informazione. Non protesterei se i giornali usassero un marchio, un segno, qualcosa che dica che la foto è stata elaborata».
- Gennaio 2008: sulla copertina della rivista Blender il volto della cantante Britney Spears venne montato sul corpo di una modella. Nella didascalia si svelava il trucco: “Questo e’ un fotomontaggio. Britney non ha posato per la foto. Quello, purtroppo, non e’ il suo corpo”.
- 1864 circa. Il generale Ulysses S. Grant davanti alle sue truppe durante la Guerra Civile Americana. La foto e’ il risultato di un fotomontaggio: la testa e’ stata presa da un’immagine del generale Grant, il cavallo e il corpo sono del generale Alexander M. McCook e lo sfondo e’ una foto dei prigionieri catturati durante la battaglia di Fisher’s Hill.
- 1937. Joseph Goebbels (secondo da destra) venne rimosso da questa foto che lo ritraeva con Adolf Hitler
- Luglio 2008: In questa foto di un test missilistico iraniano, apparsa su molti giornali, il secondo missile a destra venne aggiunto con un fotomontaggio.
- Aprile 2003. La foto scattata in Iraq venne pubblicata sulla copertina del Los Angeles Times. E’ il risultato dell’unione di due diverse foto.
- Settembre 1976. La “Banda dei Quattro” venne rimossa da una foto scattata durante una cerimonia in onore di Mao Tse-Tung a Piazza Tiananmen.
- Febbraio1982: In questo numero del National Geographic la Piramide di Giza venne spostata con un intervento di postproduzione digitale per farla entrare nel formato della copertina. Subito dopo il giornale si scuso’ con i lettori.
- 1930 circa. Stalin era solito far cancellare i suoi nemici dalle foto. In questa immagini un commissario venne rimosso dopo esser caduto in disgrazia.
È vero, le foto costruite andrebbero segnalate, ma il “taroccamento” non lo ha certo introdotto Photoshop. Quando si stampava con l’ingranditore, di falsi se ne facevano eccome.
D’altra parte la scelta di un obiettivo, l’inquadratura che esclude alcuni particolari della scena, il punto di ripresa, non sono elementi che aiutano a descrivere la realtà o, meglio ancora, che permettono al fotografo di raccontare la realtà come lui la percepisce? E le foto in studio, l’uso sapiente delle luci, i filtri sugli obiettivi per ammorbidire le rughe?
Perché tutto questo ci dà la patente da professionisti, ma se usiamo Photoshop diventiamo subito degli ignobili falsari? Non è più utile confrontarsi con quello che l’autore vuole comunicare, indipendentemente dagli strumenti che usa?
Se uno vuole mistificare la realtà può farlo anche senza ricorrere a Photoshop. E di falsi più o meno gravi, è piena la storia della fotografia.
Per vedere i più clamorosi basta visitare Photoshopdisasters o andare nel sito del dipartimento di scienze informatiche del Dartmouth College, che ha sviluppato diverse utility per scoprire i fotomontaggi.
C’è di tutto. Il ritratto di Abraham Lincoln con il corpo di un altro, la copertina del National Geographic con le Piramidi avvicinate, la sigaretta cancellata dalle mani di Paul McCartney sulla copertina dell’album Abbey Road, la lacrima aggiunta sulla faccia di Ronald Reagan, la pancia ritoccata di Sarkozy.
I “falsi” consentiti da Photoshop sono diventati anche oggetto di un’azione di adbusting. Un gruppo di artisti berlinesi del FTcrew hanno attaccato sui poster pubblicitari di Britney Spears, Leona Lewis e Christina Aguilera elementi dell’interfaccia di Photoshop per sensibilizzare i passanti sui falsi miti che un fotoritocco esagerato può creare.
Bella performance, ma siamo proprio sicuri che rendere più liscia la pelle della signora Spears sia un peccato mortale?
- Lunedì 1 Marzo 2010









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