
di Guja Visigalli
L’invasione inizia il mattino di un giorno qualunque: un sacerdote prega in chiesa, una donna si prepara per uscire, un uomo di colore acquista un anello per la fidanzata…
Improvvisamente il cielo si oscura, la terra trema, un caccia precipita su New York, mentre l’ombra di enormi dischi volanti si allunga sulle città del mondo. E sui teleschermi appaiono inquietanti interrogativi che subito fanno aleggiare la minaccia terroristica: «Dov’eri l’11 settembre? Dove sei oggi?».
Così inizia V (che Panorama ha visto in anteprima), remake di V-Visitors, serie tv di culto trasmessa negli anni Ottanta da Canale 5. E come allora il messaggio degli alieni è di pace. Apparentemente, perché 25 anni dopo i lucertoloni extraterrestri ci riprovano celando gli intenti di dominio dietro l’offerta della loro avanzatissima tecnologia e della capacità di guarire le malattie in cambio di un minerale terrestre.
Lo sbarco, si scoprirà, risale però ad anni prima e ha permesso loro di infiltrarsi silenziosamente fra gli uomini.
L’invasione italiana prenderà il via il 4 marzo su Joi, canale digitale di Mediaset. Negli Stati Uniti i primi quattro episodi sono stati trasmessi a novembre facendo registrare alla rete Abc 14 milioni di telespettatori, il miglior debutto dai tempi di Lost. Subito sono state girate altre nove puntate che andranno in onda negli Usa fra qualche settimana. In Italia le vedremo in autunno.
Con Lost c’è in comune anche una protagonista: Elizabeth Mitchell (la dottoressa Juliet Burke dell’Isola) è Erica Evans, agente Fbi e leader della resistenza terrestre, impegnata a salvare il figlio Tyler (Logan Huffman), alleatosi con gli alieni.
Nel 1985 toccò al reporter Mike Donovan (Marc Singer) scoprire la verità sui visitatori; invece il nuovo giornalista Chad Decker (Scott Wolf) si vende loro per smanie di carriera.
Ora, al posto della perfida Diana (Jane Badler: quale fan non la ricorda in uniforme rossa mentre ingoia un topo intero?), c’è l’affascinante Anna (la brasiliana Morena Baccarin), aliena dal cuore di rettile e tailleur da manager che usa strategie di marketing e messaggi su megaschermi.
Un quarto di secolo dopo gli extraterrestri non vengono più associati a crudeli nazisti, ma sono abili manipolatori di media. È questo il campo della battaglia finale: tanto che negli Usa qualcuno ha visto nell’insistenza degli alieni su speranza, cambiamento, salute un attacco ai cavalli di battaglia del presidente Barack Obama.
- Lunedì 1 Marzo 2010









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