
Un'espulsione a Gigi Buffon - Ansa
Domenico Di Carlo, allenatore del Chievo Verona, è il primo protagonista del nostro campionato a essere mandato a fare penitenza dal grande fratello televisivo per una bestemmia.
Proprio come nei reality show, anche nella Serie A adesso chi viene sorpreso a urlare frasi blasfeme in campo sarà messo alla pubblica gogna e squalificato, anche se l’arbitro non ha sentito niente, via prova TV.
Come sa chi ha giocato a calcio, anche nel campetto dietro l’oratorio le espressioni “religiosamente scorrette” possono scappare anche al più pio. E persino il religiosissimo Kakà ha confessato alle “Iene” che qualche volta gli è uscita qualche frase di troppo in campo (ma poi ha detto di preferire il campionato spagnolo perché si bestemmia di meno).
Insomma: potenzialmente questa nuova norma - pensata giustamente per la sovraesposizione dei calciatori in televisione, dove i labiali si leggono benissimo - può causare una vera strage (specie tra i giocatori di origine veneta o toscana). Ma c’è chi sta già studiando le contromisure necessarie.
Essendo generalmente causata da uno scoppio d’ira, sarà difficile nascondere la bestemmia “alla Cassano“ cioè con la mano davanti alla bocca, e allora via alle interpretazioni alternative.
Ha cominciato Gigi Buffon:prima ancora che la norma entrasse in vigore, è stato colto a imprecare contro l’Altissimo per un gol subito. E si è giustificato così ai microfoni di Sky “Ho uno zio che fa un po’ il porcellino…”, quasi peggio la scusa che l’imprecazione.
Da notare invece l’interpretazione con cui il giudice sportivo ha “assolto” il giocatore del Chievo (ma sempre i veronesi?) Daniele Marcolini:
“nelle circostanze indicate, il calciatore clivense, uscendo dal terreno di giuoco in conseguenza dell’ espulsione inflittagli dall’ Arbitro pochi attimi prima, proferiva apparentemente un’espressione gergale, in uso nel Triveneto ed in Lombardia, con becero riferimento a “Diaz” e non a Dio (il diverso movimento delle labbra nelle pronuncia della vocale aperta ‘A’ rispetto alla vocale ‘O’ legittima quanto meno un’ incertezza interpretativa)”
Insomma il generale Armando Diaz, che riorganizzò le truppe italiane dopo Caporetto nella prima guerra mondiale, adesso salverà parecchi suoi compatrioti dall’occhio del giudice televisivo.
- Mercoledì 3 Marzo 2010









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