
«La vita è come una mischia di rugby: prendi calci, gomitate nei denti e sprofondi con la faccia nel fango. Ma poi ti rialzi e ricominci a correre più forte di prima»
Parola di Omar Pedrini, rocker, conduttore televisivo, attore e… ex rugbista. Un combattente nato, «un guerriero», come amano chiamarlo i suoi fan.
Uno che nei suoi primi 42 anni le ha date e le ha prese di santa ragione.
«Nel 1990 ero il chitarrista della più importante rock band italiana: i Timoria. Fama, successo, soldi e tanta gente ai concerti. Ma sul più bello tutto va a pezzi, quando scopro che il cantante, Francesco Renga, ha una storia segreta con la mia ragazza. È l’inizio della fine: mi sento pugnalato alle spalle, il sogno svanisce e Renga se ne va per la sua strada (ma adesso ci siamo chiariti). Io cerco di mantenere in vita i Timoria, per qualche anno ce la faccio, ma poi getto la spugna»
È la prima sconfitta. Ma Omar non demorde. Ci prova da solo e, nel 2004, conquista il premio della critica a Sanremo con Lavoro inutile. Ricorda:
«Sembrava l’inizio di una nuova vita artistica, ma tre mesi dopo il Festival mi ritrovo in sala di rianimazione per un’aneurisma aortico. Mi operano per otto ore a cuore aperto e mi ricuciono con 200 punti di sutura. Se mia madre, mia sorella e la mia compagna di allora, Elenoire Casalegno, non mi avessero trascinato a forza al pronto soccorso, sarei sicuramente morto. In casa Pedrini l’aneurisma ha sempre colpito duro, ma quella botta tremenda è stata anche la conseguenza di una vita alcolica e psichedelica dissennata. Per tenere a freno la parte autodistruttiva del mio cervello mi sono consegnato a uno psicologo»
La vita è salva, le brutte notizie, invece, non sono finite: «Ricordo ancora il giorno in cui i medici mi hanno comunicato che non avrei più potuto cantare e nemmeno salire su un palco». Potrebbe essere il colpo che lo manda definitivamente al tappeto, ma Omar (il nome fu scelto dal padre in omaggio all’artista del calcio Omar Sivori) non è tipo da arrendersi.
«Mi reinvento come autore e conduttore di un programma Rai, Nu road, dedicato alle band emergenti. Un ruolo che mi diverte, però la musica suonata rimane il mio chiodo fisso: vado in palestra, faccio fisioterapia e incido Shock, un brano che ironizza sul ricovero e che parla di quando, immobile a letto, spiavo le mutandine delle infermiere. Il pezzo funziona e va fortissimo in radio, ma…»
Ma il dolore, quello che annichilisce, è di nuovo in agguato:
«Dopo 5 anni e mezzo di convivenza, Elenoire mi lascia. Dice che sono diventato un peso, un uomo triste. Con lei esce di casa anche la bimba che aveva avuto da una precedente relazione. Due abbandoni in uno! E il peggio deve ancora arrivare: mia madre si spegne a 63 anni»
È il crollo verticale.
«Mi riattacco alla bottiglia, cerco di fuggire dalla realtà. Questa volta, a salvarmi, ci sono due angeli: mio figlio Pablo, di 13 anni, e Francesca Piccinini, la pallavolista. Con lei instauro una relazione che è più di un’amicizia e meno di un fidanzamento. E, per l’ennesima volta, ricomincio da zero. Riparto da Sky con Gamberock, un programma itinerante enogastronomico, ottengo un cameo nell’ultimo film di Pupi Avati, Il figlio più piccolo, e soprattutto, mi metto a lavorare su un doppio cd (in uscita a fine aprile, ndr), La capanna dello zio rock, con due inediti e il meglio della mia carriera».
In attesa di conoscere i piani del destino: «Ormai non temo più nulla: il vero guerriero è quello che impara ad amare anche il proprio il dolore».
- Giovedì 11 Marzo 2010









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Il 7 Luglio 2010 alle 8:30 Notizie dai blog su Omar pedrini all’esame di maturita’ per sky ha scritto:
[...] Omar Pedrini: che botte, dalla vita «La vita è come una mischia di rugby: prendi calci, gomitate nei denti e sprofondi con la faccia nel fango. Ma poi ti rialzi e ricominci a correre più forte di prima» Parola di Omar Pedrini , rocker, conduttore televisivo, attore e… ex rugbista. Un combattente nato, «un guerriero» , come amano chiamarlo i suoi fan. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]
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