
di Massimo Castelli
«Hai ucciso tu mia figlia?» chiede il detective Thomas Craven a uno dei cattivi. La pistola è carica, l’occhio è di quelli che non perdonano, e tutti sanno come finirà .
È una scena, una delle tante un po’ pulp, del film “Fuori controllo” (al cinema dal 19 marzo), in cui Mel Gibson interpreta un tranquillo poliziotto che all’assassinio della figlia si trasforma in vendicatore solitario.
Attore, regista, produttore e/o sceneggiatore di alcuni tra i film più remunerativi di Hollywood, Mel Gibson, 54 anni e una fortuna stimata in 850 milioni di dollari, torna sul grande schermo dopo sette anni di assenza.
L’artista è di diritto nell’immaginario collettivo in virtù di una lunga lista di film appassionati, spesso controversi, quasi sempre violenti, che spaziano dalle saghe di “Mad Max” e “Arma letale” a “Braveheart”, da “La Passione di Cristo” ad “Apocalypto”.
Dopo “Signs”, nel 2002, ha abbandonato la recitazione. Decisione cui sono seguiti altri colpi di scena.
Da allora ha avuto problemi con l’alcol, si è separato dalla moglie Robyn Moore dopo 28 anni di matrimonio e sette figli, quindi ha avuto una bambina dalla cantante Oksana Grigorieva, sua nuova compagna, e si è fatto un po’ di nemici a causa delle sparate ultraconservatrici e antisemitiche, oltre alle offese ai giornalisti che chiedono della sua vita privata.
Una manna per i giornali scandalistici. Un’incognita per gli intervistatori. Quando Gibson si presenta all’incontro con la stampa (anticipato dalla pr internazionale del film: «Buone notizie… stamani Mel parla»), sembra uscito da uno dei suoi parapiglia cinematografici: la camicia a quadrettoni, aperta su una T-shirt bianca, penzola fuori dai jeans.
Faccia e voce sono quelle stropicciate di chi si è appena svegliato, ma sono circa le 11 del mattino e l’appuntamento con l’artista era un’ora fa. Il ricordo di alcuni aneddoti che lo riguardano, però, sconsiglia di farglielo notare.
È un ritorno ufficiale alla recitazione?
Visto che continuate a chiedermelo, e visto che non sono stato sugli schermi per un po’, immagino lo sia. Ma nel frattempo ho diretto film, li ho prodotti, scritti, organizzati e tutta quella roba lì.
Nel nuovo film recita e basta?
Ho dato qualche contributo qua e là . C’è una scena in cui faccio giocare mia figlia con la schiuma da barba e un pettine a mo’ di rasoio: quella è roba mia.
È un gioco che fa con i suoi figli?
Macché gioco… Io rado regolarmente i miei figli. Sa, sono nati col pelo sulla schiena e io la mattina li acchiappo… wii wiii! (fa il verso del cinghiale intrappolato, ndr) e glieli rado. Oh, sapesse che noia, tutte quelle mosche.
Il personaggio che interpreta non ride affatto: perde la figlia. La sofferenza è una costante in molti suoi film. Come mai?
La sofferenza è parte della vita, dobbiamo farcene una ragione. Ma può essere utile: da qualche parte, in mezzo alla sofferenza, si può imparare un po’ di umiltà .
Saggezza, dono dell’età . Lei ha 54 anni: invecchiare le ha reso la vita più facile?
Oh c…, e chi le ha detto una cosa simile? Con l’età le cose peggiorano… e poi muori. Dopo i 50 ti rendi conto che il tempo a tua disposizione sta finendo. Per questo forse non voglio perderne recitando. Ti rendi conto che stai lì a lavorare e non riesci mai a… non so, pescare, fare giardinaggio. Non hai mai tempo per farti operare ai testicoli! (Ride)
Un altro tema ricorrente nei suoi film è quello della giustizia. Il protagonista, folle di dolore, si vendica da solo.
Se ci fosse giustizia, in questo momento quei tizi della Goldman Sachs starebbero lavando i vostri pavimenti. Ma non ce n’è, così la gente la cerca al cinema.
Lei si farebbe giustizia da solo?
Dipende da cosa, quando, chi, dove, perché. Una volta in tv ho visto la storia di un pazzo che ha rapito un bambino, poi l’ha terrorizzato, seviziato e ucciso. Dopo l’arresto, il padre ha aspettato che lo trasportassero tra una prigione e l’altra. Gli si è avvicinato in aeroporto e gli ha sparato un colpo in testa. Dopodiché ha fatto cadere la pistola, alzato le mani e gridato: «Fatto!». Capisco profondamente quel padre.
Cioè lei sparerebbe in testa a un uomo?
Se me lo chiede adesso, rispondo di no. Ma so che quando ci sono i bambini di mezzo si possono avere reazioni… Per i miei figli lo farei.
Questo non aiuterebbe la sua immagine.
(Ride) La mia immagine è di giorno in giorno sempre meno importante. Oggi mi sembra un pezzo di gruviera.
Lei è un osservato speciale. Ha prodotto il film «Paparazzi» perché sensibile al tema della privacy. Cosa pensa del fatto che oggi le questioni politiche del mondo passano dal buco della serratura?
È incredibile la fine che abbiamo fatto. Continui a leggere di scandali che distolgono da ciò che conta veramente.
Però un po’ se le cerca: in tv ha chiamato «str…» un giornalista che le chiedeva conto di alcuni suoi atteggiamenti.
Già , negli Stati Uniti non si è parlato d’altro, per un po’. Si sono anche messi a fare dei sondaggi: «Chi è il vero str…: il giornalista o Mel Gibson?». Cose insulse che, montate come la panna, diventano enormi. E magari nel frattempo c’è un giovane che ha dato la vita in guerra e nessuno ne sa niente (scuote la testa, ndr). Sensazionalismo… è sicuramente la fine della civiltà .
- Mercoledì 17 Marzo 2010









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