
Io sono l'amore (Mikado)
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Una Milano innevata apre Io sono l’amore, con riprese veloci orizzontali su parete stile liberty o neoclassico, guglie, mostrandoci la città lombarda protagonista, romantica e austera, come raramente il cinema di oggi ci offre (milanesissima Marina Spada a parte).
E poi la camera si infila in un lussuosissimo interno borghese (la location è la stupenda Villa Necchi Campiglio), nel bel mezzo della concitazione per la cena di compleanno del nonno patriarca, capofamiglia e capoazienda, tra domestici puntuali, tavola apparecchiata con maniere severe e principesche, invitati di un’eleganza formale: sembra più caldo fuori che in casa.
Il regista Luca Guadagnino (Melissa P.), al lavoro su un soggetto tutto suo a cui pensava da tempo, disegna l’affresco molto esteta dei Recchi, famiglia borghese imprenditrice, che vive il momento dei cambi generazionali e lo spettro della decadenza.
Tra acconciature a puntino, abiti impeccabili, garbo e modi gentili, spicca Emma, un’ottima Tilda Swinton, che in un silenzio stridente sgusciando da quel quadro famigliare ingessato matura una passione pericolosa… E spicca Betta (Alba Rohrwacher), la prima ad allontanarsi - per amore - dal perbenismo canforato, in un certo senso ispiratrice della madre.
Tra i colori e le luci da fasto intanto la musica di John Adams, noto compositore statunitense, contribuisce a crescere un epos intenso, creando un senso di attesa inquieta che a volte è anche ben più impetuoso della scena a cui si lega.
“È la prima volta che Adams concede un uso così estensivo della sua musica” racconta Guadagnino che temeva di non poter avere le sue note per il film. “Tilda gli ha scritto un’e-mail straordinaria e lui ha risposto subito, come fanno i grandi”. Anche Shutter Island di Scorsese ha piccoli contributi di Adams nella colonna sonora.
La Swinton in questo progetto ha dato infatti anima e corpo, essendone anche produttrice e, prima di tutto, amica di Guadagnino: “Io e Luca vogliamo vedere lo stesso cinema, vogliamo fare lo stesso cinema: un cinema che si basa sulla libertà, che non ha confini nazionali” dice l’attrice britannica, Oscar come migliore attrice non protagonista nel 2008 per Michael Clayton. “Nella mia vita sono stata fortunata perché ho potuto costruire la mia carriera artistica con amici. Ho iniziato con Derek (Jarman, ndr), purtroppo scomparso. Ora lavoro con Luca e questo è solo il primo di tanti film che vogliamo fare“.
Il trailer di Io sono l’amore da YouTube:
- Sabato 20 Marzo 2010








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Il 22 Marzo 2010 alle 4:19 Io sono l’amore, Tilda Swinton tra convenzioni e passione | eventinellacitta.com ha scritto:
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Il 30 Aprile 2010 alle 17:26 Cosa voglio di più, la passione nel racconto sincero di Soldini - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] di Salvatores in Happy Family, e diversa anche da quella austera e alto borghese di Guadagnino in Io sono l’amore. La Milano di Cosa voglio di più è la città che potrebbe riconoscere chi davvero oggi abita a [...]
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