

La Maratona di Roma, domenica 21 marzo 2010 (ANSA/ROBERTO TEDESCHI)
Per il maratoneta accidentale, la morte di un altro maratoneta accidentale, in una maratona (in questo ultimo caso a quella di Roma, l’uomo si chiamava Tom Van Der Gucht), è indubbiamente piuttosto scioccante.
Tanto più che solo qualche ora prima, avevo provato a teorizzare che fra le caratteristiche fisiche e psicologiche di un maratoneta accidentale c’è anche la capacità di capire e avvertire quali sono i limiti fisici da non superare, per non rischiare di compromettere la salute.
Ecco, tra le due situazioni certo non c’è nessuna ragionevole relazione, ma l’effetto è comunque una stretta allo stomaco, un mix di paura e dubbi, una serie di dubbi: il controllo medico che facciamo annualmente è sufficiente?; una maratona non è davvero, comunque, uno strss fisico eccessivo? e così via.
Allora, ragionando, possiamo dire che un evento come questo in genere ha poco a che fare con i limiti che non dobbiamo e possiamo superare.
Insomma, ammettiamo che può succedere; può succedere anche se siamo a posto con le visita medica, se sappiamo esattamente quando è il caso di fermarci, se in allenamento sappiamo rassegnarci quando le ripetute che abbiamo programmato proprio non sappiamo sostenerle.
Non so se statisticamente ci siano maggiori o minori probabilità di infarto in una data fascia di età se si corrono le maratone, rispetto a se si corre senza arrivare fino a coprire i 42,195 km.
Mi piace pensare che siano meno. Ma non è questo il punto. Il punto è che sappiamo che può succedere. Come può succedere un incidente d’auto o una malattia. Senza fatalismo, ma anche senza che la paura ci paralizzi e ci fermi.
Perché, anche se lo nominiamo raramente, non ci abbandona mai la consapevolezza che il meraviglioso equilibrio sul quale siamo, quando corriamo, ma anche quando siamo fermi, è precario, effimero, reversibile e accidentale, in ogni senso, anche estremo. Purtroppo. Come per tutti.
A volte però penso che per noi tutto ciò sia più chiaro ed evidente che per chi non corre.
- Martedì 23 Marzo 2010









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