
Robert Mapplethorpe, Derrick Cross, 1985 - Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
Alla Fondazione Marconi di Milano, 25 fotografie di Robert Mapplethorpe sono messe a confronto con una selezione di opere di Man Ray.
Altre 90 sue immagini sono invece esposte al Museo d’Arte di Lugano. Si tratta della stessa mostra, “La perfezione della forma”, ospitata dal maggio del 2009 al gennaio di quest’anno alla Galleria dell’Accademia di Firenze.
Sempre in questi giorni la Fondazione Mapplethorpe di New York ha donato alla Galleria degli Uffizi un autoritratto del fotografo con il volto truccato da donna, che entrerà a far parte della Collezione degli Autoritratti.
Mapplethorpe - il fotografo della sessualità estrema, del mondo sadomaso, dei corpi nudi e possenti di uomini afroamericani - è ormai considerato un grande dell’arte classica, paragonato a Michelangelo e ai maestri del Rinascimento.
“Ricerco la perfezione della forma. Lo faccio con i ritratti. Lo faccio con i peni. Lo faccio con i fiori. Un soggetto piuttosto che un altro non fa differenza”. E ancora: “se io fossi nato cento o duecento anni fa avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è un modo più veloce per vedere le cose, per fare scultura”
Mapplethorpe era ossessionato dallo stile e dalla purezza. Anche quando fotografava quello che il senso comune riteneva impuro.
Pensare che nel 1990 la sua mostra “The Perfect Moment”, al Contemporary Art Center di Cinicinnati, portò in tribunale il direttore del museo Dennis Barrie per “induzione all’oscenità”. E, per lo stesso motivo, la Nea, National Edowment for the Arts - l’agenzia di Stato che elargisce soldi per la cultura - decise di tagliare i fondi destinati a sostenere l’arte contemporanea.
- Robert Mapplethorpe, Self Portrait, 1988, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 50.8 x 61 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe
- Robert Mapplethorpe, Andy Warhol, 1986, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 50.8 x 61 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- Robert Mapplethorpe, Ken, Lydia and Tyler, 1985, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 40.6 x 50.8 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- Robert Mapplethorpe, Ajitto, 1981, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 76.2 x 101.6 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe
- Robert Mapplethorpe, Lisa Lyon, 1982, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 40.6 x 50.8 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- Derrick Cross, 1982, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 40.6 x 50.8 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- Robert Mapplethorpe, Derrick Cross, 1983, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 50.8 x 40.6 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- Robert Mapplethorpe, Phillip Prioleau, 1982, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 40.6 x 50.8 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- Robert Mapplethorpe, Derrick Cross, 1985, stampa in gelatina d’argento, Robert Mapplethorpe Foundation, New York copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- Robert Mapplethorpe, Lydia Cheng, 1987, stampa in gelatina d’argento / gelatin silver print, 50.8 x 61 cm, Robert Mapplethorpe Foundation, New York - Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation
- “Man Ray-Mapplethorpe”, Fondazione Marconi, Milano Jennifer Jakobson © 1981 Robert Mapplethorpe - La chevelure © 1929 Man Ray
- “Man Ray-Mapplethorpe”, Fondazione Marconi, Milano Calla Lilies © 1983 Robert Mapplethorpe - Fleurs © 1931 Man Ray
Naturalmente lo scandalo contribuì a rafforzare l’aspetto trasgressivo e spregiudicato di Mapplethorpe, che non era certo il tipo da lasciarsi intimidire da proteste e censure.
Arrivato a New York nel 1970 insieme a Patti Smith, sua amica di sempre, aveva subito imparato a muoversi negli ambienti underground.
Erano gli anni dell’esplosione della cultura gay e della fotografia intesa come arte. Il gallerista Samuel Wagstaff lo aiutò a diventare fotografo. Lavorava in studio, costruiva le pose dei modelli con meticolosa attenzione, usava luci e inquadrature raffinate.
I suoi scatti avevano infiniti toni di grigio e ogni particolare era sempre perfettamente a fuoco. Odiava le istantanee e non lasciava nulla al caso.
I soggetti delle sue foto erano quasi sempre uomini. Neri, nudi, muscolosi, intrecciati in tutti i tipi di pratiche sadomaso.
Fino ad allora, tra ipocrisie e pruderie varie, le foto di nudo maschile avevano sempre avuto motivazioni lontane dal mondo dell’arte. Le uniche immagini in circolazione erano quelle delle riviste pornografiche o quelle realizzate per usi promozionali, didattici e scientifici da autori come Otto Rieth e Max Koch, Lehnert & Landrock, George Platt Lynes e dai vari fotografi “beefcake“.
Mapplethorpe invece, riuscì a esporre i suoi nudi nelle gallerie. Fu questa la sua operazione artistica più interessante. Più della bellezza delle sue immagini, più delle sue calcolate provocazioni.
Mapplethorpe elevò a oggetto d’arte quello che prima era tipico della pornografia. Il nudo maschile come “ready made” vivente. Qualcosa di simile a quello che aveva fatto Duchamp esponendo un orinatoio.
Ma l’interesse di Mapplethorpe non si limitò agli ambienti sadomaso, alla trasgressione, al sesso estremo. Diceva nel 1983:
“Ormai l’ho indagato non ha molto senso che io mi ripeta”
Così arrivarono le fotografie delle calle, i suoi fiori preferiti. E anche queste immagini, cariche di erotismo e sensualità, ci confermano la poetica di Mapplethorpe:
“Il sesso è sempre stato fondamentale nella mia vita. Se avessi una sola notte da vivere e dovessi scegliere tra soldi, sesso e arte, non avrei dubbi, io sceglierei il sesso”
- Lunedì 29 Marzo 2010









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