
di Fabrizio Paladini
«Questa, questa è Milano. Dove la vita ti appartiene. Tutto è bello. C’è tutto quello che io sognavo, tutto quello che cercavo, che volevo, immaginavo. Tutto vero, tutto qua, a Milano. Ecco, ecco Milano. Avere un sogno, adesso qui non è reato»
Canta così Renzo Tramaglino frastornato dai tumulti scoppiati per il pane, nell’opera tra la lirica e il pop che Michele Guardì ha scritto reinterpretando l’immortale romanzo di Alessandro Manzoni, I promessi sposi.
E il sogno di Renzo è soprattutto quello del regista agrigentino, noto al grande pubblico televisivo per avere firmato edizioni su edizioni di Scommettiamo che?, di Domenica in, di Mattino in famiglia, di I fatti vostri.
L’opera di Renzo e Lucia sarà l’avvenimento dell’estate milanese.
Come il più importante concerto rock, l’appuntamento (data unica) è per il 18 giugno allo stadio San Siro, un palcoscenico di oltre 40 metri che si prenderà una buona metà del campo e 20 mila spettatori ad assistere a questa megaproduzione finanziata in buona parte dai risparmi di Guardì:
«Ci ho lavorato 12 anni ed è per questo che, come faccio dire a Renzo, si avvera il mio sogno»
Il romanzo di Milano, o meglio la sua versione pop, nasce però ben lontano da piazza del Duomo, per la precisione sulle colline di Casteltermini, un’infilata con la Valle dei Templi all’orizzonte.
Guardì bambino legge Il conte di Carmagnola e ha un’illuminazione per Manzoni. Non si ferma alla tragedia della battaglia di Maclodio e passa ai Promessi sposi e a 10 anni ne scrive il riassunto («Conservo ancora il manoscritto e sfido qualsiasi ragazzino di quell’età a farne uno migliore»).
Da allora diventa una fissazione: ridurre, riscrivere, sceneggiare. Dodici anni fa, in una sera d’agosto, si ritrova con il suo amico musicista Pippo Flora, 78 anni, una parentela con Luigi Pirandello, un amore per il jazz e per tutte le follie dotate di swing. È Pippo quello che lancia Michele nei primi passi sul palcoscenico.
- Mercoledì 14 Aprile 2010









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Il 18 Giugno 2010 alle 13:09 Lola Ponce si fa monaca… ma solo a teatro. Per i Promessi Sposi di Guardì - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] i panni della monaca di Monza nel primo spettacolo teatrale messo in scena in uno stadio. I Promessi Sposi, regia di Michele Guardì, andrà infatti in scena allo stadio di San Siro di Milano. .gallery { margin: auto; } [...]
Il 20 Giugno 2010 alle 12:00 Notizie dai blog su I Promessi Sposi di Michele Guardì @ Stadio Meazza: foto e video ha scritto:
[...] Michele Guardì, “I promessi sposi”: questo musical s’ha da fare di Fabrizio Paladini «Questa, questa è Milano. Dove la vita ti appartiene. Tutto è bello. C’è tutto quello che io sognavo, tutto quello che cercavo, che volevo, immaginavo. Tutto vero, tutto qua, a Milano. Ecco, ecco Milano. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]
Il 2 Settembre 2010 alle 18:19 ferdy39 ha scritto:
BREVE SINTESI SUL MUSICAL I PROMESSI SPOSI
DI GUARDI’ & FLORA
Ieri sera è apparso in prima serata tv il musical “I promessi sposi” di Guardì & Flora.
Già sin dall’inizio sono rimasto perplesso per tutte le comparse e gli attori che si muovevano a casaccio sulla scena, continuando per circa mezzora in una specie di babele con il solo scopo di stupire.
Nel proseguo, sia i personaggi che le canzoni presentate mi sono sembrate sciatte e sdolcinate. Gli attori, alcuni bravi, hanno fatto del loro meglio per supplire la mancanza di testi che potessero mostrare una nervatura portante.
Nulla m’è sembrato, da quanto visto, che potesse dare impulsi alla bellezza storica e drammatica delle pagine manzoniane.
Quello che mi ha lasciato per lo più disorientato è stato che la parte maggiore delle musiche sia stata affidata a gruppi vocali che, senza nulla togliere alla loro bravura e competenza , avevano il solo intento di spettacolizzare il dramma senza che gli autori tenessero in conto di avere in mano il più grande romanzo che l’Italia vanti.
D’altronde era prevedibile che lo spettacolo sarebbe stato un flop, visto che da parecchi anni, molto prima della sua uscita, veniva pubblicizzato attraverso “le corti delle tv” e grazie a “potenti mezzi” (si parla di 5/10 milioni di Euro) potendo contare anche sul beneplacito di autori di programmi di intrattenimento.
E’ inutile dire che una cosa è imbastire giochi televisivi e ben altra cosa è allestire un “musical” tratto dall’arte storica tenera e drammatica del carattere manzoniano.
Ci vuole talento e, in questo caso, il talento è mancato.
Infatti, prima di spegnere il televisore, ho avuto il tempo di assistere alla scena della bambina che porge la bambola alla Monaca di Monza, certo di parecchio effetto, ma che mi ha ricordato pari pari il melodramma della canzone “Balocchi e profumi.”
Ferdinando Giannone Critico letterario & musicale
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