

di Antonella Matarrese con Marco Morello
Compiranno entrambe 40 anni. Naomi Campbell il prossimo 22 maggio, Claudia Schiffer il 25 agosto. Della prima ricorrono anche i 25 anni di carriera che, secondo le voci, saranno festeggiati in pompa magna a settembre, durante le sfilate Milano Donna, in casa Dolce&Gabbana. Nessuno conferma, qualcuno smentisce. Così il gossip passa di bocca in bocca ingigantendosi, arricchendosi di fantasie favolose e alimentando l’antico mito delle top model: generazione Naomi, Claudia, Kate, Cindy, Eva, …
- Naomi Campbell
- Claudia Schiffer
- Natalia Vodianova
- Kate Moss
- Eva Herzigova
- Gisele Bundchen
- Amber Valletta
- Stephanie Seymour
- Naomi Campbell
«È innegabile, ancora oggi queste ragazze fanno sognare, non solo perché rimangono icone di bellezza e femminilità ma perché conducono una vita da dive. Abitano in città fantastiche, fanno vacanze da sogno e hanno fidanzati belli e ricchi. Inoltre sono intelligenti e spesso anche manager di se stesse» spiega Donatella Versace che, assai ferrata sull’argomento, aggiunge: «Mio fratello Gianni ha creato il fenomeno delle supermodelle. È stato il primo a capire che la donna non poteva essere solo un manichino sulle passerelle. Lui creava abiti molto sensuali, e la sensualità di una creazione dipende dalla persona che la indossa. Gianni aveva capito prima di tutti che più le modelle erano famose più il brand ne traeva vantaggio. Così le top hanno cominciato a prendere il posto delle attrici. Queste ultime pensavano che per il loro ruolo fosse necessario essere più understated, solo più tardi hanno capito che per essere veramente famose dovevano diventare come le supermodel. E anche le star di Hollywood hanno cominciato a fare copertine di giornali di moda, a girare spot, campagne pubblicitarie…».
Pure Piero Piazzi, proprietario dell’agenzia Women model di Milano, fra le più quotate, riconosce in Gianni Versace il fautore del fenomeno delle top anni 90. «All’inizio c’erano le indossatrici e le modelle: le prime, tipo Dalma, Pat Cleveland oppure Katiusha, sfilavano sulle passerelle, le seconde invece facevano copertine e campagne pubblicitarie. Nel 1992 Gianni Versace per la prima volta mandò in passerella, tra le indossatrici, una donna bellissima ma che non sapeva camminare: era Linda Evangelista. L’inizio fu questo e da qui partì un nuovo modo di vivere lo show delle sfilate, sempre più spettacolare e provocatorio. Successivamente l’attenzione si è spostata sul parterre, le pop-star e le attrici hanno cominciato a gareggiare con le modelle e poi la crisi economica ha fatto il resto. Capricci e cachet favolosi non sono più gli stessi».
Si continuano però a spendere cifre da capogiro per le campagne pubblicitarie (non meno di 400 mila euro) affidate a grandi nomi della fotografia e, ancora una volta, alle vecchie top: Schiffer per Ferragamo e Chanel, Linda Evangelista per Prada… «Non è un caso che le vecchie top ritornino» spiega Carol White dell’agenzia Premiership model «in tempi di instabilità finaziaria e psicologica i marchi chiedono positività e qualità perché devono vendere sogni. E c’è molto più vigore nel portamento di Naomi o nella figura di Eva che in un nuovo viso acerbo venuto dall’Ucraina». Per non parlare del potere d’acquisto delle attuali quarantenni, quelle a cui il mercato occhieggia.
- Martedì 18 Maggio 2010









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