- Tags: interviste, Lost band, Musica, personaggi
- Un commento
Lost, la band italiana vincitrice degli ultimi Trl Awards come Best Fan Club, è oggi in periodo di grande ascesa.
“Allora sia buon viaggio” è il loro nuovo e terzo album, uscito nei negozi lo scorso 4 maggio 2010, ed è sbarcato in classifica Fimi nella prima settimana di vendita al sesto posto. Primo fra le novità delle etichette indipendenti.
Un nuovo esordio importante per una band che sta conquistando il suo pubblico sul terreno dei live (e prima di allora, del web).
Il gruppo composto da Walter Fontana alla voce, Filippo Spezzapria alla batteria, Luca Donazzan al basso e da Roberto Visentin alla chitarra, si è costituito nel 2003 ed è oggi una delle band di riferimento giovanile più amate in Italia.
Abbiamo intervistato proprio Fontana, il loro front-man. Ecco cosa ci ha detto.
Nel vostro nuovo album, c’è una collaborazione “particolare”, vero?
Sì. Abbiamo integrato nel brano “Un mondo da inventare” un monologo recitato da Francesco Pannofino, il noto attore co-protagonista di Boris e voce di Denzel Washington. Ci siamo conosciuti a una serata a Roma.
Il monologo l’ho scritto personalmente prima ancora che si formalizzasse il suo contributo.
Oggi, a tre anni dall’esordio, a chi dovete di più: a Myspace o a Mtv?
Dobbiamo scinderle. Myspace e il web sono piattaforme che ci hanno permesso di arrivare a una maggiore notorietà. Da lì siamo partiti e lì continueremo a puntare per il futuro.
Mtv in un secondo momento ci ha permesso di arrivare in televisione, per quelle persone che ancora non si muovono molto bene su Internet. Entrambe sono state e sono importanti per noi, non sono paragonabili.
Parliamo del cameo nel film “Una canzone per te”. Com’è andata l’esperienza?
È stato facile: in fondo abbiamo interpretato noi stessi, ma abbiamo notato quanto sia dura la vita dell’attore. Hanno dei tempi lunghissimi. Ci siamo presentati alle 9 per poi girare alle 3 di notte.
A ogni modo è stata una bella esperienza. Un piccolo esordio in un film lo abbiamo avuto nella serie “Il Commissario Coliandro“.
Devo dire che ci piacerebbe ripetere esperienze simili, magari con una parte recitata vera e propria, con una dovuta preparazione ovviamente. Vogliamo sperimentare e imparare: se c’è la possibilità, perché no?
Nel cast del film c’è anche Guglielmo Scilla, star di Youtube. Lo conoscete, o lo avete per caso incontrato sul set?
Lo conosciamo tramite il web, abbiamo visto tutti i suoi video. Non lo abbiamo mai visto personalmente perché eravamo sul set in tempi diversi. Ma sono sicuro ci sarà l’occasione di vederci a fine maggio a Roma per l’anteprima ufficiale del film.
Quali sono i vostri punti di riferimento musicali?
Per quanto riguarda gli italiani i Negramaro, i Subsonica. Mi è piaciuto un sacco l’ultimo album dei Baustelle, per esempio. In questo periodo devo dire che mi sono avvicinato molto al cantautorato, sono andato ai concerti di Francesco De Gregori e Lucio Dalla.
Per gli stranieri invece i miei punti di riferimento assoluti sono Bob Dylan e i Coldplay.
Cosa pensate dei talent dedicati ai cantanti bambini? Ne avete mai visto uno?
Ho cominciato a vedere questo tipo di programmi partendo da quelli stranieri. In queste trasmissioni ci sono ragazzi con tanto talento, ma bisogna stare attenti perché si forzano delle cose che potrebbero diventare costrittive e pericolose per il giovane.
Essere esposto alla notorietà quando hai sette anni, non potendosi rendere bene conto di cosa stia succedendo, può portare a dei rischi futuri non indifferenti. Perché tra l’altro chi a sette anni ha una voce fantastica, rischia nell’adolescenza di veder peggiorare il suo strumento vocale.
Cosa possiamo dire ai genitori a volte diffidenti rispetto alla vostra musica?
Ogni generazione ha una sua voce, ha i suoi artisti e ha la sua musica. Noi siamo artisti del 2000. Come molti, cominciamo raccontando la nostra realtà e continuiamo a crescere con il pubblico.
Basta pesare ai Beatles: all’inizio piacevano più che altro alle ragazzine, se le sono portate avanti, crescendo insieme, e hanno dato vita a un nuovo modo di fare musica amata da tutti. È ovvio che a un 40enne quello che facciamo può piacere meno. Ma è tutta una questione di ottica e di apertura mentale nei nostri confronti.
Non c’è band giovanile che non sia oggetto di critiche, anche pesanti. Come vi interfacciate con esse?
Le critiche ci sono sempre, ma spesso sono così superficiali che non diamo loro molto peso. Prendiamo molto in considerazione invece le critiche costruttive perché sappiamo di poter migliorare in molti campi. Sette anni fa abbiamo cominciato il nostro percorso musicale, siamo cresciuti tanto, anche e soprattutto grazie alle tournée che ci portano in giro per l’Italia da più di tre anni.
Il nuovo disco, tra l’altro, è ricco degli stimoli che arrivano dal pubblico, specie dal punto di vista musicale: nell’album abbiamo inserito cornamuse, fisarmoniche, orchestre.
Siamo in un momento dove la musica è un forte momento di crisi e bisogna dare il meglio, soprattutto nei live.
Ci siamo resi conto anche grazie agli scettici che la nostra musica poteva essere un po’ troppo legata ai teenager. Oggi con l’ultimo disco abbiamo aperto nuove strade musicali, senza tradire la nostra identità.
E abbiamo notato nei due recenti live di Roma e Milano che ci sono molti più ragazzi maschi e di un età superiore ai 25 anni che conoscono a memoria i testi delle nostre canzoni.
Cosa si prevede nel futuro dei Lost?
Ci auguriamo di fare una lunga tournée in giro per l’Italia per far ascoltare questo nuovo lavoro. Speriamo al più presto di poter iniziare a realizzare un nuovo disco. Abbiamo già nuove idee che sforniamo nei nostri brevi momenti di pausa.
Nonostante i tre dischi siano usciti con cadenza annuale, non c’è nessuna intenzione di riposarsi per un po’?
Non ci fermiamo mai, sono quasi quattro anni che non facciamo una vera “vacanza”. Per noi fare musica è un sogno, facciamo esattamente quello che amiamo e ci diamo dentro al massimo. Non mancherà tempo per riposarci un po’. In futuro magari, non oggi…
- Mercoledì 19 Maggio 2010










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Commenti
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Il 20 Maggio 2010 alle 7:39 Intervista ai Lost: “Un po’ come i Beatles, ma nella generazione 2000″ | eventinellacitta.com ha scritto:
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