

di Marco De Martino
Per interpretarla Naomi Watts si è fatta un paio di giorni di addestramento alla «Farm», il centro in Virginia da cui escono gli agenti della Cia.
Ma neanche un anno di pratica avrebbe potuto prepararla al lavoro di Valerie Plame Wilson, se è vero quel che si vede in Fair game…
All’inizio del film è a Kuala Lumpur a parlare di armi nucleari in mano ai terroristi con un miliardario di Abu Dhabi. Più tardi prepara la colazione ai figli prima di partire per una missione ad Amman.
Poi la si vede mentre rimuove parti di un ordigno, le spedisce in America e poi reinstalla i pezzi manomessi dalla Cia sulla bomba.
Ovviamente è impossibile sapere se nel corso dei vent’anni in cui ha fatto finta di essere un’analista finanziaria della società fittizia Brewster Jennings la bionda spia Valerie sia stata realmente in prima linea nella caccia alle armi di distruzione di massa.
Le sue attività sono ancora considerate un segreto dalla Cia, che ha censurato buona parte della biografia Fair game su cui si basa il film.
Era il 2003 quando l’identità di Valerie Plame venne smascherata da un articolo sul Washington Post.
A rivelare il suo nome fu, secondo lei, qualcuno dentro l’amministrazione Bush, per vendicarsi dell’articolo pubblicato sul New York Times da suo marito Joseph Wilson, un diplomatico, quattro mesi dopo l’inizio della guerra in Iraq.
Intitolato «Cosa non ho trovato in Africa», il pezzo raccontava del viaggio di Wilson in Niger, dove era stato mandato per investigare su una presunta spedizione di uranio verso l’Iraq, e sbugiardava le affermazioni dell’amministrazione Bush sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
L’indagine federale ha portato alla condanna di Lewis Libby, capo di staff del vicepresidente Dick Cheney, ma solo per ostruzione della giustizia, non per avere rivelato l’identità della spia.
Karl Rove, il consigliere della Casa Bianca, è ancora impegnato a respingere gli attacchi di chi pensa sia stato lui a fare il nome di Plame, nonostante sia stato più volte scagionato in sede giudiziaria.
Dal 2006 i Wilson abitano con i loro due figli in New Mexico: l’ex ambasciatore Joe è un consulente, Valerie un’analista presso il Santa Fe Institute.
La loro causa contro Karl Rove, Lewis Libby, l’ex vicepresidente Cheney e il vicesegretario del Dipartimento di stato Richard Armitage (che secondo molti è la vera gola profonda) è stata respinta da vari tribunali; contro di essa si è schierato anche il Dipartimento della giustizia dell’amministrazione Obama.
Alla ricerca di una nuova vita, Plame potrebbe addirittura pensare alla recitazione: già appare nel ruolo di se stessa in Countdown to zero, un documentario sul terrorismo nucleare presentato a Cannes: Naomi Watts pensa che sia un’attrice nata.
Dopotutto nella sua carriera di spia Plame ha dovuto adottare almeno un centinaio di identità diverse. Se non sa recitare lei, chi altro?
- Lunedì 7 Giugno 2010









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