

di Marco Giovannini
Quattro film: un fumettone (The losers), un poliziesco (Takers), una commedia (Il funerale è servito), un dramma (Burning palms).
«Quattro diverse occasioni per ricordare al pubblico la mia vera faccia» sorride Zoe Saldana, 32 anni a giugno, nuova «it girl» di Hollywood.
Tutti la cercano. Durante quello che lei definisce, alla Picasso, «il mio periodo blu», ha girato Avatar, il più grande successo di tutti i tempi, trasformata dagli effetti speciali di James Cameron nella guerriera Neytiri del popolo dei Na’vi, alta oltre 3 meri e, appunto, tutta blu.
Il primo a uscire è The losers (in Italia il 23 luglio) in cui interpreta Aisha, tostissima agente sulle tracce di un commando di ex uomini Cia che tanti vorrebbero morti: esplosioni, ma anche ironia, la risposta al kolossal A-team.
- Credits: Nino Muñoz
In «The losers», come in «Avatar», combatte come un uomo. Come è diventata un’eroina dei film d’azione?
Volevo fare la ballerina e ho studiato tanti anni. Combattere, almeno al cinema, non è diverso dal ballare: usi ogni parte del tuo corpo come un’arma. In The losers il coreografo era Garrett Warren, lo stesso di Avatar, uno che ormai da tre anni sa meglio di me quante posso prenderne e darne. L’unica vera differenza era nel sottolineare l’aspetto sensuale. Il primo combattimento di Aisha contro Clay (l’attore Jeffrey Dean Morgan, ndr) doveva essere violento, ma anche estremamente sexy, come una sorta di preliminare amoroso. Si picchiano, ma nel frattempo si conoscono e si corteggiano. Ecco perché avrei voluto sostituire quegli stivali piatti da motociclista con un paio di Dior col tacco. Anche sulla pista da ballo, cha cha cha, samba, salsa, indosso sempre i tacchi.
Com’è il ruolo femminile a Hollywood?
C’è ancora molto sessismo. La maggioranza delle parti è di fidanzatina o vittima sacrificale. Ma con le nuove generazioni di registi le cose stanno cambiando. Io sono attratta da tipe forti, aggressive, indipendenti, ambiziose, in linea col mio carattere. Anche se tutti mi ripetono che il vero artista interpreta personaggi, non se stesso. Sarà, ma mi sembra che di femminucce in pericolo ce ne siano già troppe.
E col razzismo come la mettiamo?
C’è ed è questione di enorme ignoranza. Io sono nata a New York, da padre dominicano e madre portoricana. Dovrei quindi essere un’attrice americana, no? Invece anche su internet ci sono dibattiti sulla mia etnia e razza. È nera o non è nera? In realtà sono latina, ma sempre americana rimango.
E perché pensa sia una questione ancora così importante nel 2010?
Se ne parla per perpetuarla. Una cosa smette di essere reale quando non le si dà attenzione. Per non sembrare razzisti nei casting quando vogliono una bianca si sono inventati un vocabolo nuovo, «tradizionale», e io sono troppo scura. Ma rispetto a chi e a che cosa? È solo la tinta della mia pelle.
Quali attrici le contendono i ruoli?
Rosario Dawson, Kerry Washington ed Eva Mendes. Poi c’è Thandie Newton, con cui invece la gente per strada mi confonde.
Quale attore amava da bambina?
Matthew Modine e Mickey Rourke.
Il classico bravo ragazzo e il proverbiale ribelle. Meglio buoni o cattivi?
Buoni, perché la cattiva voglio essere io.
E a quale attrice voleva assomigliare?
Jane Fonda, Anne Bancroft, Catherine Deneuve. E Sigourney Weaver che adoravo in Alien e poi avrei incontrato in Avatar. Donne eleganti ma capaci di tirarsi su le maniche. Credo ci sia sempre una relazione tra i film che fai come attrice e la donna che sei.
Non ha citato attrici meno «tradizionali», per dirla col linguaggio del casting…
Mi piace Whoopi Goldberg.
Dica la verità: le è seccato non ricevere premi per «Avatar» perché il suo personaggio è stato considerato «animato»?
I premi fanno piacere ma non servono a giustificare la nostra esistenza. Per Avatar c’era anche un problema tecnico-anagrafico: la tecnologia della motion capture (dalle espressioni e movimenti si ricava al computer il personaggio, ndr) è giovane mentre chi vota non lo è. Sono sicura che grazie a Cameron e ai suoi grandi colleghi, Steven Spielberg, Robert Zemeckis, George Lucas, Peter Jackson, la motion capture sarà considerata in futuro uno strumento nel bagaglio di un attore, come il celebre Metodo.
Dovesse scegliersi uno slogan?
Sesso e rock’n’roll. Uno dei primi film che ho visto era Purple rain di Prince e mi ha segnato. Mia madre, che non mi permetteva di dire parolacce a parte «bitch» («puttana», citazione da «Alien», ndr), mi ha insegnato a non vergognarmi del mio corpo, al mare eravamo nudisti. Il sesso è vita. Mi manca se lo faccio poco nella vita, e mi manca che lo facciano pochiss imo al cinema, per puritanesimo, sostituito dalla violenza.
Sesso e rock’n’roll. Dimentica la droga…
Se il vino è una droga, aggiungiamola. Per le altre non ho mai avuto curiosità. Sono sempre stata così accelerata che mia madre nascondeva lo zucchero. E non bevo caffè.
La voce più buffa sentita su di sé?
Che faccio questi ruoli di guerriera perché sono lesbica. Fin da piccola dicevano che ero un maschiaccio perché alla mia Barbie facevo fare la parte di Rambo o agente segreto, e a Halloween mi vestivo da ninja invece che da Campanellino. Ma vivo con il fidanzato da anni (l’attore Keith Britton con cui nel 2004 ha girato «Haven», ndr).
In tutte le interviste sottolinea di avere poco seno. Ha mai pensato alla chirurgia?
Me l’hanno consigliato, però fra le attrici che mi piacciono nessuna ha le tette finte. Meglio essere così o come le altre che però fanno film mediocri? Accetto l’idea degli anni che passano, cerco di tenere insieme il mio corpo senza andare contro natura. Se passati i 40 non sarò più in pace con la mia immagine, chiederò a Demi Moore.
- Mercoledì 9 Giugno 2010









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Il 22 Luglio 2010 alle 15:40 Zoe Saldana sexy ed aggressiva in The losers - foto - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] Zoe non ha dovuto fare altro che tirare fuori la parte più tosta di lei e, a giudicare dall’intervista rilasciata a Panorama, pare che non le manchi per [...]
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