
Chiara Caselli (Foto: LaPresse)
Piccola perla di cinema d’oltralpe, Il padre dei miei figli arriva nelle sale italiane l’11 giugno, in ardor di Mondiali. Opera seconda di Mia Hansen-Løve, giovane regista francese sempre più apprezzata nella sua terra, proprio a Cannes l’anno scorso vinse il premio speciale della giuria Un certain regard.
Con insolito realismo e delicata sensibilità non schiava del ritmo, il film racconta la devozione per il cinema, il fallimento e il suicidio del giovane produttore cinematografico Grégoire Canvel. Ma non solo. Dalla morte del carismatico Canvel, si apre un secondo film, un altro narrare, e protagonista è il coraggio silenzioso e toccante con cui la moglie e le sue tre figlie riescono ad andare avanti e ad affrontare, unite, il loro destino.
La storia è ispirata alla vicenda del produttore francese Humbert Balsam, suicidatosi nel 2005, figura audace e luminosa che portò in Europa autori arabi come Youssef Chahine o Elia Suleiman, capace di affidarsi alla passione piuttosto che al calcolo economico. La Hansen-Løve ebbe l’occasione di conoscerlo per il suo primo film, Tout est pardonné, che Balsam aveva scelto di finanziare.
Nei panni della moglie del produttore troviamo la nostra Chiara Caselli. Sguardo profondo e stoico, che è fragilità e forza al contempo, con la sua fisicità minuta ma nervosa e tenace l’attrice riesce a centrare il personaggio e a dargli un’intensità vibrante. Applaudita a Cannes, di lei Bernardo Bertolucci ha detto: “Chiara Caselli in Francia è diventata grande”. Conosciuta più per il cinema che non per le cronache rosa (per questo forse nome non risonante in Italia), la Caselli ha recitato con registi come Gus Van Sant, Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, Liliana Cavani.
Talento puro e parte di quel cinema vero che ci piace tanto, Panorama.it l’ha incontrata.
Chiara, com’è stato lavorare con Mia Hansen Løve, così giovane e alla sua seconda opera?
Giovane soprattutto per gli standard italiani (sorride con voce calma e sicura, ndr)… È venuta a cercarmi nove mesi prima di iniziare le riprese: era molto preparata, aveva visto tutti i miei film, anche alcuni di cui avevo perso le tracce. È una figura esile ma rapidamente si intuisce la sua forza. Mi ha consegnato la sceneggiatura di cui sono rimasta perplessa, più che altro per il fatto che avesse scelto me: Sylvia è un personaggio così ancorato alla realtà, diverso dai miei personaggi precedenti. Ma le sfide mi piacciono. Poi ho visto il primo film di Mia: tutti gli attori sono scelti e diretti in modo funzionale a quello che lei vuole raccontare.
Hai lavorato con grandi autori come Antonioni o Van Sant, ma anche con produzioni low budget come in Cover Boy di Amoroso o con esordienti come Stefanelli (Il prezzo): sembra che le tue scelte attoriali siano viscerali.
L’attore sceglie in seconda battuta, prima deve essere scelto. Forse ad altri livelli è diverso… Comunque se io faccio una cosa mi ci dedico totalmente, indipendentemente dal risultato. Sono molto dedita. Poi una volta che mi viene sottoposto un progetto nasce il mio desiderio: che sia Antonioni o sia un giovane, per me non c’è nessuna differenza di impegno.
Il padre dei miei figli è distribuito da Teodora Film. Ha trovato difficoltà ad arrivare in Italia?
Assolutamente no, appena è stato visto a Cannes è stato subito scelto per la distribuzione dalla Teodora. Nutro una grande ammirazione per Cesare Petrillo e Vieri Razzini (della Teodora Film, ndr), che in un certo senso sono come Balsam. E ce ne sono tanti nel cinema di personaggi appassionati, che operano con fede e convinzione, con un coinvolgimento altissimo. Fare cinema è un mestiere rischioso, ora particolarmente è un atto eroico. In Italia soprattutto è difficile: da noi una ragazza come Mia, giovane e donna, difficilmente avrebbe trovato sbocchi. In Francia invece, seppur con pochi mezzi produttivi, ha avuto comunque dieci settimane di produzione. In Francia si realizzano tre volte tanto i nostri film, con aiuti statali. Gli artisti sono come semini: non crescono se non c’è terra su cui attecchire.
Credi di essere apprezzata più all’estero che in patria?
Non me la pongo questa domanda. Penso semplicemente a far bene il mio lavoro.
Mia Hansen-Løve ti ha cercata e trovata. Di te dice che emani “forza, calma, intelligenza”, e che “nello sguardo c’è una malinconia discreta”. Ti ritrovi in questa descrizione?
La ritrovo nella descrizione del personaggio che viene fuori sul set, forte e fragile nello stesso tempo.
E tra te e il personaggio di Sylvia ci sono analogie?
Le analogie sono nel suo modo di andare avanti comunque e in una sorta di segretezza. Non la si vede mai con amici… Quando le crolla tutto perde il senso della direzione nel momento in cui cammina verso la stazione. Poi si ritrova. E anch’io vado avanti comunque.
Com’è stato recitare con le bambine?
Per un attore non c’è niente di più difficile di recitare con cani e bambini. L’obiettivo è sempre la verità profonda e i bambini sono, non fanno finta di essere bambini. Soprattutto se sono scelti bene, come nel caso delle bambine de Il padre dei miei figli. Avevano una loro sceneggiatura, sì, ma sono state messe a loro agio e mai forzate. È stata una bella sfida.
E ora a cosa stai lavorando?
Sto per realizzare la mia prima personale di fotografia, alla cappella privata del Castello Svevo di Bari, dal 16 giugno al 31 agosto, con la fortuna di avere come curatrici Marilena e Silvana Bonomo. Ho iniziato a fotografare prima ancora di diventare attrice. Inoltre sto preparando il monologo di Molly, ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce, per uno spettacolo teatrale che debutterà il 15 luglio a Roma.
Dopo il fortunato cortometraggio Per sempre (1999), hai lavorato alla regia di un lungometraggio che non ha mai avuto vita. Arriverà prima o poi una tua nuova opera da regista?
Sono stata dietro dietro a quel lungometraggio quasi cinque anni poi arrivò la mazzata. Succede… Ora lo dico con una certa tranquillità ma non ho intenzione di proseguire su quel progetto. Ora sono molto felice della mia carriera di mamma, fotografa, attrice. Quando e se capiterà di sentire ancora la voglia di regia, si vedrà.

Il padre dei miei figli (Teodora Film)
- Venerdì 11 Giugno 2010









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Il 18 Giugno 2010 alle 18:01 Notizie dai blog su Recensione IL PADRE DEI MIEI FIGLI ha scritto:
[...] Chiara Caselli racconta Il padre dei miei figli: “Una bella sfida”. Vinta Chiara Caselli (Foto: LaPresse) Piccola perla di cinema d’oltralpe, Il padre dei miei figli arriva nelle sale italiane l’11 giugno, in ardor di Mondiali . Opera seconda di Mia Hansen-Løve , giovane regista francese sempre più apprezzata nella sua terra, proprio a Cannes l’anno scorso vinse il premio speciale della giuria Un certain regard. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]
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