

«Quando salgo sul palco con la mia band non sono un’attrice di Hollywood, ma una belva affamata e insaziabile»
La parte della cattiva ragazza convertita al culto del rock’n’roll le viene benissimo, ma Juliette Lewis è troppo scaltra e intelligente per cadere nello stereotipo della ribelle in fuga dalla gabbia dorata del cinema americano.
Lo ammette con Panorama alla vigilia dei due concerti italiani, il 25 giugno a Genova e il 9 luglio in provincia di Bolzano (Altipiano del Renon, Rock im ring festival) in cui presenterà le canzoni del suo nuovo disco, Terra incognita.
«Io dalla vita e dal mio lavoro voglio adrenalina, emozioni forti, il cuore in gola. A volte queste sensazioni me le regala il set, altre volte il palcoscenico. La mia unità di misura sono i lividi: tanti lividi tanta fatica, tanto godimento.
Da questo punto di vista, l’ultimo film che ho girato, Whip it (regia di Drew Barrymore, ndr), è stato esaltante. Recitavo la parte di Bliss, una ragazza che si realizza giocando a roller derby, uno sport-massacro su pattini a rotelle.
A sera, finite le riprese, scattava il conteggio delle botte. Ero sempre fra quelle messe peggio. Mi sono sentita come quei wrestler che a fine carriera si contano le cicatrici»
Al di là della superficie, quel che si avverte parlando con Juliette Lewis è un palpabile disagio nei confronti dello stile di vita da celebrità.
Che diventa insofferenza quando le si ricorda della sua lunga relazione negli anni Novanta con Brad Pitt.
«Si sbaglia di grosso, se crede che quella sia stata la cosa più memorabile della mia vita. Eravamo giovani, belli e impertinenti. E ci siamo dati da fare.
La cosa singolare è che oggi nessuno dei due sa più chi sia l’altro. Lui è dentro il suo ruolo di star inafferrabile e io non sono più la ragazzina che spacca tutto al primo scatto di nervi.
Però non ho rimpianti: se proprio devo fare un paragone, molto meglio i miei quattro anni di matrimonio (dal 1999 al 2003, ndr) con Steve Berra, un genio dello skateboard»
Come icona rock, Juliette Lewis non ha faticato molto a conquistarsi credibilità nell’ambiente. Perché i suoi dischi hanno un sound aggressivo e perché sul palco ha abbastanza carisma per reggere la parte.
«Quando inizia lo show, mi trasformo in un fuoco d’artificio. Davanti al pubblico faccio la pazza, voglio convincerli fino in fondo che non canto come una diva annoiata, ma come una che crede in quello che fa. E quando mi sembra di non avere più forze penso ai serpenti di Oliver Stone»
Prego?
«Stone è uno di quei registi che non vogliono sentirsi dire “non ce la faccio più”. Un giorno io e Woody Harrelson, l’altro protagonista di Natural Born Killers, abbiamo passato il tempo a lamentarci per la stanchezza, per la durezza delle riprese. A quel punto Oliver dice: “Un’ultima scena e tutti in albergo. Dovete solo camminare per 30 metri sulla sabbia”.
Già, 30 metri di deserto cosparsi di serpenti a sonagli! Credo di aver imparato a volare»
Per zittire o attenuare l’irrefrenabile fiume di parole di Lewis c’è un metodo sicuro: cercare di entrare nelle pieghe della sua vita privata, della sua incapacità di mantenere in piedi a lungo una storia d’amore.
«Attualmente sono single. E non ne sono orgogliosa. Ognuno deve fare i conti con la propria storia. Io vengo da una famiglia di divorziati, mio padre è al quarto matrimonio, mia madre, per il momento, è ferma al terzo.
Io vivo sotto i riflettori, ma da tempo non ho voglia di avere accanto un uomo divo. Tra un fichetto di Los Angeles coinvolto nel cinema e un muratore del Texas, oggi sceglierei sicuramente il secondo »
Infatti il passaparola che gira da tempo nel music business è che per uscire con Juliette non bisogna invitarla a cena e, men che meno, farle recapitare fiori o altri regalini.
«L’invito ufficiale mi mette ansia. Per non parlare dei riti che seguono: ti viene a prendere sotto casa, ti porta al ristorante, parla per ore di cose inutili, poi c’è il primo drink, il secondo drink… No, questo tipo di uomini non fa per me.
Il peggio arriva poi con quei tizi assurdi che alla prima uscita vogliono metterti sul lettino dello psicoanalista per capire chi sei. L’ultimo che lo ha fatto se ne è pentito. Perché a un certo punto ho perso la pazienza e gli ho detto senza giri di parole: ascolta, stai parlando con una che a trent’anni poteva guadagnare milioni di dollari accettando ruoli demenziali di ogni tipo a Hollywood.
Invece ho rallentato con il cinema e mi sono messa a fare la cantante rock guadagnando un centesimo di quello che avrei potuto incassare. E tu vorresti capire chi sono in un’ora, davanti a un piatto di guacamole e gamberi? Amico, si è fatto tardi»
- Martedì 22 Giugno 2010









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Il 22 Giugno 2010 alle 19:45 Juliette Lewis: il mio motto? Tanti lividi, tanto godimento | eventinellacitta.com ha scritto:
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