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Otello Bertocchi: i segreti dell’uomo che è stato il guardiano della Capannina

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  • Tags: La Capannina, Otello Bertocchi, Panorama in edicola, personaggi
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Otello bertocchi: i segreti dell'uomo che è stato il guardiano della Capannina

di Silvio Del Vigo

Poche persone possono raccontare di averci scambiato più di due parole.

Bastava dire «Buonasera, Otello», e si spalancava la porta dei sogni, dei desideri, di una giovinezza tutta da vivere.

Dopo 42 anni di ininterrotto servizio va in pensione Otello Bertocchi, simbolo della Capannina di Forte dei Marmi. Oggi si chiamerebbe «door selector», ma per decenni è stato semplicemente il buttafuori di un locale celeberrimo, inaugurato nel 1929 da Achille Franceschi.

Otello è un pezzo della Capannina. E qualche pezzo della Capannina si porterà via in questi giorni, grazie al decreto ingiuntivo emesso dal tribunale di Firenze che gli consente di prelevare beni per un valore di 80 mila euro, pari ad arretrati delle sue buste paga.

La Capannina ha da poco aperto la stagione estiva e i clienti più affezionati rimangono perplessi all’ingresso. Perché manca la mole imponente di Otello: impossibile non accorgersi della sua assenza.

Per generazioni i rampolli di ricche famiglie italiane, prima di varcare l’ingresso della Capannina, hanno cercato il suo sguardo, con trepidazione. Il cognome non importava: Moratti, Agnelli, Frescobaldi, Corsini… tutti dovevano avere il suo benestare per accedere.

Importava semmai come ci si vestiva. Negli anni Ottanta impazzò la moda dei jeans sdruciti. Chi voleva seguirla ma desiderava passare davanti a Otello doveva cambiarsi dietro la siepe, sulla spiaggia. Ci fu poi la moda delle sneaker, che a quel tignoso di Otello sembravano soltanto scarpe da ginnastica. E si poteva star certi che con quelle ai piedi in «Capanna » non si ballava.

Il modo più sicuro per superare l’esame era indossare pantaloni lunghi, camicia ben infilata nella cintura, pullover sulle spalle e mocassini ai piedi. Allora sembravano sciocche e anacronistiche imposizioni. Oggi, entrando alla Capannina, si capisce che Otello non aveva torto.

Con lui va in pensione un modo di intendere il divertimento. Chi ha frequentato il locale sulla spiaggia del Forte si sentiva parte di un club esclusivo di cui Otello era il custode, cerbero prosecutore di una dorata tradizione.

In Capannina si arrivava in bicicletta, dalla villa di papà, dopo la cena in casa tra amici. Oggi il vecchio parcheggiatore Giulio, altro personaggio storico ancora tenacemente in servizio, deve farsi aiutare da giovani stranieri per gestire i suv che bloccano il viale a mare.

Su Otello esistono mille aneddoti, cuciti sulla sua personalità un po’ burbera.

Si racconta, per esempio, che il figlio di un noto produttore di calzature della Lombardia, per assicurarsi il via libera per tutta la stagione, si presentò all’ingresso promettendo regali e chiedendo a Otello la misura del piede di tutta la sua famiglia. E che quando quello, ammiccando ai colleghi sulla porta, gli disse il suo numero, il ragazzo rimase stupito e perplesso, farfugliando che non sapeva se il padre le producesse così grandi.

Oppure si narra che più d’una volta dovette chiamare l’amico maresciallo dei carabinieri perché allontanasse, caricandolo sulla Campagnola, un ragazzo un po’ tonto e sempre ubriaco che molestava i clienti dell’aperitivo. Quel «Merigo» che insistentemente chiedeva un’oliva, per poi avere la scusa di scroccare un sorso di Martini, era lo stesso personaggio poi reso celebre da Giorgio Panariello.

Qualcuno sostiene che, dopo Giulio Andreotti, solo lui conosca i segreti privati di tutta la classe dirigente italiana. Ma Otello, come ha parlato poco in 42 anni di lavoro, così rimane riservato da pensionato.

Per lui parla l’avvocato Claudio Lalli, che tutela gli interessi di altri tre dipendenti in causa con la proprietà della Capannina, a cui chiedono quasi 3 milioni di euro. Ad abbandonare il patron Gherardo Guidi ci sono persino il suo storico braccio destro, Vincenzo Logli, e il famoso Alfredo Pellegrini, il barista più famoso della Versilia.

Otello non vuole dare indiscrezioni nemmeno sui tanti personaggi che hanno calcato il parquet del locale. Dice, con un marcato accento delle Alpi Apuane:

«Ci hanno provato in molti a farmi raccontare qualcosa, ma io nomi non ne faccio. Anche se di storie ce ne sarebbero.

Mi ricordo, per esempio, di quel nobile toscano che arrivò con gli stivali sporchi di fango, perché era appena tornato da una battuta di caccia in Maremma. Non potevo proprio farlo entrare così conciato.

Oppure del figlio di un’importante famiglia milanese che si presentò completamente ubriaco con gli amici. Io gli sbarrai il passo e lui, che mi rispettava, mi disse: “Va bene, Otello, hai ragione, torno domani”. Poi andò in un altro locale, fu coinvolto in una rissa e finì all’ospedale»

Celebri anche le sue frasi, in dialetto massese:

«Entrino e non paghino, eschino e non salutino, ma che sono, totani? »

O quella data in risposta al giovanotto che pensava di conoscere la parola d’ordine e a passo svelto tentò di oltrepassarlo bofonchiando un «Buonasera, Otello»:

«Buonasera non basta, non siamo mica in chiesa»

Otello poteva essere una barriera invalicabile e, come addetto alle selezioni, era più fisionomista di una macchina fotografica.

In compenso chi riusciva a conquistare la sua fiducia sapeva di avere davanti un’estate piena di soddisfazioni. Poteva portare a ballare fino a 20 amici, oppure aspettare all’esterno che le ragazze più carine gli chiedessero di farle entrare con lui.

Tanto era motivo di orgoglio avere la strada libera davanti a Otello che ci fu chi trascorreva tutta la serata davanti alla Capannina solo per poter dire agli amici: «Entro un attimo a fare pipì, aspettatemi».

Ma ormai sono solo ricordi, che oltre 1.000 ex giovanotti hanno affidato a Facebook, dove la notizia dell’uscita di scena di Otello ha scatenato una ridda di amarcord del bel tempo che fu.

  • redazione
  • Lunedì 5 Luglio 2010
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