
Carmen Masola a "Italia's got talent" - Credits: La Presse
È dal 1989 che Carmen Masola aspettava questo momento: “Vissi d’arte”, il primo album della vincitrice di “Italia’s Got Talent“, il nuovo talent show di Canale 5, è in tutti i negozi italiani dal 29 giugno.
Dai lontani esordi fallimentari per lei, il potenziale momento della svolta. Solo potenziale, però: oggi, a pochi giorni dal lancio del suo progetto discografico possiamo dire che quell’attesa è finita con un 54esimo posto nella classifica Fimi. Una debacle.
- Carmen Masola - Credits: Sony Music
- Carmen Masola a “Italia’s got talent” - Credits: La Presse
- Carmen Masola a “Italia’s got talent” - Credits: La Presse
- Carmen Masola, la vittoria a “Italia’s got talent” - Credits: La Presse
Un esordio mediocre superato in modo netto dai più inaspettati Studio 3, trio pop italiano giunto al quinto album e sostanzialmente ignorato dalla stampa.
Carmen Masola ha incontrato molti ostacoli nel suo percorso di vita e in quello professionale, tra porte chiuse in faccia e una storia familiare difficile. Per questo - si spera - non verrà di certo abbattuta da questo passo falso.
Eppure sono due i muri che oggi ha di fronte, e sono i più grandi che dovrà abbattere: la non popolarità di un genere - quello lirico - che nemmeno un talent di successo può ravvivare e l’incisiva vena critica di chi quel genere lo ascolta e lo apprezza.
Una nicchia esigente e a suo modo crudele. Su iTunes un acquirente scrive, non influenzato dall’effetto mediatico del talent:
Ho comprato questo disco a scatola chiusa, mi ispirava la copertina. Devo ammettere che non ce l’ho fatta ad ascoltarlo tutto.
Questo disco è la disparizione del canto. La voce è afona, spenta, senza consonanti. Appunto: non suona.
Splendidi gli arrangiamenti del grande Celso Valli.
Il discusso talento di Carmen Masola si scontra inoltre - forse - con una più dura realtà, che lei stessa ha raccontato: la “bruttezza” di una fisicità imponente che allora non solleticava i produttori prima della grande occasione. E oggi, probabilmente, neanche il palato del pubblico popolare.
Per qualche triste motivo culturale, anche se prodotta da una grande major come Capitol/Sony che l’ha promossa davvero in modo ineccepibile, si confronta con un uditorio sordo che fa fatica a riconoscersi nel suo personaggio.
Perché Susan Boyle - che non ha nemmeno studiato canto lirico - vende più di 400 mila copie nella prima settimana con il suo primo “I Dreamed a Dream” nel 2009 e Carmen Masola non è invece premiata dal pubblico, che pure l’ha portata alla vittoria attraverso il televoto?
Possiamo, forse, rispondere da un punto di vista tecnico. L’operazione in “Vissi d’Arte” è di gentile avvicinamento della lirica alle sonorità pop: l’esempio cardine è la hit di Lara Fabian “Adagio”, proposta con l’arrangiamento originale classico di Albinoni.
Il disco in più di un’occasione include suoni pop lontani dalla tradizione d’orchestra, partendo dalle arie liriche più note. Una commistione di intenti, con qualche compromesso.
Carmen ammicca quindi a un pubblico che probabilmente fino al 17 maggio scorso (il giorno della finale di “Italia’s got talent”) si è commosso più per la sua storia personale che per la qualità - e la novità, per certi versi - del suo canto.
Ed è quello stesso pubblico che oggi le volta in qualche modo le spalle.
Gli addetti ai lavori, interrogati prima del suo esordio dal settimanale Sorrisi, hanno peraltro confermato sì le buone potenzialità, ma anche la necessità di ulteriore studio per affinare una tecnica vocale che a livello lirico presenta ancora molte debolezze.
Quale futuro allora per Carmen Masola, oggi? In tv, nelle rare eccezioni in cui la lirica ha spazio? Nei teatri italiani dove gli intenditori già storcono il naso? Il successo discografico, per ora, rimane solo un sogno. Anche se i conti andranno fatti a lungo termine.
La vera speranza è che non finisca in quello che di recente è stato definito “il cimitero virtuale degli artisti lasciati a metà”.
Carmen Masola è una perfetta comunicatrice con un talento musicale che si muove oggi in un territorio scosceso - come quello italiano - in modo troppo incerto.
L’Italia è l’unico Paese insieme alla Polonia dove persino “l’originale” Susan Boyle è stata ugualmente trascurata.
Forse è il caso di contestualizzare meglio il suo percorso. Purtroppo, non siamo in Inghilterra.
- Mercoledì 14 Luglio 2010









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