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Alexia contro le “Stars”: “Cercare la hit a tutti costi è come stare in gabbia”

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  • Tags: alexia, Angelo-Branduardi, interviste, Musica, personaggi, talent show
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Alexia per "Stars"

Alexia per "Stars"

Alexia è nei negozi da fine giugno con “Stars“, il suo nono album di inediti.

Una storia, la sua, nata nella musica dance in lingua inglese con hit internazionali del calibro di “Summer is Crazy“, “The Music I Like“, “Uh la la la“. Indimenticabili.

Sanremo, con le sue quattro partecipazioni, l’ha trasformata poi in talentuosa regina del soul “made in Italy”. Alessia Aquilani è oggi l’emblema di chi fa musica pop per una pura esigenza espressiva.

Una realtà musicale sempre molto attesa, che dal 2008 è indipendente. Una grande voce italiana si oppone oggi alle “illusioni musicali” generate dal mezzo televisivo. L’abbiamo intervistata.

Alexia per “Stars” - Credits: Remo di Gennaro
Alexia per “Stars” - Credits: Remo di Gennaro
Alexia per “Stars” - Credits: Remo di Gennaro
Alexia per “Stars” - Credits: Remo di Gennaro
Alexia: cover di “Stars” - Credits: Remo di Gennaro


Parliamo subito dell’album “Stars” e della cover.

La copertina è il fulcro che è anche un po’ il filo conduttore del disco: si tratta di una tv anni ‘50 che rappresenta il mondo della televisione del passato, che porta alla memoria fatti confrontabili con quello che è il mondo dello spettacolo e della musica oggi.

C’è una doppiezza di fondo nel plurale della parola “Stars” che dà il nome al disco: c’è la forma che viene data dal contenitore mediatico all’artista che acquisisce notorietà, poi c’è la star fuori dal mezzo. E a volte sono figure diverse in modo diametrale.

Questo per dire che dentro la tv viene data una visione apparentemente nitida dell’artista, ma la forma concreta è quella che esce fuori, nei live e sul palco.

Infatti il brano “Star” sembra essere ironico…

Infatti. Mi chiedono tantissimi ragazzi cosa bisogna fare per diventare famosi, e la cosa mi fa sorridere.

Poi mi chiedono cosa devono fare per diventare una cantante come me. E anche lì la cosa mi fa in qualche modo tenerezza e simpatia.

Quando invece mi chiedono cosa devono fare trasformare la loro passione in una professione, rispondo: bisogna mantenere integrità e portare avanti il proprio percorso, stando molto attenti nel seguire le aspettative di chi ti sta attorno, che spesso possono essere fuorvianti.

La star “generata” dalla rappresentazione televisiva è un po’ l’oggetto della tua polemica. Cosa pensi dei grossi investimenti discografici ai ragazzi dei talent e del loro immediato successo?

Non mi sembra molto diversa questa situazione rispetto a quando avevo 15 anni e lavoravo come vocalist, nel periodo del boom della musica dance in Italia. In quel periodo spuntavano dj come funghi.

Molti di questi progetti diventavano importanti economicamente. Molti altri arrivavano al successo mondiale in modo rapido. Magari avevano un lavoro normale e il giorno dopo  partivano per Madrid dov’erano già primi in classifica.

Un giorno quel momento è arrivato anche per me. Il problema è che gli altri nel frattempo erano già finiti.

Anche quando ho ottenuto la popolarità internazionale non sapevo quanto sarebbe durata: in quei tempi tutti eravamo consapevoli che fare dance in qualche modo ti marchiava.

Ci sono molte assonanze, vero? Questi artisti che vengono dai talent devono capire se hanno delle cose da dire, fare attenzione a chi li circonda e nel frattempo devono riuscire a sopravvivere in questo mondo come artisti e come persone.

Sanremo dà, Sanremo toglie. In passato hai dichiarato che ti ha lasciata molto provata l’esperienza all’Ariston. E vero?

Più cresci e più riesci a organizzarti mentalmente. Il primo anno (nel 2002, con “Dimmi come”, ndr) è stato il più faticoso ma anche il più divertente, il secondo (nel 2003, con “Per dire di no”) c’erano molte aspettative e volevo fare bene il mio lavoro.

Nel 2005 (con il brano “Da Grande”) è stato un po’ un anno di esorcizzazione del passato e infine l’anno con Mario Lavezzi (2009, con “Biancaneve”) è stato un modo per divertirmi… e detto sinceramente, per accettare un invito.

Con il senno di poi rifarei tutte quelle esperienze e parteciperei anche in futuro a Sanremo senza problemi.

Fare musica pop in una casa discografia indipendente è difficile oggi?

Dal punto di vista artistico è stupendo: hai la possibilità di esprimere quello che sei. Quando diventi popolare per il grande pubblico, per usare una metafora, ti trasformi in una foto scattata molto bene.

È difficile poi far capire alle persone che ci sono mille sfumature in quell’immagine.

Le difficoltà incontrate in una major sono molte. I termini che ti consigliano per l’uscita, i piani di lavoro che spesso non coincidono con il tuo modo di pensare il lavoro ma soprattutto l’idea artistica che ti obbliga a seguire una determinata direzione.

Ho fatto un po’ fatica in passato a capire cosa volessero da me. Il pubblico, è vero, ti ricorda in un modo, però aspetta anche le novità.

“Dimmi come” la casa discografica non lo voleva come brano. Poi si è deciso di presentarlo a Sanremo e la gente è rimasta spiazzata in modo favorevole.

Nelle major e nel fare musica ci va più coraggio, anche se ci sono regole che non lo permettono.

La cosa più bella del lavorare in modo indipendente è che tutto il merito del tuo lavoro è soltanto tuo e frutto delle tue scelte.

A che punto della carriera ti senti oggi?

Mi sento appagata, davvero, faccio le cose che mi piacciono indipendentemente dalle vendite, che oggi sono durissime per tutti.

Oggi per me fare un cd è un pretesto per ritornare sul palco e dire quello che sono e quello che sto facendo. Mi piace suonare con la mia band con la scenografia del mio spettacolo.

Oggi mi sento come nel 1996 quando muovevo i primi passi, con lo stesso entusiasmo.

Puoi anticiparci i progetti per i prossimi mesi?

Dal 22 luglio farò una cosa un po’ speciale: sarò al Porretta Festival, una 4 giorni di musica soul di cui sarò madrina. Canterò tra gli altri con Charlie Wood e da lì cercheremo di capire se c’è il seme per altri progetti importanti.

Dopo un break estivo, dal primo di agosto fino a settembre ci saranno solo concerti.

Sul mio sito è partito un mini concorso per suggerire il prossimo singolo, che stando alle segnalazioni che ci sono arrivate dal pubblico dovrebbe essere “I Dreamed a Dream”, brano realizzato con Angelo Branduardi.

Il tema del brano è scottante perché critica in qualche modo il mondo dell’informazione, che oggi molto duro e troppo crudo. L’abitudine non analitica al dramma ci ha reso più indifferenti e ha reso molti problemi del mondo “normali”.

È un brano particolare al quale Angelo ha dato grande valore. Credo che a settembre faremo un po’ il punto della situazione e decideremo poi in via ufficiale.

I fan, ma in generale i tuoi ascoltatori, sul web ti amano molto ma sono anche severi rispetto alle tue scelte artistiche. Uno zoccolo duro che sembra volere sempre di più da te. Tu come le percepisci queste critiche?

Da un lato è carino che si dicano cose così, ti attribuiscono un talento e una potenzialità che fa piacere.

Devo dire che si tratta anche un po’ di una scelta mia quella di non puntare ancora sul tormentone. Credo che sia una cosa un po’ di retaggio da parte del pubblico.

Non sono un artista 20enne e voglio raccontare storie con più contenuti, anche se magari ci ritroveremo un giorno nel momento in cui quella consacrazione sarà arrivata lo stesso, magari quando sarò pienamente dentro gli “anta”.

Cercare a tutti i costi la vividezza di una hit, una garanzia discografica, mi crea stanchezza. La stessa di una persona che sta in gabbia.

  • alessandro.alicandri
  • Mercoledì 21 Luglio 2010

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Commenti

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Il 22 Luglio 2010 alle 11:35 Alexia contro i talent: “Illudono le nuove generazioni” - MondoReality ha scritto:

[...] Sul blog di Panorama, la cantante approfondisce il tema, soffermandosi sui grossi investimenti discografici sui ragazzi usciti dai talent Non mi sembra molto diversa questa situazione rispetto a quando avevo 15 anni e lavoravo come vocalist, nel periodo del boom della musica dance in Italia. In quel periodo spuntavano dj come funghi. Molti di questi progetti diventavano importanti economicamente. Molti altri arrivavano al successo mondiale in modo rapido. Magari avevano un lavoro normale e il giorno dopo partivano per Madrid dov’erano già primi in classifica. Un giorno quel momento è arrivato anche per me. Il problema è che gli altri nel frattempo erano già finiti. Anche quando ho ottenuto la popolarità internazionale non sapevo quanto sarebbe durata: in quei tempi tutti eravamo consapevoli che fare dance in qualche modo ti marchiava. Ci sono molte assonanze, vero? Questi artisti che vengono dai talent devono capire se hanno delle cose da dire, fare attenzione a chi li circonda e nel frattempo devono riuscire a sopravvivere in questo mondo come artisti e come persone. [...]

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