

La Madonnina del Duomo di Milano è a rischio. A salvarla, come sempre, saranno gli esperti della Veneranda fabbrica del Duomo, l’istituzione, gestita insieme da Stato e curia, fondata nel 1387 per costruire la cattedrale e prendersene cura.
La guglia che sorregge la statua dorata è molto deteriorata, per restaurarla sarà costruita un’impalcatura di 40 metri.
Così il simbolo della città non sarà impacchettato e resterà visibile. «La Madonnina» precisa Benigno Mörlin, ingegnere e direttore della Fabbrica del Duomo, «è in buone condizioni. Il problema è la guglia. Alcune parti sono state erose dal vento e dalle piogge acide».
Poiché non si sa se il pinnacolo di marmo può reggere un normale ponteggio, l’impalcatura deve stare in piedi da sola. Spiega Mörlin:
«Sarà a forma di stella, in quanto il peso e la spinta del vento devono scaricarsi in alcuni punti precisi della cupola, che altrimenti crollerebbe. Inoltre, non possiamo usare le normali protezioni di tela, perché aumenterebbero l’effetto vela. Gli operai, quindi, saranno esposti alle intemperie e sarà impossibile lavorare d’inverno».
Non è la prima volta che il Duomo rischia. Alla fine del ‘400, quando furono costruiti gli archi che reggono la cupola, i pilastri che li sorreggono si inclinarono di 15 centimetri, spezzando le catene che avrebbero dovuto tenerli dritti.
Un altro brutto momento fu nel 1968, quando la falda acquifera di Milano si abbassò, indebolendo il suolo sotto la cattedrale. Da un pilastro dell’abside si staccò una grossa scheggia e il restauro durò oltre 10 anni.
A Milano, quando un’opera è interminabile, si dice che «è come la Fabbrica del Duomo», mai finita. Quanto dureranno i lavori? Risponde Mörlin:
«Speriamo di farcela in 2 o 3 anni, ma è una scommessa, dal punto di vista tecnico ed economico».
L’impresa costerà almeno 8 milioni di euro. Poco più della metà, 4,4 milioni, arriveranno grazie a un accordo di programma tra Regione Lombardia, ministero per i Beni culturali, provincia e comune, Fabbrica del Duomo e Italia nostra. E il resto? Ce lo dice Angelo Caloia, ex presidente dello Ior, da un anno alla guida della Fabbrica:
«Stiamo cercando. Speriamo nelle donazioni da parte della società civile».
Per sensibilizzare la gente, sul tetto della cattedrale sono stati organizzati alcuni concerti, con artisti di prestigio. Il programma è su questo sito.
L’8 settembre si esibirà gratuitamente una straordinaria orchestra, composta in gran parte da disabili. Il 30 sarà la volta di Andrea Bocelli.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha promesso che verrà approvata la legge che assegna alla Fabbrica 5 milioni di euro l’anno, ma questi fondi bastano appena per la manutenzione ordinaria.
Il marmo di Candoglia con cui è costruita la cattedrale, infatti, è friabile e si deteriora nel tempo. Le guglie e le oltre 3.400 statue di santi e angeli che le ornano devono ciclicamente essere restaurate o sostituite. Racconta Mörlin:
«Se un santo è troppo rovinato e irriconoscibile, lo togliamo e lo sostituiamo con una copia. O aspettiamo che il Papa ne proclami uno nuovo».
Fra gli ultimi arrivati ci sono papa Paolo VI, anche se non è ancora salito agli onori degli altari, il fondatore dell’Opus Dei, Josemaría Escrivá, e il beato Luigi Biraghi, fondatore delle suore Marcelline.
Le statue dismesse finiscono nel Museo del Duomo, un’altra ferita. È chiuso da anni, mancano i soldi per riaprirlo. Dichiara Caloia:
«Sono dispostissimo ad accettare sponsorizzazioni. In cambio prometto massima visibilità per i loro marchi. L’unica cosa che non farò mai è mettere le pubblicità sulla facciata».
Non è solo una questione di fede e di arte, come conclude Caloia:
«Il Duomo è il secondo monumento più visitato d’Italia, con 3 milioni di presenze l’anno porta alla città denaro e prestigio».
- Mercoledì 8 Settembre 2010









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Commenti
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Il 9 Settembre 2010 alle 15:13 Panorama News 9 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Il Duomo di Milano: Oh mia bela Madunina che traballi di lassù [...]
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