

Il cervello l’ha allenato su Tacito e Catullo al liceo classico per poi laurearsi in scienze politiche. Pettorali, bicipiti e addominali sono il combinato disposto di narcisismo, testardaggine e di un tortino «magico» di sua invenzione.
Tonico e col capello a prova di tifone, Valerio Merola è arrivato davanti alle telecamere alcuni decenni fa senza mai lasciarle, malgrado invochi oggi «il diritto all’oblio».
Impossibile, però, per gli italiani dimenticare Merola, classe 1955, romano, che nel 1996 divenne oltremodo famoso («troppo» dice lui ora) per la linea difensiva scelta dal suo avvocato in un’inchiesta molto chiacchierata e finita in nulla, su un presunto giro di ragazze dello spettacolo concupite: innocente poiché superdotato.
Non sono bastati tre lustri e più per archiviare la singolare etichetta. Ed è questo che fa infuriare il conduttore che ha movimentato l’estate a modo suo, prima con La giostra sul due, un talk-show in riva al mare di Calabria, e poi polemizzando con Aldo Grasso che sul Corriere della sera ha rivangato il Merola che fu. «Non ne posso più di quell’etichetta».
Difficile toglierla, non le pare?
Sono stufo di questi pseudomoralisti che non mi giudicano per la mia professione ma sulla base di un vecchio episodio.
Anche lei, però, a sfidare il re dei critici televisivi…
Al re deve essere caduta la corona sul piede facendogli male, perché con me non è stato critico ma solo inutilmente astioso e preconcetto.
Che fa, rincara la dose?
Se avesse scritto: «Merola non sa parlare in italiano. Non ha ritmo nella conduzione. Sbaglia a guardare le telecamere. Non lascia spazio agli ospiti. Si veste male…». Ok, avrei accettato, sono critiche legittime. Lui invece ha solo scritto un vecchio pregiudizio.
Fu però lei a depositare il marchio del «merolone» e a concordare con il suo avvocato l’inedita linea difensiva…
Non rinnego nulla: 14 anni fa, per combattere un’ingiustizia, ho usato tutti i sistemi. Quella maledetta inchiesta è stata archiviata in istruttoria, non c’è mai stato neppure il processo. Io ero completamente estraneo ai fatti che mi venivano addebitati.
Sta dicendo: accidenti al merolone?
Mai avrei pensato che a 14 anni di distanza venisse ancora usato, e per denigrarmi.
Simona Ventura la chiamava «Valerione». Sempre con l’«one» di mezzo, e lei non se l’è presa. Allora?
Mi sono divertito, ho accettato gli scherzi, sapevo che andando all’Isola dei famosi (anno 2004, ndr) ci sarebbe stata un po’ di presa in giro. Altra cosa è essere vittima di un’etichetta.
Una persecuzione, insomma?
Più che una persecuzione, è un ostacolo alla valutazione vera della mia persona. Sono profondamente cambiato. Il mio privato è mio, non tradisco nessuno, non sono né sposato né fidanzato. Sono profondamente cristiano e cattolico, ho avuto un’educazione religiosa forte. Credo nella famiglia. Se fossi sposato, non tradirei mai la mia donna.
E perché non lo è?
Frequentando ragazze del mio ambiente non è facile trovare la madre dei miei figli. Suona un po’ maschilista: le ragazze del mondo dello spettacolo sono tutte leggerine… Diciamo che di divo in famiglia ce ne deve essere uno solo.
Figli?
Non mi sento ancora pronto. Lo so che suona strano, ma ho davanti agli occhi l’esempio dei miei genitori. Grandissima serietà, valori.
Donne: che genere le piace?
Quelle meno appariscenti, per nulla vamp. Mi creda, ho una certa esperienza.
Nel 1996 le sue conquiste si contavano a centinaia. Si parlò addirittura di 1 milione…
Era un altro Valerio Merola, che non rinnego, gliel’ ho detto. Un modello di donna discreta sentimentale, quasi un’eroina ottocentesca alla Jane Austen…
Le dobbiamo credere?
Parlo per cognizione di causa. Sì, è vero, la femminilità è inversamente proporzionale alla sua esposizione.
Faccia il critico della tv: voto?
È peggiorata perché è passata l’idea che chiunque possa farla mentre ci vuole mestiere, non si può prendere un concorrente del Grande fratello e dargli un programma. Io ho una gavetta vera alle spalle, Pippo Baudo nel 1984, vedendomi su un canale privato, mi chiamò per Fantastico 5. Arrivai in viale Mazzini senza raccomandazioni. Debuttai su Raiuno con una trasmissione che faceva 20 milioni di spettatori.
Come è nata l’idea della «Giostra»?
Con Luigi De Filippis, l’autore, abbiamo pensato che per esessere veramente estiva una trasmissione avesse bisogno di una location in riva al mare. E così registrate quasi a bordo acqua nel Golfo di Squillace, in Calabria.
Con 42 gradi, il vento che scompiglia i capelli. Cambio cinque o sei camicie a puntata, la truccatrice mi tampona il viso a ogni break e mi asciuga la giacca col phon. Ma sono felice, perché siamo partiti con il 4 per cento di share e abbiamo quasi raddoppiato. Spero di chiudere, il 5 settembre, ancora meglio.
Grasso polemizzava anche sullo sponsor: la Regione Calabria.
Chi obietta: perché non dare i fondi per costruire scuole, aggiustare strade, finanziare ospedali, non è informato. Ci sono fondi europei destinati alla promozione turistica, che dunque non possono essere usati altrimenti. Credo che La giostra abbia dato un bel ritorno in termini di immagine alla Calabria. E non è costata nulla alla Rai.
In molti la danno in corsa per l’autunno tv.
Ci sono vari progetti, ma per scaramanzia non dico nulla.
Da 20 anni vive a Monte-Carlo: la giornata tipo?
Sveglia alle 7.30, prendo Jack, il mio labrador (fra i vari cambiamenti sono anche diventato un profondo animalista) e faccio 6-7 chilometri di jogging. Compro i giornali e torno a casa, per fare colazione.
Anni fa ci raccontò di un mitico tortino…
È un po’ cambiato.
Fuori la ricetta.
Due tuorli e cinque albumi, un cucchiaio di fiocchi d’avena, marmellata dietetica. Tutto nel frullatore e poi in padella. Buonissimo. Accompagnato da due espressi macchiati.
Lo sa che così presta il fianco a battute: assomiglia a uno zabaione oversize.
È molto energetico.
Senta, non è che tutta l’acrimonia al suo indirizzo sia una collettiva invidia del pene, per dirla con Sigmund Freud?
Chissà, è un mix di disinformazione e pregiudizio. E così non sanno chi sono.
Si riassuma lei in una frase.
Scusate se (r)esisto.
- Venerdì 10 Settembre 2010









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