Il Leone d’oro di Sofia Coppola conquistato alla Mostra del cinema di Venezia piace ma non convince. Piace perché piace lei, la sua freschezza, il suo modo di girare quasi casuale, come se la cinepresa fosse lì a riprendere anche il nulla, anche la noia, anche il silenzio.
Ma è proprio questo il leitmotiv di quasi tutti i film della regista figlia d’arte. E questo non convince. Come il fatto che soprattutto in Somewhere protagonista sembri spesso proprio il nulla.
Lo stile narrativo del vincitore di Venezia 67 è lo stesso del vincitore dell’Oscar 2004 Lost in Traslation, come non notarlo.
E inevitabili ecco le critiche sulla scelta dell’ex fidanzato Quentin Tarantino, presidente di giuria, che mette le mani davanti: “È stato un verdetto all’unanimità”.
Unanimità di una giuria comunque di privilegiati dalla fortuna, penso io. E mi chiedo quanto possano essere vicini a un pubblico invece “normale” (che non va in giro in Ferrari, come il Johnny Marco di Somewhere, e non passa i pomeriggi a giocare a Guitar Hero visto che non ne avrebbe il tempo) i 98 minuti di pellicola sulla non vita e sulla quasi crisi esistenziale di un milionario di Hollywood stra-osannato alla Brad Pitt.
In un periodo di crisi economica planetaria tutt’altro che superata, forse c’è più bisogno di un Ken Loach che di una Sofia Coppola? Che il Leone di Sofia Coppola abbia un po’ quel sapore amaro che ha l’imminente sciopero dei signorini del pallone?
Intanto il direttore Marco Muller dal Lido attacca i critici quotidianisti e difende siti e blogger. Leggiamo proprio la Blogosfera cosa pensa del Leone d’oro 2010.
Daniela Losini riassume i vari pareri in twitter su DonnaModerna:
“Leone d’Oro Somewhere, molti saranno scontenti, io avrei preferito Black Swan. Ma tant’è. Applaudiamo ma senza spellarci le mani”.
Luigi Locatelli scrive nel suo blog:
“Somewhere è il miglior film di Sofia Coppola. Sembra che nulla succeda, invece il film costruisce impercettibilmente la sua storia fino alla scena clou. Il dubbio che la Coppola giri sempre lo stesso film però resta”
Duro invece il parere di Scocci:
“Beh, la visione di Somewhere mi ha fatto credere che Lost in translation e Marie Antoniette fossero dei colpi di fortuna e che Sofia Coppola sappia fare sempre lo stesso film in cui a due personaggi più o meno interessanti capitano delle cose casuali e rabberciate in un finale che faccia finta di dire qualcosa su di noi, su di lei, sull’universo così come i Maya l’hanno pensato e voluto”.
Christian, sul suo blog Tomobiki, parla di film che “ha vinto un po’ immeritatamente il Leone d’oro”, e nel dettaglio:
“Sofia Coppola torna sul luogo del delitto: il film è quasi una rivisitazione dei temi del suo lavoro finora migliore, Lost in Translation, ma rispetto a quello gli manca qualcosa: forse l’ironia stralunata di Bill Murray (…), forse il senso di spaesamento nel trovarsi in un contesto estraneo e “alieno” (….), o forse semplicemente un cambio di direzione dopo una trentina di minuti. Il lungometraggio, invece, continua a girare in tondo proprio come il suo protagonista”.
Cineroom, prima di sapere del Leone d’oro, commentava così Somewhere:
“Opera importante sul senso di vuoto nella Los Angeles contemporanea. Sofia Coppola non delude dopo il bel Marie Antoinette. Già uscito in sala: da non perdere“.
- Lunedì 13 Settembre 2010











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Il 13 Settembre 2010 alle 17:44 La solitudine dei numeri primi: strepitoso successo nelle sale per il film di Saverio Costanzo - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] di Maurizio) ha riscosso un successo inaspettato battendo persino The American con George Clooney e Somewhere, il lungometraggio di Sofia Coppola che ha trionfato alla 67a edizione della Mostra del Cinema di [...]
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