
Antonella Clerici e i bambini di "Ti lascio una canzone" - Credits: ANSA
La febbre da talent show è ancora alta, certo. Ma quella dei bambini-cantanti in tv sembra essere incurabile.
Tra “Io Canto“ il martedì sera su Canale 5, “Ti lascio una canzone“ il mercoledì sera su Raiuno e i ben due concorrenti minorenni nell’ultima edizione di X-Factor, la proposta musicale che si riaffaccerà sul mercato discografico nei prossimi mesi sarà costituita dalle nuovissime generazioni, forse ancora troppo precoci per poter essere definite tali.
In merito alla questione, numerose polemiche si sono consumate nei giorni scorsi su “Tv Sorrisi e Canzoni” dalle dichiarazioni di Sabrina Simoni, direttrice del Piccolo Coro dell’Antoniano e da quelle del frate Alessandro Caspoli, direttore di giuria dello Zecchino D’Oro.
I motivi? La necessità che un bambino non faccia “una scalata televisiva”, ma piuttosto un più sano “percorso musicale”.
Ecco, per approfondire, le parole usate dal rappresentante dell’Antoniano:
“Le nostre canzoni sono scritte per i bambini, negli altri show i piccoli si misurano con brani da adulti. Cosa può capire un ragazzino di storie di amanti, tradimenti o altro [...]? Qui riteniamo più rispettoso dell’infanzia cantare ‘La lumaca Elisabetta’ che ‘Destinazione Paradiso‘ e in generale non essere costretti a fare i grandi”.
E ancora:
“I nostri piccoli si esercitano 20 minuti al giorno per una sola settimana, poi sono in tv per cinque giorni con una canzone, gli altri show durano molto e ogni bimbo esegue vari brani: la voce si può anche stressare”.
E forse non solo la voce. Quale influsso può avere su un bambino o su un giovane adolescente una tale esposizione mediatica? Le opinioni sono contrastanti, anche a livello istituzionale.
Per questo abbiamo deciso di dare voce alle mamme, a cui si ripone la responsabilità diretta dei figli nell’età più delicata della crescita e sono le uniche persone che possono ai fatti autorizzare e alimentare tale fenomeno.
Ci siamo confrontati con Barbara Damiano, madre 34enne di Bologna, ideatrice e blogger del portale di informazione Mammafelice, sito dedicato al mondo dell’infanzia e dell’educazione.
“Credo di essere una mamma un po’ atipica: mi rifaccio in chiave moderna al metodo Montessori, ma credo che nel mestiere del genitore ci debba essere sì la responsabilità di regalare al bambino momenti felici, ma che non siano però il riflesso di desideri indotti dai genitori“.
È chiaro però che in molti la voglia di cantare arriva molto presto, così come il talento vocale:
“Non dubito dell’opinione degli altri, i genitori sanno bene cos’è meglio per i propri figli. In fondo ci sono tantissimi ragazzi che amano cantare e ballare e lo fanno per passione. Mi preoccupa però la sovraesposizione, i ritmi televisivi e gli orari che non sono quelli della quotidianità”.
Secondo la signora Damiano, visto dall’esterno, questo genere di iniziative ha degli aspetti discutibili che vanno oltre l’espressione del talento:
“In questi programmi, per quanto ne possano ammorbidire le modalità, i bambini sono sottoposti in qualche modo ad uno stress emotivo anche perché oltre alle esibizioni vengono comunque giudicati, anche se non direttamente.
Certe forme di competizione posso essere poco sane, specie se i genitori non possono essere sempre vicini per soddisfare le esigenze dei propri figli e condividere le emozioni, specie nei più piccoli.
Detto questo: un saggio scolastico dal mio punto di vista è la cosa migliore per un bambino di talento, ma se invece loro si divertono e sono sereni ben venga. È però fondamentale che in queste operazioni non prenda piede la vanità dei papà e delle mamme“.
Un esempio recente spiega una certa forma di disagio comunicativo:
“Ai fatti questi ragazzi sono eccezionali, ma fanno un po’ tenerezza perché la commozione creata dal loro canto stride con i temi trattati che il più delle volte appartengono al mondo degli adulti.
Ruggero di X Factor, che ha 17 anni appena compiuti, ha da poco cantato “The Great Pretender”, cover incisa da Freddy Mercury quando ha saputo di essere malato di AIDS, la sua condanna a morte. Ecco, questo chiarisce molto bene il personale punto di vista sulla questione”.
Quindi è responsabilità della televisione pubblica (o privata) evitare di trasmettere questo genere di format a tutela dei giovani telespettatori?
“Non ho mai creduto che la tv sia un cattivo esempio di vita, il cattivo o il buon esempio lo diamo sempre noi genitori. La tv, come la musica, può impoverire o arricchire. Sta a noi prendere questa responsabilità evitando di colpevolizzare troppo il mondo che li circonda”.
Per chiudere, alcune considerazioni:
“Il desiderio di diventare famosi è un sogno di tutti i bambini in tutte le generazioni. L’importante è che questa tensione non diventi necessaria o troppo reale. I bambini in tv non danno un messaggio negativo, perché hanno talento e studiano. Non sono come i bulli che filmano pestaggi su Youtube.
Credo però che lo scopo dei bambini sia di essere bambini e non di essere già adulti, pensando ad un futuro dignitoso e felice anche facendo mestieri normali e umili. Questo è ciò che di prioritario dobbiamo insegnare ai nostri figli”.
Siamo certi, al di là di tutto, che queste trasmissioni puntino tantissimo - anche se magari a volte non si vede - sulla serenità e sul benessere psicofisico dei ragazzi.
Ma vedere il tutto da un punto di vista più critico non può che aiutare a ragionare sul fenomeno, che già all’estero vede non solo il lancio, ma persino la consacrazione di pop star 16enni come Justin Bieber e il successo di Willow, figlia dell’attore Will Smith, al suo esordio discografico a soli 9 anni.
- Mercoledì 15 Settembre 2010









I calendari 2012
Tutto su Belen Rodriguez
Tutto su Lady Gaga








Talent show: le 10 star internazionali più amate su Facebook
Musica, le gallery più cliccate: Jennifer Lopez e Noemi in testa, e ci sono sorprese


Le ragazze di Periscopio
Le foto più belle, settimana dopo settimana
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.