

Si appresta a festeggiare i 25 anni nella moda con una grande festa al Lincoln center, ascoltando gli Strokes, nella serata forse più attesa della settimana della moda di New York.
Ma quando pensa al suo esordio Tommy Hilfiger va molto più indietro nel tempo, non al 1985 ma al 1969, quando cominciò a vendere i primi jeans a Elmira, la città operaia dove è nato, nello stato di New York:
«Aprii un negozio che si chiamava People’s place e me lo porto ancora dentro perché da lì nasce il mio sogno americano, dalla voglia di vestire la gente più cool. Tra i miei primi clienti c’era Bruce Springsteen»
Così racconta Tommy Hilfiger a Panorama, che lo incontra a New York.
«Allora a interpretare il preppy c’erano solo Brooks Brothers e Ralph Lauren che gli dava una valenza molto British. Da subito il mio stile è stato più irriverente, casual, giovane, influenzato non solo dal New England ma anche dalla West coast. Volevo mescolare la moda alla musica e all’arte: presto attirai rapper come Snoop Dogg che usavano i miei vestiti per proiettare un’immagine di ricchezza e successo».
Non a caso per celebrare il suo anniversario sta per lanciare una collezione, la Icon collection, composta da 25 capi prodotti in edizione limitata, ognuno ispirato a uno dei suoi attori e cantanti preferiti: un giaccone pea coat per James Dean, un trench senza maniche in onore di Grace Kelly, una felpa con cappuccio alla Debbie Harry, la mitica cantante dei Blondie.
Ci sono anche Steve McQueen, Farrah Fawcett, Iggy Pop, tutti reinterpretati in una campagna pubblicitaria globale dal pittore iperrealista Michael Zavros.
E mentre Assouline dedica un libro allo stile di vita di uno dei pochi marchi americani della moda veramente globali (con più di 1.000 negozi in 165 paesi del mondo), Hilfiger è orgoglioso di avere reso internazionale anche la vocazione aziendale alla beneficenza:
«Insieme all’Earth institute della Columbia University abbiamo deciso di sostenere il Millennium promise, l’organizzazione che si propone di sradicare la povertà estrema entro il 2015. Aiutiamo in particolare Ruhira, un villaggio in Uganda: non solo l’ho visitato io ma anche molti miei dipendenti che all’offerta di aiutare concretamente hanno risposto con enorme entusiasmo».
Venticinque anni dopo i concorrenti si sono moltiplicati:
«Certo ci sono Gap, Abercrombie, Benetton, ma sono marchi. Io sono uno stilista, e alla gente piace sapere che dietro gli abiti che indossa c’è una personalità forte».
Ai profeti del malaugurio risponde, ottimista, dicendo che la moda è più viva che mai:
«La crisi economica non ha messo in discussione l’amore della gente per il nuovo, e per la qualità».
E poi, ridendo:
«Quando vedo i grandi come Giorgio Armani o Karl Lagerfeld lavorare ancora ai massimi livelli a più di 70 anni, penso che io ho solo 59 anni, e un grande futuro davanti».
- Mercoledì 15 Settembre 2010









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Commenti
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Il 16 Settembre 2010 alle 12:29 pligg.it ha scritto:
Tommy Hilfiger: io, Bruce, i jeans e il sogno americano…
Si appresta a festeggiare i 25 anni nella moda con una grande festa al Lincoln center, ascoltando gli Strokes, nella serata forse più attesa della settimana della moda di New York.
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