

Di nuovo insieme per poi dirsi addio per sempre. L’annunciata, e confermata, reunion dei Take That con Robbie Williams chiude il cerchio di un’avventura umana e artistica che, se non fosse vera, sembrerebbe scritta da un abile sceneggiatore di Hollywood.
Sesso, successo, tradimenti, droga, alcol e milioni di sterline in gioco: sono questi gli ingredienti dell’affaire Take That, progetto nato all’inizio degli anni Novanta dalla geniale intuizione di Nigel Martin-Smith, un manager capace e cinico come pochi.
Ovvero, assemblare il gruppo perfetto per mettere le mani nel portafoglio delle teenager di mezzo mondo.
L’impresa riuscì allora e riuscirà adesso che le fan sono cresciute e, anzi, hanno un budget più consistente per riempire il loro mondo di cd e oggetti legati al magico mondo di Williams e soci.
L’operazione Take That 2010-2011 è così concepita: 100 milioni di sterline per un album di inediti da fare uscire entro fine anno (già sei le nuove canzoni registrate in gran segreto in uno studio di New York), 54 concerti in stadi e arene indoor e una mirata serie di apparizioni televisive in show d’intrattenimento.
E, se tutto filasse liscio, ci sarebbe anche l’ultimo colpo da mettere a segno: diventare l’attrazione principale (nel 2011) dei grandi festival estivi, quelli che di solito hanno in cartellone U2, Rem, David Bowie e Pearl Jam.
Un piano ben articolato, di cui si iniziano a cogliere i contorni, pianificato a tavolino da una squadra di manager e promoter. In gioco ci sono dai 6 agli 8 milioni di copie del nuovo cd (secondo previsioni caute), una nuova accattivante e redditizia linea di merchandising (magliette, cappellini e memorabilia) e 2 milioni di biglietti per i concerti (prezzo minimo 50 euro).
Proprio in questi giorni la Wembley Arena e la 02 Arena (le due strutture più capienti per gli eventi al chiuso a Londra) si stanno contendendo i tre concerti del gruppo nella capitale inglese in un’asta che ha già toccato quota 7 milioni di sterline.
Ma come si è arrivati a questo?
Testimone incredulo del riavvicinamento fra Williams e i suoi quattro ex compagni di gruppo è stato l’attuale primo ministro inglese David Cameron.
Era il novembre 2009 e l’allora leader dei Tory, impegnato in uno sfiancante tour di relazioni sociali, si era intrufolato nel camerino dei Take That nella Royal Albert Hall di Londra.
All’uscita dal backstage Cameron s’imbatte in Robbie Williams, evidentemente nervoso e impaziente.
«Mi spiace di avere ritardato il tuo incontro con i vecchi amici» dice il politico.
«Nessun problema, abbiamo aspettato 14 anni per rimetterci insieme, non sarà un quarto d’ora a cambiare le cose» replica Williams.
- Il video del singolo è ispirato al film I segreti di Brokeback Mountain
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Robbie e gli altri si erano detti addio con rancore nel 1996, quando Williams decise che era ora di andare da solo.
La sua uscita dal gruppo fu seguita da una canzone velenosa, Karma killer, dedicata al dispotico manager Nigel Martin-Smith: «Ti odio, vorrei sapere come fai a dormire la notte… Spero che ti strozzi mentre bevi il tuo bicchiere di Bacardi e Coca-Cola».
Milioni di fan in lacrime non fecero recedere Williams da suo proposito. «Robbie se ne andò e per noi fu l’inizio della fine» ricorda oggi Gary Barlow, l’altro leader della band, nonché principale compositore del gruppo.
«In poche settimane il mito Take That svanì nel nulla. E i nostri dischi, che vendevano sempre un buon numero di copie alla settimana, rimanevano invenduti negli scaffali. Come se non bastasse, lui diventava ogni giorno più famoso. Io tentai senza fortuna una carriera da solista. Ero nel panico, non accendevo più la televisione perché ovunque c’era Robbie. A un certo punto smisi persino di farmi vedere in pubblico. Mangiavo come un bisonte, bevevo e fumavo. Ero diventato una palla di grasso e, per la vergogna, ho vissuto come un recluso per 5 mesi».
Non diversa la sorte degli altri tre: Mark Owen, Jason Orange e Howard Donald. Quest’ultimo, in piena depressione, pensò pure di farla finita lanciandosi nel Tamigi.
«Non lo feci per paura, ma anche perché in quel periodo non sarei riuscito a portare a termine nemmeno quell’impresa. Mi avrebbero trovato immerso per metà nel fango del fiume e tutti i tabloid avrebbero titolato: “Guardate quest’uomo: era una popstar, adesso è solo un c……e”».
Anni di buio pesto, di frustrazioni e invidie, poi nel 2006, all’improvviso, un raggio di luce. I quattro orfani si rimettono insieme, rispolverano il marchio Take That e, con Beautiful world, un disco ad alto tasso di orecchiabilità, fanno il botto in classifica.
Proprio mentre Williams sbaglia un album, Rudebox, e inizia a dare segni di squilibrio, passando intere notti nei deserti dell’Arizona e del Nevada avvistando (diceva lui) oggetti volanti non identificati.
Quando poi i Take That agguantano il primo posto in Gran Bretagna con il nuovo cd Circus e Robbie fallisce l’impresa con Reality killed the video star, i tempi di una riconciliazione sembrano maturi. «Come si dice…» finge di non ricordare Gary Barlow «se non puoi batterli, unisciti a loro».
- Giovedì 16 Settembre 2010









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Il 1 Ottobre 2010 alle 2:10 Testo, traduzioni, musica, lyrics, flash game, e intrattenimento ha scritto:
Traduzione testo The Flood Take That il nuovo singolo dal nuovo album Progress 2010…
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