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Van Gogh a Roma: un mondo a parte

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  • Tags: mostre, pittura, Roma, Vincent Van Gogh
  • 5 commenti

Van Gogh a Roma: un mondo a parte

di Marco Di Capua

Il pittore di gran lunga più amato, quello che se magari non ti piace un suo quadro alla fine ti piace lo stesso, ancora una volta ci guarda in faccia.

Non proprio dritto negli occhi, a voler essere esatti. Perché in qualche modo lui è sempre altrove, inquieto e profetico, ardente e insoddisfatto.

Quando Vincent van Gogh dipinge il suo autoritratto, ai primi del 1887, ha 34 anni e soltanto tre ancora da vivere, ma è già stato all’Aia, Londra, Parigi, Bruxelles, Amsterdam, ha peregrinato nel Brabante, nel Borinage, regione mineraria del Belgio meridionale, e tra le torbiere della Drenthe, nell’Olanda del Nord.

Campagne intere attraversate a piedi: Vincent camminerà sempre tantissimo.

Ha dipinto legioni di minatori e di tessitori. Ha sentito quanto la propria malinconia fosse connaturata a quella di vecchi casali e di scure brughiere. Al fratello Theo scrive che i contadini sono «un mondo a parte, per molti aspetti migliore di quello civilizzato. Ma non in tutto, perché che ne sanno loro dell’arte?».

Bingo, abbiamo la chiave per decifrare l’autoritratto: Vincent è da poco a Parigi, si è messo il vestito buono, un vivido colore steso a piccole pennellate ci dice che ora ammira gli impressionisti, perché lui è lì, nella capitale francese, per confrontarsi con gli altri artisti, per conoscere, per capire. E ci sta solo per questo, se ne andrà presto.

Il quadro è uno dei pezzi migliori tra le 70 opere raccolte per la mostra Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna che si apre nel Complesso del Vittoriano di Roma. Alessandro Nicosia - di Comunicare organizzando, la società che ha ideato l’impresa - confessa a Panorama:

«Abbiamo realizzato un sogno impossibile, coronando un percorso. Sono vent’anni che ci impegniamo in mostre dedicate ad artisti importanti».

Curata da Cornelia Homburg (catalogo Skira), l’esposizione conta anche una trentina di capolavori eseguiti dagli artisti coi quali il grande pittore olandese entrò in contatto, come François Millet, Paul Cézanne, Camille Pissarro, Georges Seurat e Paul Gauguin, qui con un quadro da urlo come Le lavandaie. Però, accidenti, Vincent è sempre un’altra cosa.

Non perché sia il migliore, non vorrebbe dire nulla, ma per l’incomparabile intensità con la quale ogni volta si registra la sua forte presenza.

E ricapitoliamo la sua leggenda. Non c’è uno solo dei suoi quadri su cui non penda un che di tragico, di fatale. Che non si presenti come l’ideogramma della nostra interiorità, la multicolore cicatrizzazione delle sue, e dunque delle nostre, ferite.

Sentiamo intatta, come se ce la rivelasse per la prima volta, la sua aspirazione alla purezza, a una solennità semplice, all’arte che salva dal baratro, dal male di vivere e, infine, dalla follia.

La goffaggine della sua mano, con la quale, facendo di necessità virtù, Vincent inaugura il segno espressionista, sintetico e brutale, è la stessa che gli fa fallire il colpo sicuro del suicidio lasciandolo agonizzante per due giorni?

Ci commuove quella storia lì, niente da fare.

L’orecchio tagliato, i continui ricoveri in case di cura, la vana ricerca di una comunità di artisti che lo accolga. Rispetto alla vita moderna, alla città, Vincent non ha la passione mondana di Edgar Degas o di Edouard Manet, gliene manca il cinismo.

Invece passa come un viandante sfiorando in un bel mattino di luce gli orti di Montmartre. Preferisce i campi, la natura, i cipressi, belli come «obelischi egizi», e contadine curve sulla buona terra.

Come se anch’esse stessero cercando per lui le tracce di un qualche eden perduto.

  • redazione
  • Lunedì 4 Ottobre 2010

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Commenti

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Il 4 Ottobre 2010 alle 19:21 derob ha scritto:

C’e troppa disinformazione su Van Gogh.E’ recente la figuraccia degli organi di stampa nazionali ed esteri,che hanno lanciato la notizia di un quadro rubato in un museo del Cairo,con la foto di uno che si trova nel museo di Hartford in Connecticut,che tra l’altro è oramai considerato una errata se non falsa attribuzione..Ora è in arrivo una ben più grave notizia,legata alla PROSSIMA MOSTRA SU VAN GOGH AL VITTORIANO DI ROMA.
Perché il quadro:”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia è un falso,realizzato dai fratelli Schuffenecker.
E’oramai risaputo che nel catalogo completo dell’opera di Van Gogh(circa 900 opere a olio),quasi 90(pari al 10%),potrebbero essere falsi o errate attribuzioni.Di queste,circa 30(pari a un terzo),sono riconducibili ai due fratelli Claude-Emile e Amedèe Schuffenecker,pittore il primo e mercante prima di vini poi di quadri il secondo.Uno di questi è sicuramente :”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia per questa mostra.
Questo dipinto non è mai stato nella collezione di Emile Bernard,come ci segnala il De La Faille.E neppure della famiglia Van Gogh.La sua origine va ricercata nella collezione dei fratelli falsari Schuffenecker,(appare a destra sulla parete nella foto della stanza 29 della mostra a Mannheim nel 1907,alla quale prestarono ben 14 quadri).Essi devono averlo costruito partendo da altri ritratti della signora Roulin,facenti parte della loro collezione.E’risaputo che almeno 2 versioni della Berceuse(quella ora a Boston potrebbe essere un falso)passarono dalle loro mani e probabilmente anche il ritratto con finestra e vasi sullo sfondo,già di proprietà di Theodore Duret(altro collezionista e possessore di parecchi Van Gogh fasulli)e ora nel museo Oskar Reinhardt di Winthertur.La brutalità di questo dipinto,assimilabile per tecnica all’altro con neonata in primo piano e la madre tagliata dalla cornice(guarda caso anch’esso proveniente dai due fratelli falsari,come dimostra una foto della mostra del novembre 1909 da Druet e il relativo catalogo al n.33),non fanno parte della cultura figurativa di Vincent,che prediligeva il primo piano possibilmente a mezzo busto,per tirare fuori tutta la potenzialità psicologica e umana dei personaggi.E’una pittura che ha il taglio e i colori di Francis Bacon con 50 anni di anticipo,ma che non ha nulla a che vedere con Van Gogh.

Il 4 Ottobre 2010 alle 19:22 derob ha scritto:

Noi italiani siamo sciovinisti contro noi stessi.
Mi chiedo se è giusto che io,discreto studioso d’arte e specialista di Van Gogh da oltre 20 anni e con all’attivo sei libri e parecchi saggi e articoli accreditati nel database della biblioteca del museo Van Gogh e delle principali biblioteche d’arte italiane,non sono neppure stato invitato ai 3 dibattiti e alle 4 proiezioni di film,già programmati a margine della mostra,che aprirà i battenti al Vittoriano di Roma l’8 ottobre prossimo.Può essere che la mia voce sia stonata,fuori dal coro,ma non se ne può più di un taglio ageografico e celebrativo,che viene dato a queste mostre e che hanno ingessato Van Gogh nel suo mito,forse contro quello che sarebbe stato il suo volere.Negli ultimi anni,grazie all’avvento dei blogs ho potuto finalmente dare fiato alle mie scoperte su Vincent.anche a quelle che avevano dato fastidio all’establishement,stemperando così l’ostracismo nei miei confronti.Continuerò su questa strada,confortato periodicamente dal ringraziamento di parecchi appassionati del pittore olandese.Grazie a tutti voi che mi leggete e spero mi sosterrete anche in futuro.

Il 9 Ottobre 2010 alle 8:04 derob ha scritto:

DUE ALTRI QUADRI DUBBI IN MOSTRA
di Antonio De Robertis

Purtroppo come avevo previsto,oltre a quello raffigurante Augustine Roulin e la figlia Marcelle del museo di Filadelfia ci sono due altri quadri dubbi esposti in questa mostra.Si tratta di un autoritratto del 1885/1886 proveniente dal Geemente Museum dell’Aja e di una vista di casolari ad Auvers sur Oise,già della collezione Readers Digest,poi venduta a privati nel novembre del 1998,che ho intravisto ieri nel servizio andato in onda sul TG1 delle 20.Il primo quadro è da anni indicato come un falso o una possibile errata attribuzione(un omaggio a Vincent di un amico pittore,forse un suo allievo olandese) dagli studiosi Roland Dorn e Walter Feilchenfeldt,che lo hanno segnalato anche a Martin Bailey per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e alla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997.Il secondo è stato contestato da Benoit Landais e dal sottoscritto,con un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 16 novembre 1998 e con un saggio sulla rivista Quadri&Sculture n.34 del febbraio1999.
Non ho ancora preso visione del catalogo Skira sulla mostra,per cui non posso per ora garantire la non presenza di altre sorprese.

Il 12 Ottobre 2010 alle 8:03 derob ha scritto:

Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervi.....sta.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

Il 16 Ottobre 2010 alle 12:21 derob ha scritto:

Salgono a 5 le opere dubbie di Van Gogh al Vittoriano
Nelle scorse settimane ho segnalato 3 opere dubbie di Van Gogh in mostra a Roma:
Ritratto di Madame Roulin con la figlioletta (1888)Olio su tela, 92,4 x 73,5 cm,Philadelphia Museum of Art – Lascito di Lisa Norris Elkins,1950,Autoritratto (1886)Olio su tela, 38,8 x 30,3 cm,del Geemente museum dell’Aja,La casa di Jorgus (1890)Olio su tela, 33 x 40,5 cm,già proprietà Readers Digest.Ora che finalmente ho potuto visionare il catalogo Skira mi sono accorto che altre due vanno aggiunte alla serie:Contadino che fabbrica un cesto (1885)Olio su tela, 41 x 33 cm,collezione privata,Dr. Gachet (1890),Incisione su carta, 18 x 15 cm.
Cinque quadri falsi su più o meno 25 esposti fanno il 20%,media altissima se consideriamo che dei circa 900 Van Gogh catalogati,90(solo il 10%) sono stati ritenuti dubbi dai 13 massimi studiosi mondiali.La mostra si sta rivelando un successo di pubblico e ne sono contento,ma come studioso non posso tacere che dal punto di vista filologico si sono trascurate le risultanze di anni di studi scrupolosi sui falsi,condotti da me e da altri ben più eminenti ricercatori,che avrebbero invitato alla prudenza,quindi sarebbe stato meglio evitare di esporli.Per il commento ai primi tre rimando in particolare ai blogs Geometrie fluide e alle interviste che ho rilasciato recentemente a New Notizie e Gossip Italiano.Il quarto è un falso Schuffenecker,già da me contestato alla mostra di Treviso del 2002.Il quinto è contestato da anni da Benoit Landais,studioso francese,trapiantato ad Amsterdam. Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervi.....sta.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

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