
Quello del 9 ottobre non è stato un anniversario qualsiasi, ma la più grande celebrazione mai riservata a una popstar, un mix incontenibile di uscite discografiche, mostre, commemorazioni e concerti tributo.
Tutto per i 70 anni che John Lennon avrebbe compiuto se un texano di 25 anni, Mark Chapman, non lo avesse ucciso a New York, l’8 dicembre 1980, con cinque prioiettili «hollow-points», pallottole killer che si espandono all’interno del corpo, sbriciolando organi e tessuti vitali. Adesso, dal carcere di Attica, nello stato di New York, Chapman invoca il perdono e la libertà condizionata.
«Credevo che uccidere Lennon mi avrebbe fatto diventare qualcuno, invece sono diventato solo un assassino e gli assassini non sono nessuno»
Così ha detto davanti alla commissione di giudici che, la settimana scorsa, per la sesta volta, gli ha negato qualsiasi beneficio di legge.
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Niente sconti dalla giustizia americana e nemmeno da Yoko Ono, che interpellata da Time magazine ha liquidato la questione con poche parole:
«Io non riesco a perdonarlo».
Considerata da molti l’unica responsabile della fine dei Beatles e la manipolatrice oscura della carriera solista del marito, Yoko Ono è anche la mente pensante dietro «l’operazione memoria» che dal 9 ottobre all’8 dicembre (trentesimo anniversario della morte) riporterà al centro della scena musicale e culturale le canzoni e le parole dell’ex marito.
Un tributo dovuto, ma anche un business a nove zeri (dal 1980, senza particolari spinte promozionali, il marchio Lennon ha prodotto ricavi annui tra i 15 e i 20 milioni di dollari). Punto di partenza è Gimme some truth, una raccolta che contiene tutti gli album di Lennon rimasterizzati dai nastri originali e due box set. Si spiega la Ono:
«In questo anno speciale, che avrebbe visto mio marito nonché il mio compagno di vita compiere 70 anni, mi auguro che questi cd rimasterizzati possano aiutare ad avvicinare un nuovo pubblico più giovane alla sua incredibile musica.
Spero anche che quelli che hanno già familiarità con le sue opere possano trovare rinnovata ispirazione dalla sua incredibile dote di cantautore, musicista e cantante e dal suo potere di esprimersi sulla condizione umana. I suoi testi sono così importanti oggi come lo furono allora quando vennero scritti per la prima volta».
Per dare nuova vita e un sound più brillante ai classici della carriera solista dell’ex Beatle, Yoko Ono e la Emi hanno ingaggiato i migliori ingegneri del suono sul mercato.
Professionisti pagati a peso d’oro, come Allan Rousse, il guru degli Abbey Road Studios di Londra, l’uomo che delle canzoni dei Beatles e di Lennon conosce a memoria persino i fruscii e i rumori involontari impressi sui nastri originali. Rousse - che con l’altro genio delle sale di incisione, l’americano George Marino, ha appena preparato un nuovo e inedito missaggio di Double fantasy, l’ultimo disco inciso da Lennon - ci racconta:
«Se sommassi le ore passate in cuffia ad ascoltare la musica dei Fab Four per lavoro, si arriverebbe ad almeno quattro anni di vita».
E Yoko Ono aggiunge:
«Grazie al lavoro di questi maghi del suono abbiamo eliminato del tutto alcuni strumenti e portato in primo piano le sfumature della voce di John. L’effetto finale è una versione spogliata del disco. Struggente, ma anche artisticamente straordinaria».
Chiusa l’operazione catalogo, l’instancabile vedova è volata a Berlino per inaugurare, nella galleria Haunch of Venison, la mostra Yoko Ono - Das Gift (chiude il 13 novembre). Pezzo forte dell’evento è la scultura chiamata The hole, una lastra di vetro perforata da una pallottola con a fianco una breve didascalia: «Andate dall’altra parte del vetro e guardate attraverso il foro». Spiega lei:
«Il senso è vedere se stessi da entrambi i lati. Un giorno puoi essere il killer, ma quello successivo potresti anche diventare la vittima».
Non mancano poi le classiche bizzarrie Ono-style: una fotocamera che immortala i sorrisi dei visitatori e la possibilità, sempre per i visitatori, di spazzare dal pavimento i cocci di vetro di un barattolo fatto a pezzi. «Un gesto simbolico per ripulire il mondo dalla violenza» afferma convinta la curatrice del progetto.
A Liverpool, città natale dell’ex Beatle, è invece da mesi in azione la macchina organizzativa di un evento speciale ribattezzato Bed-in at Bluecoat.
Per 6o giorni (dal 9 ottobre al 9 dicembre), altrettante coppie trascorreranno 24 ore in pigiama sotto le coperte di un letto matrimoniale esposto alla Bluecoat gallery. Un giorno intero, in cui declameranno versi di Lennon e canteranno (chissà con quale intonazione) i suoi brani più noti davanti ai visitatori della mostra.
Che, per l’occasione, rimarrà aperta senza limiti di orario. Cosa che, come sostiere Yoko Ono, è
«Un omaggio ai bed-in per la pace, quando convocavamo giornalisti e fotografi nelle nostre stanze d’albergo a Montreal e ad Amsterdam per parlare di antimilitarismo e non violenza».
E in Italia? A Milano, sabato 9 ottobre alle 17.30, presso il Mondadori Multicenter di piazza del Duomo si è svolto un incontro-tributo organizzato dai Beatlesiani d’Italia associati.
Oltre all’opera omnia rimasterizzata su cd, è stato presentato anche un progetto promosso dal conduttore tv e musicologo Red Ronnie e dall’architetto Italo Rota per dedicare uno spazio urbano alla memoria dell’ex Beatle.
In questo clima di celebrazioni e ricorrenze a getto continuo, la più scaltra di tutti, ancora una volta, si è rivelata la regina del pop, Lady Gaga. Che, sabato scorso, si è presentata a una cena della Human rights campaign, a Washington, e davanti ai più importanti esponenti del Congresso ha strappato applausi a scena aperta interpretando senza preavviso un toccante remake di Imagine.
Prima di lei è salito sul palco Barack Obama, che consapevole dell’impazienza generale per l’esibizione di Lady Germanotta (il suo vero cognome) se l’è cavata con una battuta: «È un grande privilegio per me aprire lo show della vera star di questo evento: Lady Gaga».
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- Lunedì 11 Ottobre 2010











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