

di Terry Marocco
Se pensate di prendere da parte vostro figlio di 15 anni e raccontargli cosa fanno le api sui fiori, siete tremendamente in ritardo. Di almeno tre anni.
Secondo i dati dell’ultima ricerca della Durex, che Panorama ha letto in anteprima, i genitori italiani parlano di sesso ai figli quando pensano sia arrivato il momento: cioè 15 anni (15,3 anni secondo le stime), mentre nel resto dell’Europa a scuola o a casa se ne è già parlato a partire dagli 11, 12 anni (in Belgio e Paesi Bassi).
Ma allo spegnere delle 15 candeline è fatica inutile, l’erede ha già studiato tutto da solo, nella sua cameretta. Ed è anche passato alla pratica.
Perché secondo i dati del 2010 della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, una ragazza su sei a 14 anni ha già fatto l’amore e per sei su 10 la prima volta è tra i 15 e i 18 anni.
Una generazione più esperta, «dove l’età della prima volta si è abbassata a 16 anni, ma che comincia a sperimentare fin dalle medie» conferma Franco Garelli, che quest’anno ha pubblicato con Marzio Barbagli e Gianpiero Dalla Zuanna lo studio più completo sulla sessualità (La sessualità degli italiani, Il Mulino).
I genitori insomma affrontano il sesso quando ormai i figli hanno già imparato tutto da madre web, dai siti porno, scambiandosi informazioni su Facebook e filmati da arrossire girati a scuola e scaricati su eMule.
Questa è la loro normalità e anche la loro tranquillità, come racconta un quattordicenne: «Finalmente adesso si sa tutto e non abbiamo più paura di fare brutte figure».
Anche se poi confessa che al momento dell’esame, benché preparatissimo da Youporn (Youtube a luci rosse), avesse avuto qualche problema a trovare la retta via.
È la generazione XXX, come l’hanno definita in America, che si documenta e impara guardando le pornostar sul web.
E crede che fare l’amore sia come girare un film hard: tra ammucchiate, bondage e depilazioni del pube da lapdancer.
I genitori sono considerati adolescenti perenni, fragili e ignoranti (d’altronde anche loro hanno imparato sulle copertine di Abc o leggendo il Lamento di Portnoy di Philip Roth). Davanti a dubbi esistenziali i ragazzi non vanno a casa, ma da chi la materia la conosce.
E così le prostitute di via Vitruvio a Milano raccontano di essere tormentate dalle ragazzine del vicino Istituto Gonzaga che all’uscita da scuola chiedono come si fa a diventare novelle Linda Lovelace.
Fantasiosi, sperimentatori, bi-curious tra baci saffici e identità sessuali sempre più confuse. In un continuo bisogno di affetto, si coccolano, si baciano, si toccano in quella che per loro è una normalità disarmante.
«Cominciano dalla quinta elementare a esplorarsi, in terza media molti vivono la loro prima volta. Senza tabù: sanno molte cose sul sesso stravagante, per esempio mi chiedono del sadomaso, ma pochissimo di che cosa vuol dire fare l’amore»
Così spiega la sessuologa Roberta Giommi, che per anni ha ascoltato gli adolescenti e ora li ha descritti in Sesso under 18 (Sperling & Kupfer).
E lo racconta anche Luca Bernardo, presidente della Commissione disagio adolescenziale Miur:
«A 13, 14 anni iniziano ad avere rapporti sessuali completi, anche se già a 12 cominciano i primi approcci».
L’età si è abbassata e Bernardo non si stupisce più davanti alle dodicenni in perizoma (comprato dai genitori) o alle candide quattordicenni che alle madri si proclamano vergini, ma al ginecologo confessano di avere già praticato sesso anale («Perché così si resta vergini e non si rischia di rimanere incinta»). «Lo vivono come una sfida e il 38 per cento non usa precauzioni».
Secondo la Durex, il 20 per cento dei ragazzi intervistati dallo studio ha dichiarato di non ritenere necessario il preservativo se già si conosce il partner. Per la Sigo le ragazze che prendono la pillola sono il 15 per cento, mentre il 20 ricorre al coito interrotto.
Racconta una sedicenne:
«Ho chiesto al mio ragazzo di mettersi un preservativo e lui mi ha risposto: “Spezza l’armonia”. Ma quale armonia? La verità era che lui non sapeva neanche da che parte iniziare a metterlo. La maggior parte dei maschi ti chiede se prendi la pillola, ma davanti a un condom ti guarda spaurita chiedendo: “Fa’ tu”».
Emilio Arisi, responsabile del progetto Scegli tu, dedicato ai problemi dei minorenni, li definisce
«adolescenti allo sbaraglio. Mi raccontano che a 13 anni hanno già avuto la loro prima esperienza, ma mi fanno capire che non gli è piaciuto, che lo hanno fatto per mettersi al pari delle amiche. Sembrano sapere tutto, ma poi mi chiedono se si rimane incinta con il sesso anale».
Secondo i dati Durex, l’Italia è tra gli ultimi paesi per cultura sessuale con un punteggio di 16,01 che si avvicina a quelli della Lituania e dell’Ungheria (al primo posto svetta l’Austria con 20,71). Lo racconta anche lo psicoterapeuta Federico Bianchi di Castelbianco:
«Sono precoci e ignoranti: pensano che con un bidet con la cola non si resti incinta o che il dentifricio usato come spermicida sia una buona contraccezione».
Il primo approccio è il sesso orale. E il vecchio gioco della bottiglia ora rivive in una nuova versione. Sette ragazzi intorno a un tavolo e due ragazzine sotto. Vince chi indovina qual è la ragazza che gli sta praticando una fellatio (o la «bocchetta» come dicono loro).
«Se ci mettiamo con una e dopo una settimana non succede nulla, basta: la molliamo. Le diamo al massimo due settimane, poi deve fare qualcosa. Le suore? Ma non esistono più le suore» dice Alessandro, 15 anni.
E le ragazze in un nuovo femminismo reinterpretato e corretto non si tirano indietro, anzi usano il sesso orale per gestire i maschi. Continua Luca Bernardo:
«Dispensarlo è una modalità di affermazione del loro potere. Così scelgono i maschi. Quelle brave diventano le più invitate alle feste. Ma quelle troppo intraprendenti vengono bollate come “docce”. La doccia è quella che si fanno tutti, quella da evitare».
Lo dicono le stesse diciottenni: «La generazione delle quattordicenni è molto più disinibita della nostra, non cercano il principe azzurro. Vivono i rapporti sessuali come un gioco. Il motto è: mi piace, ci vado, viva la vita».
Secondo Garelli, «è vero che le ragazze sono più emancipate, ma chi le manovra restano i maschi». Soddisfatti nel ruolo di prede, in un mondo dove tutto è fluido, flessibile, interscambiabile.
«E i rapporti di gruppo sono aumentati» aggiunge Bianchi di Castelbianco. Il gruppo è più forte di tutto, è il luogo dove si è più tranquilli, dove non ci si fa problemi a condividere i partner. Potenziali scambisti e pragmatici consumatori, fino a crearsi il «trombamico», quello con cui condividere sesso senza sentimenti, soluzione all’avanguardia, che mette al riparo da troppi tormenti.
«È sotto gli occhi di tutti: la precocità sociale porta alla precocità sentimentale. Sono i genitori che li hanno voluti autonomi da subito, per toglierseli di torno in fretta» sostiene lo psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet. «Le madri non sono più le custodi della verginità delle figlie, ma sono loro a spalancare la porta della cameretta perché la prima volta sia un debutto felice».
Certo, non è per tutti così e lo racconta una quindicenne: «Ho amiche di 16 anni ancora vergini». Ma lo dice come se parlasse di reperti archeologici.
- Giovedì 4 Novembre 2010









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