

Dall’Emilia al Nevada: è stato un lavoro di squadra tutto italiano quello che ha portato nella colonna sonora di Csi Las Vegas una canzone di Tying Tiffany, figura di culto della scena rock alternativa.
Chi è Tiffany? Una sacerdotessa dark punk in abiti burlesque, che, come numi tutelari, cita i Velvet Underground di Andy Warhol e Lou Reed, i libri di Chuck Palahniuk e le amazzoni anni Sessanta del regista americano Russ Meyer (la pellicola di riferimento è Faster, Pussycat! Kill! Kill!).
«Le porte di Csi si sono spalancate grazie a Costanza Francavilla, una musicista italiana che vive a New York e fa un grande lavoro di scouting e promozione.
Ha fatto ascoltare un mio brano, Storycide, ai produttori della serie e loro, senza pensarci un attimo, l’hanno scelto come commento musicale di un omicidio a una convention di fan del vampirismo.
Qui la mia musica noir è di nicchia, in America evidentemente no».
«Legando Tiffany», traduzione del suo nome d’arte, farebbe pensare a un immaginario bondage-sadomaso, però lei frena:
«Direi più burlesque, ma faccio fatica a definirmi perché i tratti distintivi della mia vita sono la confusione e il caos disorganizzato. Anche nella vita sentimentale. Per me non c’è niente che sia per sempre.
Il sesso? Nessun divieto e libero spazio a tutte le fantasie, l’unico limite è l’incolumità psicofisica.
In tutti i campi della vita mi muovo senza pregiudizi, vengo da una famiglia molto libertaria, i miei non hanno nemmeno voluto battezzarmi. Volevano lasciarmi libera di scegliere».
Trentadue anni, sei tatuaggi sparsi sul corpo e una serie di esibizioni live scatenate nel segno della sensualità e dell’adrenalina electro-punk, Tiffany riesce oggi a vivere della sua musica («Guadagno quanto basta per arrivare a fine mese»). E, di conseguenza, a sostenere uno stile di vita che lei ama definire «senza schemi»:
«Per me, la normalità è quasi un’offesa. Io non sono un’artista atipica, ma una persona atipica. Amo la gente, sebbene in realtà ne frequenti poca. Il mio è un mondo solitario dove non è prevista la noia. Quella che mi assale quando sono in compagnia: la prevedibilità degli altri e delle loro reazioni mi spegne. E io, invece, ho molta voglia di restare accesa».
E di perdersi tra gli scaffali di quel paradiso vintage che è il suo guardaroba:
«Dai costumi da coniglietta alla divisa da giocatrice di baseball, basta che non ci sia niente di scontato. Oscillo fra il travestimento e l’assenza di vestiti.
Sulla copertina del primo disco, “Undercover”, mi sono fatta ritrarre nuda in un prato, senza trucco o altri orpelli. Ho un buon rapporto con il mio corpo e so che piace.
Una volta, prima di andare in scena, mi sono accorta che il palco era tempestato di pupazzetti, dolci e bigliettini. Li aveva disseminati un fan che voleva farmi una sorpresa».
Cose che succedono ai sex symbol…
«No, non pronunci quella parola! Non la sopporto. Per me non esistono i sex symbol, solo le persone con cui vorresti fare sesso, sc… Chiaro, no?
Se mi promette di non usare quel termine orrendo, le svelo il nome di un uomo con cui passerei volentieri qualche notte hot: David Lynch. Sono un po’ gerontofila, mi piacciono gli uomini adulti, vissuti.
Soprattutto se intelligenti, affascinanti e molto inquietanti. Proprio come lui».
- Sabato 6 Novembre 2010









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