

di Gianmaria Padovani
Sebbene sia uscita dalla fiction di Canale 5 da un anno, quando gira per Roma l’ex agente scelto Anna Gori spesso viene riconosciuta dai poliziotti, quelli veri: «Ispetto’ come stai?» gigioneggiano. «Ma te pare che te sei fatta scappa’ quello? E l’auto d’appoggio ‘ndo stava? Vabbe’ per stavolta vai, vai…».
Inconvenienti, si fa per dire, del mestiere di attore che a Giulia Bevilacqua, 31 anni, romana, fanno piacere: «Sono sempre carini e felici che qualcuno li rappresenti in tv».
Non dev’essere stato facile lasciare per lei, così ben inserita nel cast.
«Amo Distretto, mi ha permesso di conoscere il mio compagno (l’attore Simone Corrente, ndr) e ho trovato degli amici. Solo che dopo cinque anni gli stimoli cominciavano a venire meno».
Così Bevilacqua ha chiuso gli occhi e si è buttata. E sono arrivati un programma di comicità, Ale & Franz sketch show, in onda su Italia1 il venerdì, e una pellicola dal titolo curioso: Come trovare nel modo giusto l’uomo sbagliato, al fianco di Francesca Inaudi e Giorgia Surina, il cui trailer è stato appena presentato al Festival del film di Roma.
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- Presentando il suo show con Ale e Franz
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- Sul Red Carpet del Festival del Cinema di Roma 2008
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- Presentando il suo show con Ale e Franz
A «Distretto» aveva lavoro e fidanzato: era così stressante la vita «in condominio»?
Il primo anno è stato il migliore. Sono entrata in un gruppo già formato: c’erano Ricky, Giorgio, Claudia e Simone (rispettivamente Memphis, Pasotti, Pandolfi, Corrente, ndr). Era un cazzeggio continuo: loro vivono questo lavoro come lo vivo io: come un gioco da grandi. Però, se la gente si abitua troppo a vederti sul piccolo schermo e ti identifica con un personaggio, poi registi e produzioni cinematografiche faticano a sceglierti come protagonista.
Come ci si trasforma da poliziotta a spalla di Ale e Franz?
Stavo cercando di stare lontana dalla tv, anche se mi avevano fatto delle offerte importanti. Proprio mentre cominciavo ad avere pensieri distruttivi sono arrivati quei due angioletti e mi sono trasferita per tre mesi a Milano. Sono geniali, molto simpatici, gentilissimi, generosi, umili… L’unico problema è che per giorni mi hanno martellata con uno scherzo che non posso riferire. Una specie di «supercazzola» un po’ più volgare.
Pare che la professione di attore sia stressante proprio nei momenti di passaggio.
C’è più tempo per pensare e i pensieri non sono quasi mai costruttivi. E poi la nostra professione sta vivendo un periodo molto critico: ci troviamo davanti a un baratro, sia per la produzione cinematografica sia per quella televisiva.
Motivo?
Con la delocalizzazione quasi tutte le fiction ora vengono girate all’estero. In questo momento forse c’è solo una fiction girata in Italia. È un dramma, non solo per gli attori che vedono fiction recitate da attori argentini (Bevilacqua parla di prodotti come «Terra ribelle», su Raiuno, ambientata in Maremma ma girata in Argentina con attori locali, ndr), pensate a quante maestranze rimangono a casa: registi, assistenti, macchinisti…
Lo spettacolo come la piccola e media impresa?
Infatti non è un problema che riguarda solo tv e cinema. Anch’io sono tentata di aprirmi una strada all’estero. Perché qui è veramente difficile: si producono pochi film e quei pochi vengono fatti spesso dagli stessi attori. Bravissimi, per carità, però si è abituati a non rischiare. È un po’ frustrante, ecco. Oggi si ragiona troppo pensando a leggi di mercato. Ma l’attore andrebbe scelto per il fatto che quel determinato personaggio sa farlo vivere, lo illumina.
- Martedì 9 Novembre 2010









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Il 10 Novembre 2010 alle 17:46 Distretto di polizia, Giulia Bevilacqua: “Gli stimoli cominciavano a venire meno” - CineTivù ha scritto:
[...] Bevilacqua parla della sua carriera in un’intervista rilasciata a Panorama: l’attrice spiega i motivi che l’hanno portata ad abbandonare il cast di Distretto di Polizia: [...]
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