

di Raffaele Panizza
La cosa strana nell’incontrare oggi Valeria Marini è la sensazione di non avere incontrato Valeria Marini.
Piuttosto, una specie di corazzatissima imprenditrice del Nord-Est, una giovane e iperfocalizzata esponente della Confindustria con attorno quattro stretti collaboratori sempre reattivi, adoranti e un po’ tesi, agenda in mano per raccogliere qualsiasi indicazione.
«Topo, mi raccomando, mandare immediatamente email alla produzione spagnola per correggere il trailer del film e inserire il logo della mia casa di produzione»
Lo ordina a un assistente riccioluto, che vorrebbe dirle che è domenica sera e sono le 8 passate, e difficilmente a Barcellona ci sarà qualcuno pronto a scattare sull’attenti.
Ma una capitana d’impresa che gestisce 22 collaboratori e firma gli sms «Valeria Marini entertainment» non può badare alle rigidità dell’orologio e del calendario. E poi un assistente adorante non discute mai. Anche perché sulla devozione lei non scherza:
«Sì, in effetti ne ho licenziati tanti. Con me non si sgarra, altrimenti ti sego. E quando si lavora a un progetto, voglio gente attiva 24 ore al giorno. Ma con la Marini in fondo ci si diverte, non è vero Topo?».
Dopo avere faticosamente fondato se stessa e avviato una casa di moda e lingerie, Valeria Marini è diventata produttrice cinematografica.
Alla Festa del film di Roma ha presentato I want to be a soldier, storia di un ragazzino di 10 anni che sviluppa un’attrazione morbosa per la violenza vista in tv.
Una pellicola prodotta con la catalana Canònigo film che si è aggiudicata il Marco Aurelio nella sezione Alice nella città under 12. Premio importante ma laterale, almeno rispetto a quello di miglior film andato a Kill me please di Olias Barco.
Ma poco importa, per Marini, presa anima e corpo nel suo brand building, il tormentone da ripetere è uno solo: ho vinto la Festa di Roma. Lo dice a chi la incontra per caso o la chiama al suo Blackberry bianco. Lo scrive a chi la contatta sull’iPad che tiene perennemente vicino alla borsetta, con la foto di sé stessa piantata come salvaschermo.
«Ci ho messo il 30 per cento del budget e un sacco di energia» racconta, mentre mangiucchia un’insalata di germogli di soia che, si vede lontano un chilometro, le trasmette una tristezza infinita. «L’ho realizzato mentre ero impegnata in tv con I raccomandati: facevo il programma, mi svegliavo alle 4 del mattino e alle 6 volavo a Barcellona a seguire le riprese».
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini e il regista Christian Molina al photocall del film I want to be a soldier
- Valeria Marini e il regista Christian Molina al photocall del film I want to be a soldier
Spazzola il club sandwich del povero Topo e ordina un espresso, che arriva accompagnato da una fantasia di biscottini che lei intinge a uno a uno come fosse la prima colazione: adesso sì che è felice.
Smanetta nella cartella «immagini» del telefonino e mostra le foto che si scatta da sola in piazza di Spagna, dove vive da un po’, con i turisti che d’un tratto smettono di guardare la scalinata progettata nel Settecento da Alessandro Specchi per ammirare Marini specchiarsi nella propria celebrità.
«Quelli dell’Abacus mi hanno detto che godo del 98 per cento di popolarità. Praticamente, non c’è nessuno in questo Paese che non sappia chi sono, ecco perché mi chiamano “il flauto magico”».
Ma a parte qualche vecchio cinguettio, l’ex compagna di Vittorio Cecchi Gori ha scelto quale sarà il suo mestiere da grande.
«A gennaio partiranno tre nuove coproduzioni fra la mia Star Pictures e alcune major americane: una commedia, un thriller e un film d’azione. Nel frattempo, ho comprato i diritti di alcuni libri: uno è Rose al veleno, dedicato al tema dello stalking».
Lo stato di grazia si interrompe quando sente il nome di Rita Rusic, ex moglie di Cecchi Gori, anche lei produttrice:
«Dopo quello che ha fatto a Vittorio posso dire con certezza che io e lei non lavoreremo mai assieme. E qui mi fermo: non voglio parlarne male per non regalarle pubblicità».
Una macchina da guerra, con la voce ferma, i pensieri lineari e solo a tratti miscelati a piccole assurdità da diva.
«Sono nata alle 12.20 del 14 maggio 1967. Il che significa che ho Nettuno in Scorpione, un piano astrale che mi conferisce il dono della medianicità».
Un superpotere che usa per tutto: capire chi frequentare e chi evitare, quale film produrre e quale no. E, inaspettatamente, anche per imbroccare i saliscendi dei titoli di borsa:
«Sono una che ci azzecca sempre, chiamo in banca, compro e vendo e non sbaglio mai».
Di sé dice anche di avere una memoria disumana:
«Ho la testa fatta come i file di un computer, apro una cartella e c’è dentro tutto, le battute dei film, gli stacchetti del Bagaglino, inquadrature comprese… Sono un hardware».
Sul punto di lanciare una linea di arredamenti chiamata Valeria Home, si è presa un periodo di riposo dalla tv. In ballo ci sono una fiction e uno show, però non ha voglia di raccontare granché.
Manda messaggini a raffica e li chiude tutti con le stesse formule: «baci stellari» per chi le serve, «baci I love you» per gli amici, «baci sensuali» per gli amanti. Solo a Belen, sua erede a Sanremo, manda un bacetto di Giuda:
«È brava, ma io rimango una patriota. Secondo me, c’erano mille ragazze italiane altrettanto belle che avrebbero meritato di salire su quel palco».
Topo annuisce. Bacini stellari, Belen.
- Martedì 16 Novembre 2010









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