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Ciurlionis a Milano, il pittore che suonava i colori

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  • Tags: arte moderna, Konstantinas Ciurlionis, Milano, mostre, pittura
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Ciurlionis a Milano, il pittore che suonava i coloridi Vittorio Sgarbi

Tanti anni fa un fabbricante di sogni, Franco Maria Ricci, mi mostrò immagini sconvolgenti che l’arte del primo Novecento non aveva contemplato tra le fondamentali ed essenziali del cammino per la definizione di una nuova sensibilità.

Erano belle e nitide riproduzioni delle opere di Konstantinas Ciurlionis, dal Museo di belle arti di Kaunas, in Lituania, pronte per essere risucchiate nel vortice delle sempre sorprendenti meraviglie offerte dalla rivista da lui inventata, Fmr.

Non credevo ai miei occhi confrontando le opere con le date e leggendo la bella presentazione di una giovane studiosa che aveva proposto la pubblicazione di quel materiale sostanzialmente inedito, almeno per l’Italia.

E intesi subito lo spirito musicale; pensai alla Notte trasfigurata di Arnold Schönberg, alle sinfonie di Alexander Scriabin, e anche al Gustav Mahler che in quegli anni veniva riscoperto. E pensai che la lacuna rispetto agli artisti dei movimenti d’avanguardia del primo decennio del Novecento fosse imperdonabile, come sarebbe stato ignorare Vasilij Kandinskij.

Ma c’era qualcosa di più in Ciurlionis, un residuo, anche se sublimato in pura essenza, di simbolismo, una fortissima tensione spirituale. Ciurlionis mostrava di voler esprimere attraverso la pittura una emozione poetica e anche musicale.

La sua esperienza ha una durata breve e una tensione altissima negli anni che aprono il secolo, mentre altrove maturano le avanguardie.

Ciurlionis nasce a Varena, nella Lituania meridionale, nel 1875; è musicista, nel suo primo tempo, e soltanto nel 1903 sceglie di esprimersi con la pittura, studiando a Varsavia, dopo essere stato suggestionato dalle opere di Arnold Böcklin, Max Klinger, Franz von Stuck, durante un viaggio a Praga, Dresda, Monaco e Vienna. Morirà giovanissimo, nel 1911.

Quando non si esalta nella pittura e nella musica, Ciurlionis non è in sé. È già la fine del 1909 quando in Europa si consolidano le avanguardie, e Ciurlionis si perde nella notte della sua mente. Nel febbraio del 1910 viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico vicino a Varsavia. La notorietà cominciava ad arrivare proprio quando la sua vita terminava. C’è qualcosa di struggente e di terribile in questa folgorante vicenda umana. E anche se Igor Stravinskij e Kandinskij mostrarono interesse per l’opera di Ciurlionis, essa rimase chiusa nei confini della sua terra, dove fin dal 1925 gli fu dedicato un museo.

Dovettero passare 50 anni perché si tornasse a guardare alla sua opera con curiosità ed entusiasmo, sentendone le affinità con la musica com’era accaduto con Paul Klee. Eppure, le visioni e le apparizioni nelle sue opere sono travolgenti, come osserva Gabriella Di Milia: «Ogni immagine della pittura di Ciurlionis, anche quando la si crede un riverbero del mondo esterno, mette in luce le forze nascoste della vita spirituale, caratterizzata da un impulso dominante: vuole crescere, vuole elevarsi, cerca istintivamente l’altezza. Ogni sua fantasia è d’elevazione. Acropoli oniriche, issate su cime alpestri, torri e rocche immaginarie si addensano come miraggi. Città luminose, recinte d’aeree barriere, appaiono residenze solari. Arcate, pilastri e trafori si snodano come scale in profondità acquee o in cieli annuvolati. Ponti e chimeriche strutture, velati ricordi della civiltà industriale, vengono percorsi da schiere di angeli. Anche gli alberi e le montagne appartengono a un simbolismo della ascesa e non possono che avere un asse di riferimento: quello verticale».

Questi significati attraversano dipinti e cicli come la «Creazione del mondo», 13 tele dipinte tra il 1905 e il 1906. Ciurlionis ci porta verso orizzonti e luoghi mai prima visti. Nessun pittore è riuscito a tradurre in immagini le emozioni musicali. Nel catalogo della mostra al Palazzo Reale a Milano, edito dalla Mazzotta, insieme ai saggi della Di Milia e di Osvaldas Daugelis, vi sono lettere e testi di Ciurlionis sulla musica. «Vorrei scrivere una sinfonia sul mormorio delle onde» dice l’artista «con il linguaggio segreto delle foreste millenarie, con il luccichio delle stelle, con le nostre canzoncine e con la mia tristezza infinita. Vorrei salire sulle vette più alte, irraggiungibili per i mortali, e creare con le stelle più belle una corona per la mia Zose».

L’assoluta unicità di Ciurlionis è di essersi espresso con la stessa originalità in due ambiti diversi: in Lituania è altrettanto importante come artista e come musicista, tanto da essere considerato il più grande. Ma è soltanto negli ultimi 30 anni, quando alcune sue opere vengono esposte a Berlino e a Parigi, che si ha una definitiva percezione del ruolo di Ciurlionis tra i precursori dell’Astrattismo, in stretta relazione con le ricerche del primo Kandinskij, nell’ambito dei medesimi interessi cosmico-spiritualistici di ispirazione teosofica.

Ma Ciurlionis, nel breve e concentratissimo tempo in cui concepisce i suoi capolavori, è più poeta di Kandinskij, e descrive la sua estasi creativa tra musica e pittura: «Dipingo una sonata… Se tu sapessi che piacere quando, con testardaggine, pazzia, dimenticando tutto, senza la minima consapevolezza, senza prendere fiato, mi metto a dipingere». E ancora, in una dimensione panteistica, che riconosce lo spirito nella natura: «Provo molto piacere. Tutto va come sempre: il sole si alza, il grano matura, la gente parla e passeggia, mentre i campi, i prati, le colline sono tutti in fiore, gli uccellini cantano, la primavera è dappertutto, è molto bello; io invece non so niente, dipingo soltanto». Dunque, vedere le sue sonate, tra sogni e illuminazioni, è una delle esperienze più insolite che ci potevano essere riservate.

  • redazione
  • Mercoledì 17 Novembre 2010

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