
di Annalia Venezia
«Dica la verità, qual è il motivo dell’intervista?». Lei e il suo lavoro. «Sa, di solito mi chiamano per sapere qualcosa di mio padre o per avere notizie su Francesco (Facchinetti, ndr). Oppure, se va bene, per chiedermi cosa ne penso del cashmere a quattro fili. Non è facile essere l’ennesimo figlio dei Pooh in circolazione».
Non si capisce quando è serio o scherza, se ci fa o ci è, Daniele Battaglia.
Usa l’ironia, soprattutto per dire le cose più difficili di sé. Durante l’intervista ha fatto imitazioni, cambiato voce e dispensato battute.
Ha vinto l’ultima edizione dell’Isola dei famosi, è stato scelto da Simona Ventura come inviato a Quelli che il calcio (con sviolinata in conferenza stampa del direttore di rete Massimo Liofredi e del produttore Giorgio Gori), ha un programma su Radio 105 ed è in lizza come inviato della prossima edizione dell’Isola dei famosi.
Eppure, lui si sente ancora il figlio di.
«L’ho portata in questo bar di viale Umbria perché volevo fare una chiacchierata informale. Se lo sapesse mio padre, mi direbbe sbigottito: “Ma come, Daniele, non hai prenotato una saletta?”».
Per evitare il confronto con suo padre sarebbe bastato fare altro nella vita.
Infatti all’inizio mi sono iscritto a ingegneria. Avevo scelto la strada più lontana da lui. Si figuri che non cantavo neanche al karaoke. Ma stavo finendo per scontentare me stesso.
Effettivamente con una canzone scritta da suo padre, qualche anno fa, è arrivato primo nella classifica italiana.
Non ci credevo neanche io: primo Daniele Battaglia, secondi gli U2 e terzo Vasco Rossi. La canzone era Vorrei dirti che è facile, non era brutta, ma era la classica da Sanremo. Comunque l’idea non era stata mia.
Cioè?
La canzone era per Sanremo, destinata a una cantante, Brenda, ma l’editore chiese di fare cantare me. Forse perché sperava che col mio nome ci scegliessero. Invece non ci presero al festival. La canzone uscì lo stesso e fu un successo.
Non contento, a Sanremo è tornato l’anno dopo.
Sì, e mi hanno cacciato a calci nel sedere. L’anno prima era salito sul palco Francesco Facchinetti con suo padre e, quando sono arrivato io, appena sentivano «figlio dei Pooh» sparavano a vista (ride).
Quindi basta con la musica.
Non ho detto basta. Continuo ma nessuno se ne accorge, così mi lasciano in pace.
Dopo l’«Isola» ha fatto anche serate nei locali.
Poche. In discoteca vado per suonare, non per dire: ciao, eccomi qua. Finisce che ti fai la foto con una ragazza e subito arriva il fidanzato che le dice: «Ma chi è questo?». E ti tocca pure spiegare a lui chi sei.
Quanto ha guadagnato vincendo l’«Isola dei famosi»?
Duecentomila euro in gettoni d’oro, di cui 100 dati a un’associazione per i bambini di Haiti e gli altri 100, diventati 65 mila euro, sono finiti nel conto di mia madre.
Che cosa si è comprato?
Ho cambiato la macchina perché quella precedente era vecchissima. E un braccialetto di diamantini neri da 1.000 euro.
Dopo l’«Isola dei famosi» chi l’ha delusa?
In tanti, e una persona in particolare, ma non dirò chi è. Ha messo di mezzo anche i sentimenti. Poi quando il clamore per la mia vittoria è svanito, è svanita anche lei.
Nina Senicar ha organizzato la festa per il suo compleanno ma lei non c’era.
Mi ha invitato ma ho preferito rimanere a casa. Non ho perso un evento decisivo.
C’è ancora attrito tra voi?
Non sono capace di separare quello che succede in tv e fuori. Lei con me si è comportata male.
La volpe che non arriva all’uva.
Possibile. Ma è anche vero che finita l’Isola di uva ce n’è tanta in giro.
E la sua movimentata separazione dall’agente Luca Casadei?
Con gli amici si lavora male, sopratutto quando non si è d’accordo sulle scelte.
Facchinetti non le ha consigliato il suo, Lucio Presta?
Due figli dei Pooh da Presta sarebbero stati troppi, basta uno. Ho scelto Franchino. Lo conosco da una vita, fin dai tempi in cui lavoravo a Radio Italia. Parla poco ma osserva molto. E sa dare consigli sulla tv.
Ed è anche fidato di Simona Ventura.
Se è così, vuol dire che ho fatto la scelta giusta perché mi fido di lei. Dice sempre quello che pensa, ti fa crescere e non si rapporta a te a seconda della tua curva di popolarità.
Per lavorare in tv, meglio un bravo agente o gli attributi giusti?
Meglio un bravo agente con gli attributi giusti.
È vero che potrebbe fare l’inviato dell’«Isola dei famosi»?
Contratti firmati non ci sono. Se mi chiede se accetterei, le dico che lo farei di corsa.
Meglio vincere il Festival di Sanremo o fare l’inviato sull’«Isola»?
Inviato sull’Isola, tutta la vita.
Facchinetti ha collezionato fidanzate famose. E lei?
Per una sera sì, come fidanzate vere e proprie no. Non posso stare con una donna che rimane sei ore in bagno. Non voglio primedonne a casa mia.
Lei e Facchinetti non vivete più insieme?
No, ora abbiamo bisogno dei nostri spazi. Io vivo a Milano, a casa di mio padre, tanto lui non c’è. Ma Francesco rimane il mio migliore amico. Si figuri che quando vivevamo insieme dicevano che fossimo gay. Magari, dico io (ride).
Sicuro che non c’è competizione tra voi?
Impossibile, Francesco viaggia su altri livelli. Io sono felice se guadagna 200 mila euro a programma e ha successo. Vorrà dire che se l’anno scorso siamo andati in vacanza a Cuba risparmiando, presto andremo a fare i papponi da qualche parte. Fidanzate permettendo.
- Giovedì 25 Novembre 2010









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