

di Marco Giovannini
Il vecchio e il cinema: la ragnatela di rughe che sembra scolpita con lo scalpello sul suo volto è perfetta, ma forse per essere un vero personaggio hemingwayano a Clint Eastwood manca la barba.
A maggio ha compiuto 80 anni, però non è mai stato più attivo: Hereafter, il suo nuovo film, è il sesto che dirige in appena quattro anni. E sta già studiando il prossimo, la biografia di Edgar Hoover, uno dei più potenti e controversi americani del Novecento, l’uomo, per capirsi, che inventò l’Fbi.
Hereafter, scelto come film di chiusura del Festival di Torino il 4 dicembre, affronta un tema che, nella sua pur sterminata carriera, lunga 56 anni con 57 film da attore e 31 da regista, è per lui nuovo: esiste l’aldilà?
Tre storie fra Parigi, San Francisco e Londra collegate da George Lonegan, un operaio ipersensibile che ama Charles Dickens ed è capace di entrare in contatto con i morti.
L’interprete è Matt Damon, al secondo film consecutivo con Eastwood, dopo Invictus. Che non nasconde il suo desiderio di tentare al più presto la strada della regia. Serio, posato, geloso della sua privacy, è antistar proprio come Clint: che il grande vecchio di Hollywood abbia trovato, se non proprio un erede, almeno un pupillo?
Qual è la vostra opinione sull’aldilà?
E - Eastwood Non so se esista. È solo un’ipotesi, e in tutte le cose io ho bisogno di fatti. Poco ma sicuro, però, un giorno mi toccherà di scoprirlo da me. Ma temo che non potrò riferirvelo. Mai stato troppo a mio agio nelle religioni organizzate. Mi interrogo come tutti, ma i miei film fanno domande, non danno risposte.
D - Damon Come tutti vorrei che ci fosse, perché l’idea che finiamo insieme al corpo è insopportabile. Che ne è dell’anima?
Per prepararvi, avete incontrato medium o veggenti?
E - No, nella sceneggiatura di Peter Morgan c’era tutto quello che avevo bisogno di sapere. Mai avuto la tentazione di farmi leggere la mano da uno sconosciuto.
D - Avessi avuto la garanzia di incontrare qualcuno dotato di veri poteri paranormali, l’avrei fatto. Sennò è meglio internet: c’è una casistica sterminata.
Se non è troppo personale, chi vi piacerebbe poter incontrare di nuovo?
E - Gli amici e i familiari che non ci sono più.
D - Sarebbe piacevole una chiacchierata con i miei due maestri, Sergio Leone e Don Siegel. Ma forse preferirei incontrare musicisti come Cajkovskij, Haydn, Beethoven, Charlie Parker. È l’unico mio rimpianto: avessi avuto più disciplina, forse avrei potuto vivere con la musica. Oppure oggi sarei in un night a elemosinare un dollaro per strimpellare My melancholy baby. Suonala ancora Clint…
Come è per voi lavorare insieme?
E - Mi ero trovato molto bene con Matt in Invictus. È il genere di attore che piace a me, quello che non sembra che reciti. Mi ricorda uno che i giovani di oggi neanche sanno chi sia, James Cagney. Andava subito al sodo, senza perdersi in chiacchiere e fesserie.
Però non è stato semplice: Matt aveva un altro impegno, ho dovuto cambiare i tempi di lavorazione, ed è la prima volta che lo faccio. Siccome il film è diviso in tre storie, ho girato subito le prime due e rimandato quella di Matt per ultima, quando si è liberato.
D - Infatti ci avevo messo già una croce sopra, tanto che gli ho suggerito tre possibili sostituti (Christian Bale, Josh Brolin, Casey Affleck, ndr). Per fortuna Clint è meravigliosamente flessibile. Lavorare con lui è come completare l’università: non ho mai finito Harvard ed è stata una delusione per i miei. Clint non fa il cinema, è il cinema.
A proposito, Clint ha già dato la sua benedizione al futuro regista Damon?
E - Non ne ha bisogno. Io ho vinto il mio primo Oscar a 63 anni e lui a 23, con la sceneggiatura di Will Hunting-Genio ribelle. Sarà anche un ottimo regista, è interessato a ogni aspetto della lavorazione di un film, non solo alla recitazione.
D - Dio lo ascolti, non vedo l’ora di provare. Due miei amici che sono già passati alla regia, George Clooney e Ben Affleck, hanno proprio Clint come modello. È imprevedibile, ha la curiosità di un bambino. Non vuole mai ripetersi. Sa come definiva Hereafter? «Il mio primo film alla francese…».
- Mercoledì 1 Dicembre 2010









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