

di Raffaele Panizza
Se è per questo, neppure Mengoni pareva un cognome con l’X factor. E Scanu, sinceramente, suona più da paracadutista che da crooner romantico. Loredana Errore, poi, non ne parliamo… incasinata di nome e di fatto, ma seconda classificata alla nona edizione di Amici e forte di un repertorio firmato da Biagio Antonacci.
Per Nathalie Giannitrapani, quindi, la cacofonia tra nome proprio e toponomastico non dovrebbe togliere chance al suo cammino verso le zone alte della classifica e del pop italiano.
La piccola Nathalie, roca con le note forti ma dolce con quelle deboli, ha vinto la quarta edizione di X Factor da poco più di 10 giorni e già si ritrova al primo posto nella classifica di iTunes.
Subito dopo di lei, un altro prodotto della banda Facchinetti, il cattivone Nevruz sponsorizzato da Elio. E a chiudere, rispettivamente in sesta e in nona posizione, il diciassettenne Davide Mogavero (la cacciatrice di zecchini d’oro Mara Maionchi gli ha già piantato le grinfie addosso) e Marco Mengoni, fresco vincitore del titolo di miglior artista europeo agli Mtv award di Madrid.
Il tutto in attesa che Amici di Maria De Filippi, giunto alle decima stagione, metta in circolo la sua nuova nidiata di scintillanti garzoni di bottega.
Per quel che vale (i discografici, si dice in giro, conoscono più di un trucco per pompare il ranking di Apple), sono tutti numeri che consolidano una tendenza in atto: chi sbanca un talent show non solo incassa subito il monte premi, ma si porta a casa anche il gratta e vinci di «artista per sempre».
Autori di peso fanno poco i preziosi e concedono volentieri le loro canzoni: Tiziano Ferro con Giusy Ferreri, Paolo Carta (compagno e chitarrista di Laura Pausini) con Marco Carta, il già citato Antonacci e Pacifico con Nathalie, che proprio in finale avrebbe dovuto portare un suo brano ma poi ha deciso di rispedirlo al mittente, manco fosse Mina.
E poi ci sono gli autori che diventano famosi proprio perché scrivono canzoni per i ragazzi dei talent show, come la coppia dalla penna d’oro Federica Camba e Daniele Coro, che hanno firmato alcune delle canzoni più belle di Alessandra Amoroso, Marco Carta ed Emma Marrone.
Anche se fa arrabbiare i cultori della gavetta, e storcere il naso a chi crede che i riflettori non debbano mai accendersi sulla faccia dell’apprendista, la fabbrica dei talent show ha dato una scossa al mercato discografico e abbattuto qualche muro di nonnismo.
In una congiuntura che vede gli artisti italiani vendere in media poco più di 30 mila copie a testa, chi esce da Amici o X Factor veleggia tranquillo in zona 100 mila.
Inarrivabile il botto di Giusy Ferreri, che con Gaetana ha superato le 400 mila copie vendute. Meritati i fuochi d’artificio di Alessandra Amoroso (225 mila) e pure le performance a cinque zeri di Marco Carta, Valerio Scanu, Emma Marrone e Noemi.
Da casa, oltre ai televotanti col cellulare, gli spettatori maggiormente estasiati dello spettacolo sono le tre grandi major discografiche Universal, Sony e Warner, che intingono la cannuccia in questo gigante mojito, felici di godersi i frutti della popolarità senza sprecare le energie e i soldi per creare la start-up.
A quello, ormai, pensa la tv, il grande Cantagiro immobile che ha fatto il miracolo di spingere a comprare cd persino i diciottenni, cresciuti credendo che il download piratesco sia un diritto universale dell’uomo.
E poi c’è l’assalto alla cattedra dei baroni, lo scuolazoo degli studentelli irriverenti che segano le gambe alla seggiola dei professori. Perché in Italia la musica straniera si compra poco. Il mercato discografico è diviso così: 60 per cento agli artisti nostrani, il resto a chi s’intrufola da fuori.
Il problema è che quel 60 per cento, per anni, se lo sono spartito sempre gli stessi: Vasco, Liga, Laura, Eros, Zucchero e tutti gli altri dei dell’Olimpo. Con la loro sfacciata ridondanza, i talent show sono le quote rosa della musica leggera. Sono la legge elettorale senza percentuale di sbarramento. Il 6 politico del nuovo Sessantotto discografico. Apparentemente sembrano tutti promossi. Poi, con gli anni, solo chi durerà vivrà.
- Giovedì 9 Dicembre 2010









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Commenti
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Il 9 Dicembre 2010 alle 22:47 franca1949 ha scritto:
non riesco a capire il commento relativo a Loredana Errore…..”incasinata di nome e di fatto” che vuol dire?
ritengo che
sia un’affermazione lesiva nei confronti di una ragazza che io ritengo “sublime” sia di nome che di fatto!
Questo ostracismo riservato a giovani che si cimentano in un talent lo trovo di bassa lega e assolutamente discriminatorio. Diamo una possibilita’ a questi giovani…poi chi ha talento durera’ nel tempo, su questo non ci piove..ma partire prevenuti è sempre un grandissimo ERRORE!! lOREDANA x me è un grandissimo talento…chi vivra’ vedra’. BY BY!!
Il 10 Dicembre 2010 alle 23:42 noemi888. ha scritto:
vi invito a leggere la risposta del Fanclub di Loredana a questo “curioso” articolo…
http://www.loredanaerrorefancl.....a#comments
Nel proporre quasi quotidianamente la rassegna stampa riguardante Loredana, non è nostra abitudine esprimere giudizi e commenti, se non per sottolineare qualche recensione particolarmente significativa, ma l’articolo di oggi sul sito di Panorama (un’anteprima dell’omologo cartaceo) ci ha davvero incuriosito.
Il pezzo, a firma Raffaele Panizza, propone un argomento non proprio originale, ovvero come i talent stiano da tempo influenzando il mercato discografico italiano, ma quello che ci balza all’occhio non sono tanto i luoghi comuni legati al tema, quanto la disquisizione riguardante il significato dei nomi di una serie di cantanti emergenti usciti dai programmi televisivi, perciò Mengoni, a Panizza, non sembra un cognome in grado di evocare un qualche X-factor, quello di Scanu gli pare più adatto ad un paracadutista (e qui alzi la mano chi ce lo vede Valerio in mimetica a gridare “Folgore!”) e Giannitrapani suona come una cacofonia, ma è a Loredana che riserva la miglior carezza: “Loredana Errore, poi, non ne parliamo… incasinata di nome e di fatto, ma seconda classificata alla nona edizione di Amici e forte di un repertorio firmato da Biagio Antonacci”
Adesso non è particolarmente chiaro se l’intento sia dileggiatorio, d’altra parte siamo da tempo abituati ad adolescenti brufolosi o troll di rete che intasano siti e bacheche con giochi di parole ben poco creativi sul cognome di Loredana, perciò a ben vedere questo sarebbe una quisquilia, è che proprio non si capisce da dove derivi l’accostamento: se lei è “incasinata di nome e di fatto”, non solo è incomprensibile la correlazione linguistica tra errore e incasinatura, ma pure ci sfugge da dove si evince “il fatto” del suo essere incasinata.
Qualcuno ricorderà qualcosa della teoria Lombrosiana, forse la più (giustamente) screditata del ventesimo secolo, che faceva dedurre i caratteri psicologici dall’aspetto fisico: può essere che questa ne sia una versione moderna applicata all’antroponomastica, bisognerebbe solo trovarle un nome degno, ma, vista la materia, potrebbe rivelarsi un percorso tortuoso e pure scivoloso perciò, solo per oggi e ad honorem, le assegneremo il nome di “Panizzismo”.
A parte gli scherzi, non ce ne voglia l’autore dell’articolo, da ciechi seguaci quali siamo, riteniamo che se la natura ha dotato Loredana di una voce sontuosa, l’anagrafe le ha donato un cognome che preso di per sé è già un perfetto nome d’arte che mai vorremmo diverso: un magnifico ossimoro tra un significato letterale e il suo opposto.
Il 11 Dicembre 2010 alle 2:44 Panorama Cult 10 dicembre 2010 | Miska Food Technology ha scritto:
[...] Talent Show. Un terremoto nelle classifiche con la musica nata in TV [...]
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