

di Costanza Rizzacasa
C’è un po’ d’Italia anche in La versione di Barney, l’attesissimo film con Paul Giamatti e Dustin Hoffman arrivato nelle sale dal 14 gennaio.
Italia che risponde al nome, non proprio notissimo, di Thomas Trabacchi: milanese, 44 anni, già nel cast di importanti fiction tv come Rino Gaetano e Quo vadis, baby?, e presto al cinema anche in Quando la notte di Cristina Comencini e Boris dalla sitcom in onda su Fox.
Trabacchi interpreta il pittore Leo Fasoli, l’amico (italiano nella trasposizione cinematografica del best-seller di Mordecai Richler) del corrosivo produttore ebreo canadese Barney Panofsky.
Pubblicato in Italia dalla Adelphi nel 2000, il libro è diventato uno dei casi letterari del decennio, con 350 mila copie vendute per 30 edizioni. Il film, Leoncino d’oro al Festival di Venezia, ha avuto il plauso della critica.
Racconta l’attore:
«Dopo il primo provino eravamo rimasti in due. Io stavo girando un altro film a Trieste e avevo fissato la seconda audizione, a Roma, per l’unico giorno libero. Ma il concerto di Santana travolse la lavorazione e non potei più partire. Ci tenevo tanto che mi offrii di raggiungerli in Canada a mie spese. Non ce ne fu bisogno: un’ora dopo ebbi la parte».
Del set Trabacchi ricorda le tante chiacchierate con Dustin Hoffman su Pietro Germi, che aveva diretto l’attore in Alfredo, Alfredo.
«Iniziava ogni racconto dicendo che Germi era completamente pazzo. In senso buono».
Passioni eterogenee che spaziano dall’Inter alla cipolla, Trabacchi non legge Il Foglio e aveva saputo solo in seguito della maniacale campagna del quotidiano (articoli e interviste giornalieri, più l’abrasiva rubrica di Andrea Marcenaro, Andrea’s version) che aveva contribuito al successo del libro. Ma ammette che
«Giuliano Ferrara ebbe una grandissima intuizione nel celebrare questo monumento contro il politically correct e la retorica, il pensiero fatto e la seriosità».
E sottolinea la cantonata presa da certi intellettuali di sinistra, tra cui anche Gad Lerner e La Repubblica, che all’epoca snobbarono Barney perché celebrato da un giornale di destra.
«I numeri lo provano. E il personaggio di Barney, un uomo di pancia che si butta nella vita, è una boccata d’ossigeno. Persone che abbiano il coraggio di andare dritte al sodo, per quanto sgradevole possa risultare, oggi sono sempre più rare. Un velo d’ipocrisia rende impossibile il dialogo. Ma se il prezzo per comunicare a livello più profondo è rischiare di essere spiacevoli e antipatici, vale la pena pagarlo».
Per Trabacchi, tutta la classe dirigente del Partito democratico,
«da Bersani a D’Alema e Veltroni, impegnati da 20 anni in una suicida campagna contro (Berlusconi, ndr) e sempre più ciechi verso la propria perdita di credibilità e i problemi del Paese»,
dovrebbe essere più politicamente scorretta alla maniera di Barney.
«Per fortuna dei Barney in Italia ci sono, in politica e fuori: da Nichi Vendola a Morgan, passando per Adriano Sofri, Altan e il giornalista Gian Antonio Stella. E un grande Barney era Pier Paolo Pasolini».
- Giovedì 20 Gennaio 2011









I calendari 2012
Tutto su Belen Rodriguez
Tutto su Lady Gaga








Talent show: le 10 star internazionali più amate su Facebook
Musica, le gallery più cliccate: Jennifer Lopez e Noemi in testa, e ci sono sorprese


Le ragazze di Periscopio
Le foto più belle, settimana dopo settimana
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.