
Il discorso del re (Eagle Pictures)
Ineccepibile. Nelle chiacchiere di redazione questo è l’aggettivo uscito dalle labbra di una collega per definire Il discorso del re, il film firmato Tom Hoober dal 28 gennaio in sala. Ed effettivamente è la qualificazione che gli che calza a pennello: “non può essere in alcun modo criticato”, come dice il Garzanti.
E se due anni fa, nel sentire delle tredici candidature all’Oscar concesse a Il curioso caso di Benjamin Button storsi la bocca, ora nel sapere che la coproduzione britannica-australiana ha ricevuto ben dodici candidature dall’Academy non posso che approvare.
Nato da una sceneggiatura di David Seidler, Il discorso del re è storia ed emozioni ben fuse insieme, alte cariche e supreme istituzioni che nascondono le stesse fragilità umane di chi non ha sangue blu. Colin Firth, Helena Bonham Carter, Geoffrey Rush, sono nomi che mi vien da snocciolare tutti d’un fiato nell’entusiasmo per le loro interpretazioni, come fuoriclasse di una formazione vincente. E consiglio a chi voglia vedere tutte le esitazioni della voce e dell’espressività di Firth, già premiato come migliore attore con un Golden Globe, di guardare la versione in lingua originale del film.
- Il discorso del re
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La coda della storia narrata si accavalla con l’origine della nostra attualità. Anni ‘40, Albert Frederick Arthur George Windsor, per i famigliari Bertie, è il secondogenito del Re del Regno Unito, Giorgio V (interpretato da Michael Gambon). Pur essendo il figlio minore, lui più del dandy David (Guy Pearce) è adatto al trono per senso di responsabilità e formazione. Da tutta la vita, però, soffre di una forma debilitante di balbuzie. Dopo la scandalosa abdicazione del fratello, Re Edoardo VIII, tocca a lui essere incoronato Re Giorgio VI d’Inghilterra. Sono quelli però i tempi in cui la radio diventa mezzo indispensabile di comunicazione, cosa che Hitler sa bene. Si ritrova così a dover affrontare in radio il discorso più importante, rivolto al popolo tutto, ispirandolo e unendolo in battaglia nell’entrata in guerra contro la Germania nazista. Per cercare di superare la balbuzie che mina la sua sicurezza si rivolge a un “dottore” un po’ particolare, Lionel Logue (Rush).
In questo percorso terribile, tra la negazione del suo valore di sovrano e la discendenza reale nel sangue che lo monta di orgoglio, tra paure da bambino e doveri da re, ha accanto come moglie amorevole e intelligente Elisabetta (Bonham Carter). Ogni silenzio e ogni sguardo di lei sono risonanti e di un significato profondo.
Poco lontano dai giorni nostri, i genitori dell’attuale sovrana Elisabetta II sono disegnati con rigore storico e con sentimento. Regali, e così umani.
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- Venerdì 28 Gennaio 2011










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