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Festa Gdf, Monti fischiato a Bergamo Video Il premier attacca leghisti ed evasori fiscali - Spesso le parole del premier sono state coperte dai fischi dei presenti  - Monti era a Bergamo per il giuramento della Guardia di Finanza. Poco dopo il suo arrivo l'area è stata sorvolata da un Piper a cui era stato legato uno striscione dei leghisti con la scritta "Basta Monti, basta tasse-Lega Nord".  Monti ha quindi attaccato il Carroccio e ha affermato che le imprese del Nord sono penalizzate dall'evasione dilagante in tutto il Paese. Intanto il comico dal suo blog dice che il cambiamento non si può arrestare e parla di "ottime probabilità del ritorno di una stagione stragista".

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Street art, Cristian Sonda: quattro chiacchiere sull’arte tra bugie, surrealismo e serietà

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  • Tags: arte, Cristian Sonda, interviste, personaggi, street art, Street Art Factory
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Il Fabbricante di Sogni

Il Fabbricante di Sogni

Street art FactoryPiccola introduzione d’obbligo, per questo personaggio: Cristian Sonda, street artist italiano di talento, quotato e presente praticamente in ogni mostra collettiva allestita negli ultimi tre anni.

L’ultima, solo per una questione di ordine cronologico, è stata la tappa milanese dell’ “Urban Live Painting” dove ha esposto tre lavori.

Ci abbiamo fatto due chiacchiere, parlando del suo lavoro e non solo: un’esperienza fatta di uscite surreali, molta fantasia e parecchi spunti interessanti. Ecco il risultato.

L’ ammiraglio
L’ arcangelo Michele
Buccinasco Bang
Crisi
Fornace

Il Fabbricante di Sogni
La rapina
La Vergine delle Frasche
Sir Arcimbold
Super Hero


Come è iniziato tutto?

Semplice! Avevo pressoché quindici anni, nel pieno del mio sviluppo adolescenziale, in piena nottata mi svegliò un personaggio dalla sagoma eterea eppure chiaramente visibile, si presentò come Giuseppe Arcimboldo.
La sua immagine grottesca mi apparve come in sogno, ma sogno non era; le sue forme mi apparivano come nelle sue opere, un corpo creato da ortaggi OGM multi colori, qua il fuxia là il cremisi, in una moltitudine di colori e pan-dan mozzafiato.

In principio ammetto, pensavo fosse un qualche effetto dovuto alla più caparbia delle “fami chimiche” tipiche di quell’età, ma poi cominciò a parlare; mi rivelò, come d’altronde ogni visione mistica che si rispetti, ben cinque segreti, alcuni personali, altri da condividere con l’umanità tutta, unicamente rappresentabili in forma pittorica. Uno posso solo rivelarlo perché già avvenuto.

[Leggere con tono maestoso in stile "10 comandamenti sul monte Sinai"] Diffondere con ogni mezzo la firma “Sonda”.

Perchè “Sonda”? E che ne so, non piace neppure a me ! Ma cosi fu…

Leggendo la bio dal tuo sito, c’è un passaggio secondo me fondamentale che racchiude tutto il tuo stile: “umanoidi a naso lungo che ispirano l’antica concezione antropocentrica dell’uomo nel mondo, quindi nella falsità dell’essere”. In casi normali avresti già abbastanza materiale da cui attingere, in questo periodo particolare, non ti senti con in mano un surplus praticamente infinito di spunti?

Ah, quel pezzo: bello, vero ? Non ho ancora capito bene cosa significhi, ma faceva “figo”, una di quelle frasi che devi rileggere un po’ di volte e chiedere l’aiuto di internet per trovarne la soluzione. Si scherza, chiaramente.

Ogni uomo nasconde diversi volti della propria personalità che muta a seconda dell’esigenza; succede a tutti perché è una delle peculiarità della nostra esistenza di umani.

Siamo tutti un po’ ipocriti, bugiardi, voltafaccia all’esigenza e anche se ci scoccia molto ammetterlo. Siamo così, è la nostra natura.

Uno degli scopi delle mie figurazioni è quello di ironizzare sull’uomo, sulle situazioni quotidiane che lo ritraggono, schernirlo nelle sue debolezze,  perché scherzare con lui,  equivale a scherzare con me stesso e con le mie considerazioni sul tessuto sociale. In conclusione gli spunti sono infiniti, finché vivo. Mettiamola cosi.

La Rapina

La Rapina (Cristian Sonda)

Cosa ti ha spinto ad iniziare a dipingere e continua a mantenere viva questa necessità? Insomma, chi te lo fa fare?

Giuseppe Arcimboldo! Ma anche una continua necessità di esprimere me stesso, i miei pensieri, i miei dubbi, il mio quotidiano. Le mie opere cambiano continuamente, nei colori e nel concetto: non c’è standard, non c’è format, i dipinti si modificano, sbagliando, maturando.

Meglio dipingere in strada o “indoor”? E quanto è stimolante, nel processo creativo, il fattore “illegalità”?

Ormai nulla. Il fattore illegalità e solo una questione di adrenalina nel fare un disegno in un posto precluso. A oggi il mio lavoro ha unicamente necessità comunicative, quindi ho l’obbligo di pensare un’idea e di concretizzarla al meglio.

Il fattore tempo è determinante; devo disegnare con calma e raziocinio. Se ho bisogno di uno spazio pubblico per realizzarlo, in qualche maniera trovo la soluzione e lo realizzo in strada, ma con calma.

Forse urge specificare, per non essere frainteso, non è in alcuna maniera un modo per rinnegare il mio passato di artista pubblico intransigente, che dove voleva, disegnava. Si cambia nella vita e cambiano le priorità e le modalità espressive. Chi si ferma è perduto.

Ultimamente in Italia sembrerebbe che la street art sia stata “accettata” da molte gallerie che fino a qualche anno fa l’avrebbero evitata. Questo cambiamento secondo te è frutto di semplici logiche di mercato o qualcosa di importante è effettivamente accaduto?

Entrambe le cose.

Molti sostengono che, pur avendo i mezzi e i talenti necessari per condurre il gioco, come paese arriviamo sempre con un ritardo di circa 5 anni rispetto al resto del mondo. Sei d’accordo con questa affermazione?

No. Cioè, non nel caso dell’arte di strada; in Italia, precisamente a Milano, il fenomeno street art, come movimento espressivo differente dal graffito writing, è stato all’avanguardia, sia qualitativamente che numericamente.  Su alcuni siti specifici, dal 2004 -2007 , chiamavano Milano “la Mecca della street art”.

Dopo la mostra “Street art Sweet art“ (collettiva di artisti realizzata al PAC nel 2007) le cose cambiarono, perché politicamente a Milano si decise di mutare atteggiamento sul fenomeno in maniera concreta, vuoi anche la candidatura ad Expo 2015.

Se vogliamo estendere il discorso, vivere in Italia, a Milano in particolare, è in una certa maniera penalizzante, perché dove altri artisti nel resto del mondo hanno possibilità di esprimersi in commissione e lavori di arte pubblica, da noi, tranne rari casi, non si vede l’ombra di progettualità di questo tipo.

La Vergine delle Frasche

La Vergine delle Frasche (Cristian Sonda)

Shepard Obey Fairey (per citare l’artista famoso forse più politicizzato), attraverso i suoi stencil, è diventato a tutti gli effetti una voce importante che gli Stati Uniti non possono più ignorare.
 La street art può davvero essere un mezzo potenzialmente scomodo al potere?

Può essere un mezzo comunicativo di grande potenziale, dove le masse si muovono coralmente in pensiero-azione, in ogni caso si fa della politica. Quindi, prevalentemente sì.

Però l’artista deve fare l’artista, il suo linguaggio espressivo deve rimanere la pittura, la scultura, la musica e via dicendo. Quando all’arte si sostituiscono i comizi, si valica quell’ invisibile confine, l’artista si trasfigura in politico, di conseguenza il suo operato va valutato secondo strumenti differenti, perché gli intenti sono differenti.

Sei convinto che l’ironia possa davvero salvarci? O è solo un modo efficace per sopportare ciò che non possiamo cambiare.

Salvarci? Da che? Dal 2012? Chiedetelo a Roberto Giacobbo! Però in tal senso sto preparando uno “special” che uscirà a fine anno. No, seriamente, non saprei  rispondere. L’ironia, il sarcasmo è uno dei modo di esprimermi. Io sono così, anzi più ironico nella vita che nei quadri; però saper ironizzare, vuol dire anche averci riflettuto in maniera concreta in qualche modo.

A casa hai tue tele appese?

A volte capita, ma divido la casa e la vita con un’ altra artista, Eugenia e si lotta per i muri migliori! Vince lei. Ad oggi però ho un unico quadro appeso in sala, a cui tengo particolamente; gli altri vanno e vengono.

Ti succede mai di dover dipingere mosso solo da un impegno preso o da una scadenza imminente, mettendo da parte per un attimo il “fuoco sacro dell’arte”?

Si, spesso. Però, ho anche dei bozzetti sparsi in studio, appunti scritti alla rinfusa sui post-it, appesi qua e là sui muri. Sono progetti per disegni da realizzare.

Ho sempre una scorta di buone idee. Quindi si disegna per una scadenza, ma si prova a disegnare per; chiamiamola “ispirazione retroattiva“.

Ogni opera ha davvero una sua descrizione o molte sono guidate da un semplice flusso creativo?

Ogni mio disegno ha un significato. Spesso è impercettibile, magari sono rappresentazioni semplici, altre volte c’è una motivazione personale o solo delle sensazioni: un bimbo che gioca al parchetto sotto casa mia, una bella canzone in radio.

Così a volte mi sento particolarmente bene e positivo e disegno con molti colori; disegno più delle sensazioni, racchiuse in raffigurazioni che avvicinano lo spettatore allo stato d’animo provato.

Non so se sono stato chiaro. Faccio un disegnetto per spiegare?
Il giorno successivo, invece, leggo on line qualche notizia, mi dedico a un pensiero più profondo, cercando di non rappresentarlo con brutalità, nè con troppa seriosità; un pensiero che venga trasmesso con intelligenza alla gente.

Il discorso è più semplice di quanto si creda: Cristian Sonda non ha uno stereotipo pittorico, un modus operandi da seguire ad ogni costo, non ho un vestito da dover indossare per non deludere le aspettative dei fans.

I critici d’arte sono…

La maggior parte dei casi dei parassiti degli artisti. Ci sono eccezioni sbalorditive.

Se non fossi Cristian Sonda, saresti?

Cristian A., impiegato con mansioni informatiche.

Quale sarà la tua “next big thing” in programma?

Parteciperò a tre collettive nei prossimi giorni e ho ricevuto un bell’invito a Roma al “Palazzo delle Esposizioni” in estate.

Grazie.

Prego.

  • Riccardo Fano
  • Martedì 1 Marzo 2011

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