

di Marco Capua
«Bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina per cucire e di un ombrello».
È il celebre passo del conte di Lautréamont che diede la stura a fior di surrealisti. Mettiamo però che la macchina per cucire non abbia incontrato l’ombrello ma un quadro impressionista. Il risultato? La bellezza? Una delle più strepitose collezioni d’arte moderna del mondo.
L’americano Robert Sterling Clark era uno degli eredi del patrimonio delle macchine per cucire Singer. Con il suo gran mucchio di dollari, e in sintonia perfetta con la moglie Francine Clary, comincia ad acquistare importanti opere d’arte nel 1910, e va avanti così per decenni.
Nel 1955 nasce lo Sterling and Francine Clark Art institute a Williamstown, un edificio immacolato in stile neoclassico immerso tra le verdi colline del Berkshire, regione occidentale del Massachusetts. Oggi funziona anche come ottimo centro di ricerca e di studio.
Vanta 8 mila pezzi, dei quali 500 sono quadri, quasi tutti eccelsi. Scelti fra questi, ne arrivano 73 a Palazzo Reale di Milano per una mostra smagliante, Impressionisti. Capolavori della collezione Clark. Coprodotta dall’Arthemisia group e curata da Richard Rand (catalogo Skira-Rizzoli), l’esposizione è alla prima tappa di un tour planetario che toccherà il Musée des Impressionismes di Giverny (13 luglio - 31 ottobre) e poi Barcellona, Forth Worth, Londra, Montreal, per farsi infine un giretto anche in Cina e Giappone.
Ecco allora in questa mostra apparire in filigrana uno dei capitoli della storia d’amore tra Impressionismo e collezionismo americano.
Il primo celebrò l’attimo, l’istante, il secondo ne fece una passione e una fede stabili, durature. Gli americani si sono ritrovati a meraviglia nell’habitat impressionista, erano loro congeniali la luce, l’aria aperta e mossa, una natura in continua trasformazione e, soprattutto, la sensazione che in quell’universo di bagliori effimeri il passato non contasse.
D’altra parte, in ciò risultavano imbattibili: per loro il passato nemmeno esisteva. Era troppo «silenzioso», come a nome di tutti dichiarava lo scrittore Henry James.
I dipinti impressionisti, così come le prime avanguardie del ’900, li esentavano dall’avvertire questo come un handicap.
Memorabili collezioni (Mellon, Barnes, Stein, Phillips, Clark), grandi e piccoli musei degli Stati Uniti contengono i due terzi delle opere impressioniste esistenti. Infanzia del mondo, stati di grazia, slanci, afferrati con occhi non contaminati.
Chi poté, chi ne aveva la facoltà economica, ma anche l’istinto e l’apertura mentale, si circondò di una specie di paradiso. È il sensualissimo, domestico eden esaltato dai Renoir, usciti per la prima volta dai confini della Clark, che abbiamo visto al Prado di Madrid qualche settimana fa nella mostra Pasión por Renoir, e che in gran parte adesso arrivano a Milano.
Stanno accanto a capolavori di Camille Corot, Claude Monet, Berthe Morisot, Edgar Degas, Edouard Manet, Camille Pissarro, Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Gauguin.
E compongono una strana, rarissima fenomenologia: quella dell’uomo felice.
- Giovedì 3 Marzo 2011









I calendari 2012
Tutto su Belen Rodriguez
Tutto su Lady Gaga








Talent show: le 10 star internazionali più amate su Facebook
Musica, le gallery più cliccate: Jennifer Lopez e Noemi in testa, e ci sono sorprese


Le ragazze di Periscopio
Le foto più belle, settimana dopo settimana
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.