

«Quando senti le tue parole risuonare in uno stadio, è come avere un orgasmo. Mentre mi scendevano le lacrime, guardavo Laura Pausini tenere in pugno San Siro cantando quello che avevo scritto per lei: è stato un istante di ego smisurato».
Parola di Niccolò Agliardi, paroliere e cantautore, seduto per Panorama allo stesso tavolo di Pacifico, il collega che trasforma in strofe e ritornelli le emozioni e i pensieri di Gianna Nannini. Che spiega:
«Scrivere con lei e per lei significa aprire le porte al caos creativo: riunioni a getto continuo, tavoli disseminati di appunti, telefonate, sms a grappoli, discussioni infinite…».
Si capiscono al volo questi due giocolieri della parola che diventa canzone. Consapevoli di maneggiare la stessa eterea materia e di fare un lavoro impalpabile, ma delicato: «La sfida più difficile» spiega Pacifico «è coniugare fruibilità e profondità». Fuor di metafora, Agliardi spiega:
«Per Invece no Laura voleva un testo che desse voce all’addio di una nonna. Mica facile: il rischio di diventare patetici era altissimo. Così le ho fatto una controproposta poetica: fotografare il momento esatto in cui non c’è più tempo per dirsi nemmeno ciao (“Come vorrei poter parlare ancora, ancora. E invece no! Non ho più tempo per spiegare”). Ha funzionato».
Sintonizzarsi con l’anima e il cuore di chi quel testo lo interpreta poi davanti a un microfono: è questo l’obiettivo del paroliere efficace. Interviene Pacifico:
«Ci sono equilibri labili in questo mestiere. Nannini, per esempio, non vuole saperne di usare in un suo pezzo il termine straniero. Per lei è spregiativo, acuisce le distanze. Sempre per Gianna, ho pensato le parole di Ogni tanto, ma senza sapere che fosse incinta. Ho scritto di una creatura che stava per venire al mondo ignorando che fosse la sua. Samuele Bersani, invece, non ce la fa proprio a cantare la parola malattia».
Al gioco del questo sì, quello no non si sottrae nemmeno la Pausini, che proprio in queste settimane sta lavorando al nuovo cd in uscita a fine anno. Ricorda Agliardi:
«Mi ha chiesto di non utilizzare “guai”, “entusiasmo” e “mare”. Il motivo principale è che, a 36 anni, Laura sta incidendo un album molto coraggioso, con parole, metafore e sinestesie che non avrebbe mai utilizzato prima. Per questo mi ha detto: “Devi scrivere come se questi testi fossero per un tuo disco, non per il mio”».
Ma il vero nemico che dà sempre del filo da torcere a tutti i parolieri italiani è il temutissimo «fake English», ovvero quell’inglese maccheronico e approssimativo con cui i cantanti accompagnano le melodie appena create.
«Le cantano e le ricantano così per decine di volte. Fino a convincersi che quella è l’unica soluzione metrica possibile. Così, poi, quando arrivi tu, con il tuo testo vero, in italiano corretto, c’è sempre qualcosa che non gli piace»
Sospira Pacifico, spiegandosi.
«Le parole sono determinanti per la vita di una canzone. Quelle sbagliate possono rovinare un pezzo potenzialmente perfetto. E non è solo una questione di spessore dei concetti: l’inesplicabile “guerriero di carta igienica” cantato da Umberto Tozzi in Ti amo non è accostabile alla poesia di Luigi Tenco, ma è efficace e, a modo suo, è diventato un classico senza tempo».
Detto questo, come si pongono Agliardi e Pacifico rispetto alla poetica di mostri sacri come Vasco Rossi e Ligabue? Sul primo interviene Agliardi:
«Vasco ha fatto regali enormi ma anche danni enormi a quelli che scrivono canzoni. Perché ha sdoganato i vari beh, e già, dai… Il problema è che quando li canta lui rimane credibile. Non altrettanto si può dire per quelli che lo scimmiottano».
Sul secondo, invece, si inserisce Pacifico:
«Ligabue è abile nel rendere interessante una rassicurante quotidianità, sa come si usa un linguaggio semplice nel rock».
Parolieri ma anche cantautori, i due hanno iniziato dall’altra parte della barricata, incidendo album solisti.
«I miei primi due me li sono fatti produrre da Riccardo Vitanza che da sempre si occupa anche della mia comunicazione con i media»
Così si racconta Pacifico, al lavoro sulle canzoni del suo prossimo cd. Quello che invece ha appena terminato Agliardi:
«Non vale tutto uscirà il 21 marzo. Tra i brani ce n’è uno che interpreto con Elisa che si chiama Più musica e meno testo. In realtà, sono quattro minuti di parole a raffica: mi sono preso in giro da solo».
Fare dischi propri rende, ma, se parliamo di business, scrivere testi per artisti affermati vale molto di più:
«Non esiste il paragone. Ma non è l’unico vantaggio: la bellezza di questo lavoro è che si può fare in qualsiasi parte del mondo. Non devo andare in un ufficio: questa è libertà»
Lo spiega Agliardi. Che aggiunge:
«Bisogna tenere presente che nella penna di un autore c’è un numero finito di canzoni. Per fortuna, i diritti d’autore durano finché sei in vita e anche 70 anni dopo la morte».
«Quindi, è ufficiale: siamo dei buoni partiti», conclude Pacifico.
- Mercoledì 16 Marzo 2011









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