
Alessandro Jacomini a lavoro
Uscito nelle sale italiane a novembre 2010, Rapunzel - L’intreccio della torre è il cinquantesimo classico della Disney e il secondo in fatto di incassi mondiali (superato solo da Il re leone). Ispirato alla Raperonzolo dei fratelli Grimm, divertente e riuscito anche nel 3D, dal sapore della migliore tradizione Disney ma al contempo originale, in occasione dell’uscita del film d’animazione in Dvd e Blu-ray (il 16 marzo) abbiamo intervistato Alessandro Jacomini, lighting supervisor di Rapunzel e unico italiano che ha lavorato alla sua realizzazione.
Nato a Cesena ma milanese d’adozione, ora residente a Sherman Oaks, Los Angeles, Jacomini ci racconta di sé e di qualche segreto della Disney…
Alessandro Jacomini, da quanto è negli States e da quanto in Disney?
“Sono in America dal ‘94. Mi sono laureato nell’89 in Informatica e ho fatto la tesi su una società americana, che poi mi ha assunto per la computer grafica. Data la passione enorme per il cinema, mi sono quindi occupato di Visual Effects per Rhythm & Hues, per cui ho lavorato a Babe, maialino coraggioso e altri film d’animazione fino al ‘98. Dal ‘98 sono passato in Disney e ho realizzato Dinosauri. Al 2002 risale Chicken Little - Amici per le penne, al 2005 Bolt - Un eroe a quattro zampe, fino a Rapunzel. Amo fare film d’animazione perché c’è un grande contributo artistico, una forte collaborazione con il regista, con l’art director…”.
In che consiste il suo lavoro?
“Sono una specie di direttore della fotografia, senza i compiti legati al posizionare la camera. Ho altri compiti legati all’aspetto del look, per una resa realistica, e poi all’aspetto delle luci, in funzione del mood della scena, dell’ora del giorno, di quale lato emotivo i registi vogliono esaltare. Ad esempio, il finale di Rapunzel è drammatico e sono state pertanto usate luci scure, dall’alto, con un forte contrasto”.
Rapunzel è comunque un film allegro e luminoso: ho letto che John Lasseter, il chief creative officer dei Walt Disney and Pixar Animation Studios, voleva che l’atmosfera ricordasse la Provenza o la Toscana.
“Sì, Lasseter diceva che l’interno della torre doveva ricordare un bed & breakfast della Provenza. Fu un bello spunto perché uno riesce già a immaginarselo e può ricrearlo. Avevo la scrivania piena di libri sulla Toscana e sulla Provenza. Poi ci volevano anche grandi riferimenti ai classici, da Cenerentola a Biancaneve ma non solo cartoon, e così la ricerca filmografica è stata estesa. Si fa molto uso anche di film acting, non solo d’animazione”.
- Alessandro Jacomini a lavoro
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
- Rapunzel - L’intreccio della torre
La sequenza delle lanterne che si sollevano in cielo nella notte è stata difficile da creare?
“Tutte le sequenze sono difficili. Nel caso specifico ci sono stati molti punti di domanda. Dal punto di vista tecnico ogni singola lanterna doveva essere nel punto in cui volevano i registi Byron Howard e Nathan Greno, e quindi c’è stato molto studio. Inoltre è una scena molto d’impatto ma è anche un momento intimo. Si voleva stupire ma non disturbare i due caratteri (Flynn e Rapunzel, ndr). Quindi occorreva una scena che non distraesse troppo ma che fosse bella da vedere. I due registi preferiscono lo storytelling, la storia, e il resto è di supporto alla storia”.
Qual è stata la sfida più grande affrontata in Rapunzel?
“Sono state diverse. Una è di carattere tecnologico: il carattere di Rapunzel ha 30 metri di capelli e i capelli sono sempre ostici da realizzare in computer grafica. Glen Keane disegnava tutte le pieghe che poi dovevano essere replicate al computer: doveva essere realistico ma al tempo stesso soddisfare i criteri della Disney. L’altra sfida è stata cimentarsi in una storia con cui si possono fare confronti con i grandi classici Disney. Si è cercato di emulare, però con una storia aggiornata, rispettando i personaggi, com’è tipico dei film Disney. Nei personaggi c’è poco cinismo e grandissimo amore”.
Essere imbrigliati in questo confronto con i classici può essere un limite della Disney?
“Non credo. Credo che sia motivo di spunto. All’interno della Disney c’è talento in ogni angolo. Non vedo autocensura. In più Lasseter è una persona molto coraggiosa, che accompagna la Disney verso l’ammodernamento ma senza essere modernisti”.
Qual è il suo personaggio preferito in Rapunzel?
“Madre Gothel: mi piacciono i cattivi”.
Mette un po’ d’Italia in quella che fa?
“Spero di sì, innanzitutto nel mio modo di essere. Nell’accento di sente ancora…” sorride Jacomini. “Spero di mettere un po’ d’Italia anche nella mia sensibilità. Mi sono trasferito tardi, a trent’anni”.
Di suo cosa c’è in Rapunzel?
“In Rapunzel mi sono occupato soprattutto di alcune sequenze, quelle attorno al fuoco, quando Madre Gothel canta in mezzo alla foresta, nella torre sul finale quando Flynn viene ucciso…”.
Cosa pensa del 3D?
“È un altro tool nella cassetta dei lavori dell’artista. Non ci sono limiti nella creatività e non mi stupirei che si andasse anche oltre il 3D”.
Ma a volte il 3D sembra superfluo se non fastidioso…
“Per essere fatto a regola bisogna pensarlo fin dall’inizio della realizzazione del film, come è stato fatto in Rapunzel. Sin dal pensare la sequenza si deve immaginarla in 3D e poi man mano raffinarlo”.
Quanto è divertente lavorare in Disney?
“È bello. Ormai ci lavoro da 12 anni. Se uno ama l’aspetto artistico questo è un posto incredibile. Ci sono molte occasioni per imparare, spesso ci sono corsi di aggiornamento, conferenze e anche una collaborazione spalla a spalla davvero stimolante”.
- Mercoledì 30 Marzo 2011










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