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Bella e intelligente lo era anche prima di essere regina. La grazia non si compra, né si impara: lei ce l’aveva e l’ha investita. Con quegli zigomi, sguardi e sorrisi Rania, figlia di Faisal Sedki al-Yassin, agiato pediatra palestinese, rifugiato prima in Kuwait e poi in Giordania, ha conquistato un principe che con lei, quasi a sorpresa, è diventato poi re. E poi ha più o meno sedotto il resto del mondo, incarnando, forse più di suo marito, il volto moderno di una cultura a volte lontana.
Certo, lui, il giovane Abdallah, conosciuto ad Amman quando lei era solo una giovane borghese addetta al marketing della Apple (con uno stipendio di 45 mila dollari l’anno circa), ci ha messo un regno, un paio di palazzi reali, fondi sovrani, vizi come la nuova Porsche fiammante, la reggia sul Mar Rosso e tante Chanel e brillanti. Ma di lei, la regina, non si può certo dire che non si sia impegnata nella realizzazione di una vita che fa pensare alle fiabe. Nata quarant’anni fa in Kuwait, educata alla New English school e poi all’Università americana del Cairo, si è ritrovata in Giordania, in seguito all’invasione del suo paese da parte di Saddam Hussein. Già impiegata presso la Citibank, dove i maligni dicono ambisse a una promozione mai giunta, la bella ventiduenne, divenuta nel frattempo dipendente di Steve Jobs, conobbe il futuro marito nel gennaio del 1993, durante una cena organizzata dal cognato di lui: «Fu amore a prima vista» ha confessato Rania a Oprah Winfrey. Nel giro di due mesi, infatti, si sono fidanzati e il 10 giugno del 1993 erano marito e moglie.
È da lì che iniziano la fiaba e il mito di Rania, regina e icona di Giordania: la nonna del principe, la regina Zein al-Sharaf Talal, la benedice come «il diamante che avrebbe fatto brillare la famiglia», il suocero, re Hussein, sul letto di morte, all’inizio del ‘99, a sorpresa decide di cambiare la linea dinastica e fare del suo primogenito, e non del fratello Hassan, l’erede al trono del Regno hascemita del Giordano. Abdallah era più filooccidentale e in più aveva sposato una donna che parla l’arabo meglio di lui, per giunta palestinese. Non un dettaglio visto che questa comunità rappresenta ormai il 60 per cento dei 6 milioni di giordani.
Quando Rania si è innamorata di Abdallah, non poteva sapere che sarebbe diventata la sovrana più giovane del mondo. Poco prima di quell’incontro immaginava di «vivere la vita di una qualunque donna araba moderna: sposare l’uomo giusto, farsi una famiglia e intraprendere una carriera, magari in un’organizzazione umanitaria».
Per certi versi l’obiettivo l’ha centrato: ai vertici di 15 organizzazioni benefiche (dal Fondo delle Nazioni Unite per i bambini al 2015: Women and Expo, legato all’esposizione di Milano), fondatrice della Jordan River foundation, a sostegno dei bambini e delle donne del suo paese, Rania ha in effetti un marito e quattro figli: Hussein (16 anni), Imam (14), Salma (10) e Hashem (6). Dice di dedicare due ore al giorno ai compiti dei bambini, anche se per le maternità degli ultimi due figli è riuscita a ricavarsi solo due mesi.
«Viaggio troppo» ha ammesso più di una volta, sottolineando i suoi sensi di colpa. Gli appuntamenti sono tutti documentati: Rania registra ogni sua mossa sul suo sito (www.queenrania.jo), su Twitter e su Facebook. Fare la regina è un lavoro. Duro. Lo ripete sempre: «Queen is not who I am, it’s what I do». Il problema, adesso, è che Rania forse ha fatto troppo. Ai beduini tradizionalisti, la parte del paese cui spettano tutti i ruoli di potere, non piacciono né l’attivismo né il consumismo della sovrana, troppo moderna e occidentale per i gusti degli arabi. La «handbag queen» (regina borsetta), come la chiamano i suoi detrattori, spende troppo: troppo lussuosa la festa organizzata nel deserto di Wadi Rum per i suoi 40 anni lo scorso agosto. Rania deve stare attenta: è solo di febbraio la durissima lettera di critiche a lei, firmata dai 36 capi delle tribù beduine. La più pesante accusa suo fratello di essersi impossessato di terreni dello stato.
Il vento di democrazia ora spira anche in Giordania. La regina è già un bersaglio e lo ha capito: online ha cominciato a scrivere in arabo, le sue foto patinate sono sempre meno. Per le strade di Amman, sui cartelloni, da un po’ si vede solo la faccia del marito. Rania adesso deve lottare perché la sua fiaba non finisca.
- Domenica 24 Aprile 2011









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